La teoria del M.F.P. – di S.A.R. Re Gigio I

Cyber sudditi! Pressato dalle vostre numerose richieste di aggiornamento sulla mia vita in carcere, eccomi graziosamente a voi.

L’accadimento più importante degli ultimi tempi è stato la visita dell’archiatra palatino, il protomedico imperiale. Naturalmente è stato lui, anzi lei, visto che di tratta di una splendida donzella, a visitare a domicilio me. Il mio rango, noblesse oblige, non contempla la traduzione della mia augusta persona verso luoghi promiscui tramite furgone cellulare felino, altresì detto trasportino. Un re riceve il proprio medico nei suoi appartamenti privati, anche se i due servitori sono sempre in mezzo ai piedi, come la suocera a Natale.

La medichessa è dolcissima, gentile e dai modi melliflui, dotata di un eloquio suadente e altamente professionale, tanto che mi stavo quasi per lasciar andare ad una esternazione affettuosa, ma mi sono fermato in tempo: timeo Danaos et dona ferentes, temo i veterinari anche quando portano doni. Infatti tutta quella dolcezza e quei sorrisi erano un subdolo inganno! Con la connivenza della femme, che mi teneva bloccato, l’archiatra mi ha rivoltato come un calzino. Ogni  (ho detto ogni) pertugio del mio nobile corpo è stato ispezionato al fine di controllare la mia condizione fisica (peraltro ottima). Si tratta di lesa maestà, soprattutto dopo che l’archiatra ha dato una vigorosa sprimacciata ai “gioielli della Corona”. Sacré bleu! Questo è veramente troppo. L’ho licenziata in malo modo (si è accorta che non ero proprio al settimo cielo, perché andandosene, ha detto che tutto questo smanacciamento era “per il mio bene” ma io non ci credo) e ho trascorso il resto della serata nei miei appartamenti privati, lontano da ogni umano, pensando alla mia vendetta.

Dopo una notte di intensa meditazione, così intensa che ad un certo punto russavo, mi è occorso alla memoria un trattato scritto da un mio antenato, Josif Wilhelm von Katzenburg-Clausewitz, margravio di Brandeburgo-Ansbach. Egli è il formulatore della teoria del Massimo Fastidio Possibile (M.F.P.), e cioè la compilazione di un elenco di atti, già in uso da noi felini, che hanno lo scopo di intralciare il più possibile l’attività degli umani. Quale migliore vendetta se non mettere in pratica questa nobile teoria?

À la guerre comme à la guerre © Lonza65

À la guerre comme à la guerre © Lonza65

La teoria del Massimo Fastidio Possibile non è altro che un corpus di atti di guerrilla domestica il cui fine è sfiancare l’avversario con piccole ma continue azioni di disturbo. Tutti i momenti della giornata sono buoni per applicare la teoria del M.F.P., ma la mattina è quello che preferisco. Ormai so che la sveglia suona sempre alla stessa ora per cui, qualche minuto prima, uso la mia cassetta igienica in maniera tale che l’umano non solo si svegli con un bel profumino sotto il naso, ma che sia anche costretto ad uscire in velocità dalle coltri per raccogliere, oltre alle mie produzioni, anche i granelli della lettiera che spargo con cura nel raggio di cinque o sei metri. Per quanto sia accurato nel raccoglierli, all’umano ne sfugge sempre qualcuno che verrà sbriciolato proprio nell’istante prima che si appresti ad uscire per andare al lavoro. Quelle rare volte che non uso la lettiera, oppure il sabato e la domenica, inizio a grattare le porte chiuse di tutta la magione molto prima della sveglia, in modo da stanare l’umano e rovinargli per sempre il sonno della mattina. Sempre in argomento bagno, è essenziale, ai fini di un buon esito dell’azione, disturbare ogni seduta, mettendosi dietro la porta a miagolare e a grattare con la zampina finché da dentro lui/lei non apre. Lo spettacolo dell’umano con le mutande a mezz’asta e con la carta igienica in mano non ha prezzo. Ovviamente, una volta aperta la porta, si rimane sulla soglia un tempo imprecisato, ma mai meno di due-tre minuti, in modo da sfiancare gli addominali umani e poi si ritorna fuori. A colazione, mentre la servitù mangia, mi colloco nei pressi della portafinestra e miagolo finché non mi viene aperto. Una volta che ho raggiunto il mio scopo, mi piazzo in un  punto cieco del terrazzo in maniera tale che nessuno dei due riesca a vedermi. Questa cosa li fa andare dai matti.

Che noia, che barba, che noia © Lonza65

Che noia, che barba, che noia © Lonza65

Poi, durante la giornata, quando gli umani sono intenti a fare qualcosa in cui sono molto concentrati, mi piazzo sempre dietro i loro talloni, così quando si spostano, il più delle volte non mi vedono e il loro equilibrio ne risente. Questa azione è un po’ pericolosa, perché a volte può capitare di prendere qualche pestone, ma anche Che Guevara, il re della guerrilla, correva i suoi rischi. Lo stesso dicasi di quando mi distendo per lungo sulla soglia della cucina, quando gli umani fanno avanti e indietro tra la cucina e il terrazzo: è rischioso, ma gli smadonnamenti che arrivano ogni volta che non sanno dove mettere i piedi per non pestarmi e per non sfracellarsi contro il muro o per non scontrarsi tra di loro, mi ripagano di ogni ansia. Un’altra classica azione da M.F.P. riguarda il momento del pasto, anzi le due ore prima del pasto. Quando la servitù è inattiva  – cosa che non dovrebbe mai succedere – è opportuno iniziare a miagolare con precisione metronomica ad intervalli di 10″ in modo da disintegrare qualsiasi momento di pace essi abbiano. Man mano che si avvicina l’ora della somministrazione cibaria, è buon norma sedersi di fronte al dispensatore di croccantini, fissarlo negli occhi con espressione mafiosa e intensificare il miagolio. Spesso l’umano cede per sfinimento e sgancia il croccantino in anticipo. A questo punto è importantissimo correre in mezzo alle gambe dell’umano per farlo cadere, possibilmente quando porta la ciotola dell’acqua. I più astuti guerrilleros, con sofisticate tecniche di intralcio, sono in grado di far versare acqua anche sulle pareti e finanche sul soffitto della stanza.

Quando è ora, per gli umani, di andare a dormire, la teoria del M.F.P. prevede un ampio ventaglio di possibilità:  a) grattare le porte chiuse e scappare appena l’umano si avvicina; b) sfoderare il miglior sguardo da “gatto di Shrek” e far breccia nel loro arido cuore chiedendo una sessione prolungata di coccole, anche se è l’una di notte; c) approfittare del momento di abluzione degli umani e piazzarsi di traverso sul letto, in modo che a loro non restino che pezzettini marginali di materasso, sui quali dormiranno malissimo fino al mattino seguente, quando, prima della sveglia, inizierà daccapo l’applicazione della teoria del M.F.P.

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3 risposte a La teoria del M.F.P. – di S.A.R. Re Gigio I

  1. Pingback: Vlad l’impelatore – di S.A.R. Re Gigio I | Verba Volant

  2. Alessandra 55 ha detto:

    Secondo me manca poco che tra i sudditi si risvegli l’atavico spirito di rivolta: attento Sua Maestà, il tuo capoccione è in pericolo, Robespierre sta all’uscio…sempre che riesca a non inciampare sull’augusto corpo peloso!!!
    Una domanda: e mo’ che i due servitori se ne vanno sulle immacolate nevi dolomitiche, a chi rivolgerai il M.F.P.?

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    • lonza65 ha detto:

      Re Gigio chiede se la suddita Alessandra 55 PER CASO provenga dalla stessa regione di Menego Bortoeto da Vicensa. Queste minacce di rivolta ne confronti di SAR sono tipiche di chi proviene dal Lombardo Veneto ed è solito cibarsi di carne felina – quelle horreur!
      Il M.F.P. sarà rivolto alla dama di compagnia di turno: non dubiti, cara suddita, un bersaglio ce l’ho!

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