Venitemi a trovare

Un mese fa, quasi tutta l’Italia ignorava dove fossero Rigopiano e Farindola. Dal 18 gennaio questi nomi rimbalzano sugli schermi di tutte le testate online, sui titoli dei notiziari e sui social, con frequenza esponenziale. Noi italiani impariamo la geografia del nostro Paese con il dolore. Veniamo a conoscenza di bellissimi luoghi cosiddetti “minori” per lo più quando vengono colpiti da qualche catastrofe, non perché, spinti da curiosità, ci avventuriamo fuori dalle rotte del turismo di massa. La maggioranza degli italiani, prima del 6 maggio del 1976, ignorava l’esistenza di paesi come Gemona, Venzone, Osoppo; prima del disastro del Vajont nessuno o quasi conosceva Longarone; purtroppo si potrebbe andare avanti per molto, perché di ripassi di geografia del dolore continuiamo a farne tanti, troppi.

Ecco, io adesso vorrei che conoscessimo il nostro Paese perché ci piace proprio andarlo a scoprire, ma non perché disgrazie di vario genere portano alla notorietà luoghi poco noti. Vorrei che lo visitassimo un pezzettino alla volta, il nostro Stivale, con calma, scambiando qualche parola con la gente, vincendo quella diffidenza che spesso ci accompagna quando lasciamo il comodo ambito del conosciuto, del “solito”, per qualcosa di cui non sappiamo molto, ma che promette tanto. Dopo la tragedia di Rigopiano, vorrei che veniste a trovarmi, in Abruzzo, questa regione che al Nord è considerata Meridione e che al Sud è vista come Settentrione, col risultato che alla fine non si riesce a capire bene che cos’è veramente questa terra. Dopo quello che è successo, la psicosi della valanga, fomentata a dismisura dai media, ha fatto cancellare a pioggia prenotazioni di vacanze, di gite, di svago. Il turismo è al minimo storico. Disdire una vacanza al mare perché è caduta una valanga in montagna sei mesi prima è da imbecilli, eppure c’è gente che lo ha fatto.

Allora io vi dico, va bene: venire in Abruzzo è pericoloso. Lo è perché potreste correre il rischio di innamorarvi di paesaggi affascinanti, come l’altopiano di Campo Imperatore, “il piccolo Tibet”, nelle parole di Fosco Maraini,

Piana di Campo Imperatore vista dal Monte Brancastello - foto di Lorenza Destro
Piana di Campo Imperatore vista dal Monte Brancastello – foto di Lorenza Destro

 

oppure camminare su sentieri selvaggi, alzare per caso lo sguardo e incontrare il vero padrone di casa.

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Rupicapra pyrenaica ornata nella Riserva del Feudo d’Ugni – foto di Giuseppe Marone

 

 

 

 

 

Potreste correre il rischio di passare da paesetti in cui le persone vi salutano e vi danno chiacchiera anche se non vi hanno mai visti prima. Si potrebbe correre il rischio di rimanere senza parole nel percorrere una litoranea con il mare a sinistra e, svoltata la curva, sulla destra, vedere il massiccio della Maiella, la Maja Madre rassicurante e serena, che vi sovrasta, pacifico e imponente.

Nelle sere limpide, si può correre il rischio di passeggiare sul lungomare e perdere tempo a ammirare il tramonto infuocato sul profilo del Gran Sasso, la Bella Addormentata.

La Bella Addormentata - foto di Lorenzo Felicioni
La Bella Addormentata – foto di Lorenzo Felicioni

Sì, è pericoloso, l’Abruzzo. La sindrome di Stendhal vi potrebbe colpire visitando chiese costruite da architetti che hanno fuso mirabilmente armonia naturale e manufatti umani

S. Maria in Valle Porclaneta - foto di Lorenza Destro
S. Maria in Valle Porclaneta – foto di Lorenza Destro

oppure che portano nelle loro mura antichi segni esoterici.

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Quadrato magico sulla facciata di S. Pietro ad Oratorium – foto di Lorenza Destro

Potreste correre il rischio di perdervi a passeggio per borghi quasi intatti,

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la quiete di un vicolo di Pretoro – foto di Giuseppe Marone

per rocche e castelli ammantati di mistero

Roccaclascio al tramonto - foto di Lorenza Destro
Roccacalascio al tramonto – foto di Lorenza Destro

o lungo la costa ad ammirare “quella grande macchina pescatoria, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano”.

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Trabocco a Punta Aderci – foto di Lorenza Destro

Sì, i rischi sono tanti. Soprattutto se vi piace mangiare, il pericolo di far aumentare il giro vita è reale, ma che cavolo, mica vorrete condurre una vita da malati per morire da sani?Questa terra offre un ventaglio di prodotti che non vi racconto adesso, perché sarebbe troppo lungo (ma se volete ve li racconto a parte). Uno per tutti: mai sentito parlare di arrosticini?

Correteli, questi rischi, venite a trovarmi. Venite a trovarci. Per favore, non aspettate che sia un’altra catastrofe a farvi conoscere l’Abruzzo.

7 risposte a "Venitemi a trovare"

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  1. Carissima, posso permettermi?, il tuo amore per questa terra e commuovente. Io, come te, sono stata adottata da questi luoghi e cerco di farli conoscere nella loro selvaggia bellezza. Sono però anche gelosa dell’intimità che vivo con loro e temo, nel mio egoismo, che troppi visitatori potrebbero rovinare la serenità che si riesce a percepire fra le nostre montagne. Il tuo articolo è un inno a questa terra. Riesci sempre a trovare il meglio in tutto e a condividerlo. Grazie. Loretta

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  2. cara LORENZA sono angeloavello ho appena aperto gli occhi e RICEVO da FABRIZIA che sa perfettamente quanto sia legato a VOI ALLA VOSTRA TERRA TANTE’CHE MI SENTO SICURAMENTE PESCARESE DI ADOZIONE….sicuramente abbiamo in comune le origini polentone…. nel mio caso SUD POLENTONE……GRAZIE DI CUORE !!!!! lo voglio rileggere con assoluta calma/lucidita…💔💔💔💜💛💚💓💓💙💙💙💙💙

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  3. grazie Lonza: noi foresti lo sappiamo quanto sia bello l’Abruzzo.
    …peccato che spesso ci siano anche amministratori miopi, burocrati dal lento pede, e, in grande maggioranza, cittadini che si lamentano, scrivono oscenità sui social, ma non si scollano dalle loro automobiline, puliscono alla perfezione l’interno delle loro case e magari lasciano i loro rifiuti abbandonati per la strada…
    o forse mi sto lamentando anch’io?

    Piace a 1 persona

    1. purtroppo le cose che dici sono comuni un po’ a tutta l’Italia. Il segreto sta nel mettere sui piatti della bilancia i pro e i contro e trarre le debite conclusioni. Anche a me piacerebbe che gli amministratori fossero solerti, onesti e lavoratori, che i burocrati fossero rapidi nelle decisioni e nelle azioni eccetera eccetera eccetera non solo in Abruzzo, ma anche in Veneto (te lo ricordi Galan e compagnia cantando?), in Piemonte, in Sicilia, in Campania… per me il piatto della bilancia continua a pendere dalla parte dell’Abruzzo, nonostante tutto (e tutti).

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