Il Mostro Inviato al Giro d’Italia

mostro_inviato

Castellammare Adriatico, 10 maggio 2013

È dura, la vita del Mostro Inviato, ma non c’è pioggia o maltempo che tenga, quando arriva la Corsa Rosa. La città è in fermento da ieri, l’eccitazione nell’aria è, a seconda dei gusti, come il lato B di belenrodrighez o di bredpit: palpabile. Ma cominciamo dall’inizio di questa mezza giornata di grande sport.

Nel primo pomeriggio il Mostro Inviato parte – in bicicletta, savasandir – dalla redazione di VV quando già cadono alcune gocce di pioggia, ma molto rade e per il momento innocue. Proseguendo in direzione sud verso la meta, nuvole minacciose si addensano dall’interno verso la costa e nugoli di ciclisti-cloni degli atleti in gara si attufano verso l’arrivo di tappa. Manca più di un’ora all’arrivo degli atleti e lungo le transenne c’è già molto popolo assiepato, una folla variegata in quanto a età e ceto sociale. Prima di posizionarsi sul rettilineo finale al cartello dei 150 metri, il Mostro Inviato e il suo gruppetto di appassionate di ciclismo si gode una città piacevolmente stravolta dall’evento.

Corso Vittorio quasi irriconoscibile senza le auto ©Lonza65
Corso Vittorio quasi irriconoscibile senza le auto ©Lonza65

Il corso principale, per una volta sgombro di lamiere e intasato di transenne, tribune coperte, bancarelle e mezzi di soccorso è orfano del rumore e del traffico che però è sostituito dalle battute – sotto la soglia minima di decenza – degli speaker della radio ufficiale, diffuse ad un volume ben al di sopra della soglia del tollerabile. Ci dovremo sorbire questa penitenza fino a quando verrà diffusa la telecronaca ufficiale che permetterà a noi di seguire la tappa e di scandire la cronotabella. Ma prima c’è la buffonata della carovana, la sfilata (o la sfigata?) degli sponsor che improvvisano balletti modello “meneito” eseguiti da una banda di sgallettati e sgallettate. Che s’ha da fà per campà.

A venti minuti dall’arrivo, la situazione meteo precipita, in senso figurato e reale. Le gocce di pioggia che prima erano poche e leggere, adesso sono fitte e pesanti e in breve si trasformano in una tenda d’acqua ma il pubblico non dà segni di cedimento, anzi. Come per incanto spuntano ombrelli, impermeabili, k-way, buste della spesa e teli di plastica sopra le nostre teste. La folla aumenta e i più creativi si cercano un punto di osservazione che permetta una buona visuale, al riparo dalla pioggia, ma con notevole rischio di rottura di arti inferiori.

Aspettando il Giro ©Lonza65
Aspettando il Giro ©Lonza65

Lo speaker annuncia l’attacco dell’atleta di casa, il killer di Spoltore, e tra la folla scoppia un boato di entusiasmo, poi veniamo a sapere che il super favorito, Wiggo per gli amici, è andato lungo disteso a pelle di leopardo sulla discesa di San Silvestro e si è bloccato psicologicamente, perde secondi su secondi rispetto agli uomini di classifica perché conduce la bici come se avesse appena imparato ad andare senza rotelle. In testa c’è Adam Hansen, un australiano che arriva solo, solissimo, quasi in passeggiata al traguardo, in un finale di tappa che da pronostico doveva concludersi, con buona probabilità, a suon di sportellate. Invece la pioggia ha sparigliato le carte in tavola: l’australiano, a braccia alzate, con un’espressione a metà tra l’incredulo e il raggiante, con calma olimpica si gode il trionfo tra la gente che lo festeggia sotto un piccolo diluvio. Via via sfilano gli altri, tutti applauditi e giustamente apprezzati per la loro fatica.

Purtroppo la pioggia continua imperterrita e il Mostro Inviato non è in grado di seguire il dopo corsa, di godersi l’andirivieni degli atleti, il processo alla tappa, visto che ormai è zuppo fino alle mutande, nel senso letterale del termine. Ripresa la bici, il Mostro Inviato si avvia verso casa. Nonostante la pioggia, più di qualcuno sta pedalando sulla ciclabile sotto l’acqua e tutti, ma proprio tutti, bagnati fradici, sorridono.

5 risposte a "Il Mostro Inviato al Giro d’Italia"

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