Borsa lettori – titoli di gennaio, febbraio e marzo 2020

L’abbiamo capito: la data di inizio dell’epidemia di corona virus determinerà un “prima” e un “dopo”. In tutto. Nella vita, nel lavoro, nella vita privata, nello sport, nel lavoro a maglia, nel torneo di burraco. Man mano che rileggevo i titoli dei libri da recensire – appuntati con insolita solerzia in un file apposito – per questa futile rubrichetta, mai avrei pensato che anche le mie letture si sarebbero modificate in seguito al diffondersi dell’epidemia.

Libri a.C.V. (avanti Corona Virus)

Parto da una vecchia conoscenza, Isabel Allende e il suo Lungo petalo di mare (Feltrinelli, traduzione di Elena Liverani). Ci avevo litigato, con Isabelita, perché le ultime due cose che avevo letto mi avevano convinto poco o per nulla. Ma per una che ha scritto millemila libri – quasi tutti strepitosi – un passo falso ci può stare, anche due. Con questo però la scrittrice cilena recupera lo smalto e la brillantezza dei primi romanzi. Una storia corale, ampia, delicata e coinvolgente, narrata con la leggerezza e il tocco magico tipici suoi.

Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi ha un titolo che da solo vale l’acquisto e conseguente lettura. Con gli occhi del dodicenne Fabio conosciamo la provincia, la famiglia “allargata” quando questo termine non era ancora stato inventato, l’inadeguatezza del crescere e la potenza degli affetti. Una lettura che diverte e commuove, che ti fa spuntare la lacrimuccia quando non te l’aspetti e ti fa scompisciare dal ridere. Consigliatissimo.

Scrivere una biografia su una persona di cui non si sa quasi niente è difficile, tuttavia Francesca Diotallevi racconta la vita e soprattutto la concezione artistica di Vivian Maier con profondità e coglie, secondo me, l’essenza della bambinaia-fotografa (o fotografa-bambinaia?) Per chi non lo sapesse, Vivian Maier è oggi ritenuta una delle figure più importanti della street-photography ma durante la sua vita non ha mai pubblicato nulla. Si tratta di una biografia per immagini, nel senso che l’autrice parte dalle descrizioni delle foto più famose della Maier per ricostruire, con la sensibilità di scrittrice, quello che probabilmente era accaduto o che forse passava per la mente della fotografa. Pur essendo in gran parte un’opera di fiction – non è una biografia in senso stretto – centra in pieno il bersaglio. Consiglio: prima di leggere il libro, sfogliare un libro con le foto della Maier aiuta molto.

Modus Legendi è un’iniziativa che si prefigge di portare in classifica – tramite sensibilizzazione sui social – libri di qualità pubblicati da piccole case editrici. Due anni fa l’intenso Il sale di Jean Baptiste del Amo della Neo. Edizioni è entrato in classifica e quest’anno, per continusre a sostenere la buona editoria, ho acquistato Eclissi di Ezio Sinigaglia (Nutrimenti editore). Il viaggio del protagonista verso un’isola sperduta del nord Europa per assistere a una eclissi diventa l’occasione per mettere in ordine un sentimento che lo ha scombussolato per una vita intera. Gli fa da contraltare una vedova americana con cui instaura un rapporto di amicizia e di confidenza che lo porterà a definire non una risposta, ma una domanda con la quale pareggiare i conti con la vita. (Il fatto che il protagonista sia triestino e che qua e là affiorino scorci di paesaggi cittadini molto noti rappresenta un di più di notevole fascino).

Cambiare l’acqua ai fiori di Valerie Perrin è uno di quei libri nati per essere “visti”. Sarà perché l’autrice è fotografa di professione, questa storia la si “vede” mentre la si legge. Si vede la campagna francese, si vedono i personaggi, si vedono le azioni. Era da tanto tempo che non leggevo una storia così originale, con personaggi approfonditi e delineati a tutto tondo, una scrittura semplice e coinvolgente. Non vi dico niente se non di leggerlo subito.

Avevo iniziato a leggere Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood quando uscire di casa per andare al lavoro, andare dal parrucchiere, decidere di andare in palestra, fare la spesa, prendere la bici, buttare l’immondizia erano tutte attività date per scontate. Chi mai avrebbe pensato che tutte queste azioni sarebbero diventate merce rara? L’incedere cupo, lento, maestoso e minaccioso del romanzone della Atwood mi aveva ipnotizzato e conquistato. Vivevo la sottomissione di Difred (la protagonista) come la mia ma poi, chiuso il libro, ritornavo leggera e libera come un piumino di pioppo. Poi da un giorno all’altro la nostra libertà è stata stravolta (come per Le ancelle, anche se per loro il motivo è diverso) e non me la sono più sentita di andare avanti con la lettura. Per il periodo che stiamo vivendo non è la lettura più indicata per tirarsi su di morale. Niente di personale, Margaret, il libro è strepitoso, ma non è il suo momento. Quindi il segnalibro è rimasto imprigionato a pag. 180 e lì resterà finché non usciremo da questo manicomio. (Speriamo presto).

A neve ferma di Stefania Bertola

Libri d.C.V. (durante Corona Virus)

Mi sembra superfluo sottolineare il fatto che dopo un mese di distanziamento sociale il morale è messo a dura prova. In questo frangente inedito della vita di ognuno di noi dovrebbero essere eliminate le seguenti fonti di depressione: telefonate deprimenti da amici e/o parenti, visioni di film catastrofici, letture pesanti, notiziari allarmistici in loop. Dovrebbero invece essere sostituite da: videochiamate di gruppo con spritz incorporato, telegiornali in dose omeopatica, lavori manuali che liberano la mente e danno tanta soddisfazione, letture edificanti e di evasione senza però scadere nella paraletteratura.

Torto marcio di Alessandro Robecchi, (Sellerio) è capitato a cavallo della data spartiacque. Si tratta di un buon giallo, che mescola strati sociali molto diversi tra loro con un bel contrasto di classe. Tosto e disincantato. Da leggere. Come da leggere è un classico di Giorgio Scerbanenco, il re incontrastato dei giallisti italiani, Al mare con la ragazza (Garzanti). Anche qui due ceti sociali che non si incontrerebbero mai in una Milano (anche qui) deserta e afosa che la penna magistrale di Scerbanenco intreccia in una storia potente, con una scrittura netta e precisa ma che lascia trasparire anche umana compassione per gli ultimi. Scerbanenco resta insuperato. Il più bravo di tutti.

Lo sgangherato Ispettore Coliandro è protagonista de Il giorno del lupo (Einaudi) di Carlo Lucarelli e anche questo è un libro molto “visivo”. Siamo abituati a vederlo in tv e a leggerlo, beh, è la stessa identica (spassosissima) cosa. Sbruffone, sfigato, politicamente scorretto, razzista, un po’ mitomane ma alla fine ha anche qualche difetto. E risolve i casi sempre con una botta di fortuna con la “c”. Come non volergli bene.

Ma non di soli gialli vive la lettrice quarantenata. L’assoluta necessità di leggerezza, che ricordo, con le parole di Calvino “non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” richiede letture di caratura adeguata. Divino amore, Ragazze mancine, A neve ferma, Biscotti e sospetti, tutti di Stefania Bertola, sono la lettura ideale per questo periodo. Storie allegre, personaggi strampalati, ambientazioni poco esotiche ma molto vicine alla nostra realtà, intrecci originali con lo sfondo dell’amore (ah, l’amour, che dulur) che move il sole e le altre stelle. Leggeteli e la quarantena sarà più lieve. E di questi tempi non è poco.

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