Gli Abitatori delle Palestre (AdP) – Il Signore Rotondetto

Ormai anche le pietre della strada sanno che errare è umano e perseverare da cretini. Ciononostante, complice anche un mese di maggio instabile e capriccioso come il cagnetto di Paris Hilton, sono ricaduta nell’errore e mi sono decisa a sfruttare un buono per la frequentazione pro tempore di una nuova palestra. E così in questo lunedì carico di buoni propositi – il lunedì è il giorno più propositivo, il venerdì quello più cazzereccio, in mezzo c’è tutta la gamma di intensità di impegno, o disimpegno, dipende dal punto di vista – e di minacce di pioggia, ho preparato tutto l’ambaradan  di scarpe, asciugamano, magliette e, cosa fondamentale, iPod, e mi sono presentata al banco dell’accettazione: modulo d’iscrizione, certificato medico, lucchetto, tric e trac e bombe a mano. Come prima seduta di allenamento, vado dritta in sala pesi e come da copione, ritrovo tutta, ma proprio tutta, la fauna che di solito ingolfa questi posti la mattina, con una bella novità.

Sarà per via della crisi che dimezza le ore di lavoro, sarà perché molti possono contare su un orario flessibile, sarà quel che sarà, ma la mattinata in palestra non è più esclusivo appannaggio delle Signore Rotondette e delle studentesse universitarie. Ultimamente si vedono, sempre più numerosi, anche i Signori Rotondetti. Stamattina ce n’erano due, molto pingui, molto scazzati e molto sudati. Non me ne vogliano i commercialisti normopeso e soprattutto non me ne voglia il mio (ex) commercialista che è un figo della madonna, fascinoso nei modi e suadente nell’eloquio oltre ogni dire, ma chissà perché ho associato i due Rotondetti alla professione di cui sopra. I due vestivano la solita mise maschile da palestra, braghettoni oversize – tipo quelle dei giocatori di basket oppure alla Fantozzi in versione tennista – e una t-shirt sette o otto taglie più grande che si allarga come un tendone da circo, nella vana speranza di coprire un salvagente adiposo in inarrestabile avanzata.

I due sbuffano come locomotive a vapore sui tapis roulant, ma mentre uno fa il guascone e da chiacchiera a tutti, l’altro invece, incupito e concentrato, conserva il fiato per gli esercizi. Sul malefico tappeto entrambi ciabattano pesantemente, guardano in giro nella speranza di adocchiare qualche bella topetta, ma dopo il giro di ricognizione che non riporta nessun elemento interessante, tornano a fissare con sguardo inebetito le chiazze di copioso sudore sulla loro maglietta come fossero macchie di Rorschach. Finito il riscaldamento sulla ruota del criceto, passano alle malefiche macchine di tortura, sulle quali si esibiscono in smorfie di fatica che sono fedelmente restituite dagli onnipresenti specchi. Tuttavia, anche il più scarso dei Rotondetti, solo in virtù del fatto che Madre Natura lo ha fatto maschio, si sente in diritto di guardarti con un’espressione sprezzante quando scende dalla Leg Curl o dalla Lat Machine e di lanciarti uno sguardo ammiccante come a dire “visto quanto chili riesco ad alzare?” Finché non arriva il SuperFigoPalestrato che lo ridimensiona e alza il doppio dei chili. I Rotondetti sono alla disperata ricerca di qualcuno/a che li distragga e gli faccia perdere tempo, ma non c’è trippa per gatti, a quell’ora in palestra ci sono solo quelli che lavorano sul serio. Allora importunano il responsabile della sala con quesiti di anatomia cui nemmeno Morgagni sarebbe in grado di rispondere, finché il trainer non viene risucchiato dal vortice dei nuovi arrivati. Abbandonati al loro destino, prendono di controvoglia i manubri da 10 kg e si massacrano i bicipiti, tentando di dare un senso alla giornata. Alla seconda ripetizione sono già distrutti e senza farsi vedere, scambiano i manubri e prendono quelli da 2 kg, in modo da finire le serie senza quell’espressione mista di disgusto e panico che solitamente accompagna la sollecitazione del muscolo salino (a buon intenditor, poche parole).

Gran finale di defaticamento sulla cyclette coll’asciugamano intorno al collo, che fa molto atleta di successo e con lo smart phone in mano, che fa molto imbecille, per pubblicare su tutti i social network, la performance appena terminata. Poi, supplemento di attività fisica al baretto sotto la palestra, con specialità ad alto impegno muscolare, come il sollevamento di bicchierone da cocktail – con ombrellino e fetta di arancia inclusi – e schiacciamento di pistacchi a mani nude.

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