Nuove tigri della Malesia: piccole e grandi belve indomabili – di Cinzia Colli

Il terzo contributo esterno di VV mi regala uno spicchio di Oriente visto al di fuori dei soliti stereotipi. Un frammento di vita quotidiana, che conferma, ancora una volta, che tutto il mondo è paese a firma di Cinzia Colli, che si presenta così.

Sono figlia diletta del mare Adriatico e napoletana di adozione. Sono un caleidoscopio in continua evoluzione, una bifronte indecisa tra il vecchio e i nuovi continenti, una mamma ed una moglie specializzata in traslochi mondiali, ogni volta più complessi. Ad ogni tornata si cambia lingua, scuola, razza e quasi quasi anche religione. Per ogni paese tante storie da raccontare, Germania, Emirati Arabi, Romania. Messico, Malesia e anche un pezzettino di India. Appollaiata sul terrazzo del mondo, mi piace osservare la gente e constatare quanto sia vero il detto ” tutto mondo è paese”. Da sei anni sono nella terra di Salgari, la Malesia, una terra più zingara di me. Funambola sulla linea dell’Equatore, adoro considerarmi l’amministratore delegato di una famiglia ormai sparsa un po’ dovunque. Nel tempo libero (poco) insegno la caterva di lingue che ho imparato per la strada, mi dedico al rilassante passatempo di creatrice di gioielli in pietre semipreziose, raccattate durante i miei viaggi e faccio (ormai sempre più saltuariamente) la guida volontaria al museo nazionale di Kuala Lumpur.

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Confesso: non ho più lo spirito materno, o forse non l’ho mai avuto ma a me i bambini che vanno in giro  per case altrui, rovistando indisturbati  tra libri e suppellettili varie, non sono mai piaciuti.  Vivo in Malesia, nuova tigre dell’economia asiatica, storicamente terra di pirati all’arrembaggio e oggi preda di gente multicolore e multirazza che si inventa mestieri e professioni, spesso (ma non sempre) turlupinando il prossimo.  Abito in un tipico “condominio-bene” della capitale, Kuala Lumpur. Uno di quei gabbioni dorati ad alta densità al quale si accede solo dopo una serie di controlli estenuanti: patente, targa del veicolo, identificazione tramite telecamera a circuito chiuso e ispezione minuziosa del bagagliaio. I cinesi, si sa, sono assolutamente terrorizzati dai furti e sono anche molto superstiziosi. Il numero quattro, per esempio, si pronuncia come la parola “morte”. Pertanto è un numero da evitare a tutti i costi: non si gioca al lotto, non appare nelle targhe delle macchine, si cerca di eliminarlo dai documenti ufficiali. Allo stesso modo, il quarto piano non esiste e i pulsanti degli ascensori saltano a piè pari dal tre al cinque.

Paese che vai, superstizioni che trovi... © Cinzia Colli

Paese che vai, superstizioni che trovi… © Cinzia Colli

Quando finalmente si riesce a entrare nella fortezza, ci si trova di fronte al paese dei balocchi. Appartamenti nuovi di zecca, campi da tennis, palestra attrezzata e piscine con giardinetto a uso comune. Gli inquilini provengono un po’ dappertutto: giapponesi, coreani, indiani, indonesiani, anche qualche sparuto occidentale. Sarebbe davvero un paradiso se non fosse per quei marmocchi che ti urlano nelle orecchie dalle prime ore dell’alba domenicale, che ti buttano i palloni in faccia, falciano siepi e fiori (e anche qualche piede incauto!) con le bici, sparano acqua gelata ai malcapitati  con le pistolette ultimo grido e disseminano gomme da masticare sul pavimento (non siamo a Singapore!) E i genitori? No, non sono presenti. Loro dormono o fanno colazione in terrazzo. Ai bimbi sono preposte le colf, filippine, indonesiane, indiane, che se la spassano sonnecchiando su qualche poltroncina all’ombra, imbacuccate fino ai denti per paura che il sole scurisca loro la pelle.

Ma veniamo al punto.

Lei, mamma di quattro marmocchi in questione, dagli otto mesi agli otto anni, mi doveva dei soldi, e da tempo. Passata l’estate, finalmente le si accende la lampadina e decide di ridarmeli. Paventando una prevedibile incursione di uno o più mocciosi, propongo la soluzione indolore della bustina nella cassetta della posta (è una mia vicina) ma lei insiste:  “I’D LOOOVE TO SEE YOU IN PERSON!”, che tra le righe, significa “voglio portare un po’ di entropia direttamente a casa tua”. Professione: “lookologa” e consulente familiare, che qui in Asia vuol dire caricare casalinghe annoiate e danarose, di una caterva di chiacchiere e cianfrusaglie a peso d’oro e riempire le proprie tasche a dovere. Le consulenze variano di caso in caso e includono gite ai centri commerciali per indirizzare allo shopping consapevole, ricette di manicaretti per sfamare lo sposo indaffarato e perfino consigli per migliorare le prestazioni sessuali con il suddetto.La signora si fa attendere, com’è, d’altronde, costume locale, elegantemente ritardataria!Dopo due ore di attesa finalmente squilla il campanello, proprio mentre, guardando l’orologio,  mi ero messa l’anima in pace ed ero entrata nella doccia. Il concerto che volevo assolutamente sentire sarebbe iniziato un paio d’ore dopo e non avevo nessuna voglia di restare imbottigliata nel traffico del venerdì sera. Apro la porta e mi si para davanti  una visione surreale.

Treccine rosso mogano stile squaw, camicetta semiaperta color arancio fiammeggiante, pantaloni bianchi aderentissimi su un paio di gambe che hanno visto giorni più snelli, tacco quindici con zeppa verde smeraldo (mi fa notare che sono di Manolo-non-so-chi e come sarebbe a dire non lo conosci?) e borsetta di vernice gialla. Dulcis in fundo: occhi bistrati di verde, ciglia finte e un fiorazzo arancione piazzato sulla tempia destra a riporto della blusa. L’eccentrica signora dagli occhi a mandorla non ci mette tanto a farsi largo nell’appartamento, chiede, con scarso senso del pudore quanto paghiamo, quanto è grande, se i mobili sono nostri e perché non abbiamo optato per una soluzione più signorile. Il lato peggiore di tutto ciò  è che uno dei quattro rampolli che si è portato dietro, si è già sganciato dalle mani gesticolanti della mamma, ha trovato la strada del salotto e si è impossessato del centrotavola con le conchiglie di Dubai (raccolte con amore più di quindici anni fa). Sta spargendo sabbia dappertutto. Poi si dirige verso la libreria, afferra due, tre volumi con le mani sporche, stropiccia qualche pagina e li lascia lì a languire per terra dopo qualche istante. La mamma, ignara, continua a riempirmi i timpani di quanto sia bravo il rampollo appena assoldato per fare la star di qualche pubblicità locale (un artista nato! e poi pagano bene!), di quanto sia difficile la vita da sola con quattro piagnoni, di quanto sia stanca e di quanto senta la mancanza del marito che viaggia spesso (e ci credo!). Alla domanda: “Ma scusa tu non facevi la consulente familiare?” fa la gnorri e mi mette sotto il naso il programma del suo nuovo corso per signore: “Sveglia la Dea che c’è in te!”

Io, nel frattempo, ho difficoltà a tenere gli occhi aperti dopo tutta la cascata di verbo inutile alla quale mi ha sottoposto. Seguono le domande di rito: “Ma come fai a essere così magra?”(mangio normalmente) ,”Come fai a tenerti così giovane?”(non ho la maid in casa che mi fa aumentare i radicali liberi! Se vuoi provare il mio programma di ringiovanimento, vieni una settimana a casa mia ad aiutarmi: È GRATIS!)  Dopodiché la conversazione langue. Guardo penosamente l’orologio mentre il bambino furastico spiaccica le manine sporche di sabbia sul divano e lascia impronte bianchissime sul divano color caffè. La consulente finalmente sgancia i soldi e io la liquido con la scusa del concerto indiano che è tra mezz’ora (accidenti la doccia!). Seguono saluti e formalità mentre il bambino moccioso mi chiede dei biscottini che in una famiglia di celiaci, ovviamente, non ci sono. Che fatica! Povera tigre della nuova Malesia dei ricchi! Indaffarata con i continui, estenuanti ritocchi e restauri di immagine, impantanata nell’incapacità di gestire se stessa e i quattro marmocchi, mi sembra proprio lei bisognosa di una consulenza… psichiatrica!

Kuala Lumpur, la stazione coloniale in primo piano e grattacieli sullo sfondo, antico e moderno © Cinzia Colli

Kuala Lumpur, antico e moderno: la vecchia stazione coloniale in primo piano e grattacieli sullo sfondo © Cinzia Colli

Mi raccomando, se doveste trovarvi dalle mie parti, attenzione alle belve e alle piratesse! Tenetevi lontani dalle presunte consulenti familiari e/o d’immagine.  Spesso sono proprio loro dei casi incurabili!

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Una risposta a Nuove tigri della Malesia: piccole e grandi belve indomabili – di Cinzia Colli

  1. guido mura ha detto:

    Lì ci sono le piratesse, da noi le pitonesse: ogni paese ha quello che si merita!

    Mi piace

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