Feste, neomamme & pannolini

La settimana scorsa sono stata invitata ad una festa, non conoscevo quasi nessuno dei trenta e più invitati e quindi mi aggiravo con le orecchie a parabola per captare qualche conversazione alla quale prestare attenzione. Di solito mi piace ascoltare la gente parlare, sia per i contenuti che per la forma in cui le persone si esprimono, non solo con le parole. Sono affascinata dal linguaggio non-verbale. Si impara un sacco, a guardare e ad ascoltare la gente. Davvero. A volte capita anche che mi faccio due palle così, a sentire persone che parlano solo di un argomento e allora in questo caso scatta il piano B, cioè assumere un’aria interessata e in realtà pensare ai casi propri. Funziona sempre, le persone sono così infoiate a parlare delle loro problematiche che non ti chiamano mai in causa, basta che annuisci  con aria consapevole ed è fatta.

Tra i vari capannelli di persone, sono stata fagocitata, non so bene come, in quello delle “neopuerpere”. Il clan delle neomamme, per ferocia locutoria e per enfasi retorica è imbattibile. Im-bat-ti-bi-le. Usano a piene mani i pronomi pleonastici (“devo fare questo o quello altrimenti Cicci non mi mangia, non mi dorme la notte” e via di questo passo), non si peritano nel descrivere con espressioni alla Dario Argento la consistenza, il colore e l’odore delle produzioni intestinali della prole (glisssons!) e si confrontano con dialettica socratica su argomenti cruciali come il latte in polvere, il passeggino biammortizzato e il pediatra da scegliere. A me il pediatra fa una pena infinita. Deve sorbirsi ore e ore di descrizioni di culi arrossati, vomiti semiliquidi (la leggendaria “ricottina”), eritemi da pannolino e altri problemi per i quali la soluzione è quasi sempre un po’ di buon senso. Le neopuerpere danno il peggio di sé quando incontrano una donna che non ha figli. Si sentono in dovere di sciorinare tutti i manuali di puericultura che hanno imparato a memoria per far vedere che a) sono brave mamme b) hanno di fronte una merdaccia fantozziana che queste cose non le può sapere. Da Raul Bova a Marcello Bernardi è un attimo, i miti cambiano alla stessa velocità dei pannolini. Ci sarebbe ancora molto da dire ma pro bono pacis mi fermo qui. Alla duecentesima descrizione di ittero neonatale, mi sono allontanata dal consesso di femmine con una scusa qualsiasi e mentre cercavo di  dimenticare l’orrida immagine di un neonato che vomita stile esorcista, mi è venuto in mente un pezzo che girava in rete diverso tempo fa, ad opera di qualcuno che definirei, tout court, genio. È un trattato di sociologia, puericultura, politica e satira concentrato in dieci punti. (Se per caso qualcuno conosce l’autore, me lo dica che lo cito per esteso).

(P.S. Per completezza dell’informazione: a parte le neomamme, la festa è stata una figata: cibi ottimi e in quantità industriali, bevande alcoliche a profusione dopo l’assunzione delle quali la socializzazione è andata a meraviglia).

COSE CHE ACCADONO QUANDO SI CAMBIA UN PANNOLINO

1. Il pannolino può essere cambiato per tre ragioni:
a) perché lo dice la mamma; b) perché lo dice la suocera; c) perché il bimbo ha cagato. Naturalmente il gesto perde, nei primi due casi, gran parte della sua drammaticità. Il vero, autentico, cambio di pannolino prevede la presenza della merda. Di solito accade così. La mamma prende in braccio il bambino, lo annusa un po’ e dice, con voce gaia e piuttosto cretina: ‘E qui cosa abbiamo fatto, eh? Sento un certo odorino? cosa ha fatto l’angioletto?’. Poi la mamma va di la e vomita. A questo punto si riconosce il padre di destra e il padre di sinistra. Il padre di destra dice: ‘Che schifo!’ e chiama la tata. Il padre di sinistra prende il bambino e lo va a cambiare.

2. Il pannolino si cambia, rigorosamente, sul fasciatoio. Il fasciatoio è un mobile che quando lo vedi a casa tua, capisci che un sacco di cose sono  finite per sempre, tra le quali la giovinezza. Comunque é studiato bene: ha dei cassettini vari e un piano su cui appoggiare il bambino. Far star fermo il bambino su quel piano é come far stare una trota in bilico sul bordo del lavandino.  È fondamentale non distrarsi mai. Il neonato medio non è in grado quasi di girarsi sul fianco, ma è perfettamente in grado, appena ti volti, di buttarsi giù dal fasciatoio facendoti il gesto dell’ombrello: pare che si allenino nella placenta, in quei nove mesi che passano sott’acqua. Dunque: tenere ben ferma la trota e sperare in bene.

3. Una volta spogliato il bambino, appare il pannolino contenente quello che Gadda chiamava “l’estruso”.  È il momento della verità. Si staccano due pezzi di scotch ai lati e il pannolino si apre. La zaffata è impressionante. È singolare cosa riesca a produrre un intestino tutto sommato vergine: cose del genere te le aspetteresti dall’intestino di Bukowski, non di tuo figlio. Ma tant’è: non c’è niente da fare. O meglio: si inventano tecniche di sopravvivenza. Io, ad esempio, mi son convinto che tutto sommato la merda dei bambini profuma di yogurt. Fateci caso: se non guardate potrebbe anche sembrare che vostro figlio si sia seduto su una confezione famiglia di Yomo doppia panna. Se guardate è più difficile. Ma senza guardare? Io con questo sistema sono riuscito ad ottenere ottimi risultati: adesso quando apro uno yogurt sento odor di merda.

4. Impugnare con la mano sinistra le caviglie del bambino e tirarlo su come una gallina. Con la destra aprire la confezione di salviettine profumate e prenderne una. Neanche il mago Silvan ci riuscirebbe: le salviettine vengono via solo a gruppi di ottanta. Scuotete allora il blocchetto fino a rimanere con tra le dita un numero inferiore a cinque salviette. A quel punto, di solito, la gallina-trota, stufa di stare appesa come un idiota, da uno strattone: se non vi cade, riuscirà comunque a spargere un po’ di cacca in giro. Tamponate ovunque con le salviettine profumate. Ritirate su il pollo e con gesto rapinoso pulite il sedere del bambino. Posate le salviettine usate nel pannolino e richiudetelo. A quel punto la vostra situazione è: nella mano sinistra un pollo-trota coi lineamenti di vostro figlio. Nella mano destra, una bomba chimica.

5. NON andate a buttare la bomba chimica: la trota scivolerebbe per terra. Quindi, posatela nei paraggi (la bomba, non la trota) registrando il curioso profumo di yogurt che si spande per l’aria. Senza mollare la presa con la mano sinistra, usate la destra per detergere a fondo e poi passate all’olio. Ve ne versate alcune gocce sulla mano. Esse scivoleranno immediatamente giù verso il polso, valicheranno il confine dei polsini, e da li spariranno nell’underground dei vostri vestiti. La sera ne troverete traccia nei calzini. Completamente lubrificati, passate alla Pasta di Fissan, un singolare prodotto nato da un amplesso tra la maionese Calvè e del gesso liquido, ne riempite il sedere del pollo e naturalmente ve ne distribuite variamente in giro per giacche, pantaloni, ecc. A quel punto avete praticamente finito. A quel punto il bambino fa pipì.

6. Il bambino non fa pipì a caso. La fa sul vostro maglione. Voi fate un istintivo salto indietro. Errore. La trota, finalmente libera, si butta giù dal fasciatoio. Ritirate su la trota e non raccontate mai alla mamma l’accaduto.

7. Prendere il pannolino nuovo. Capire qual è il lato davanti (di solito c’è una greca colorata che aiuta, facendovi sentire imbecilli). Inserire il pannolino tra le gambe del bambino e chiudere. Il sistema è stato studiato bene: due specie di pezzi di scotch e il pannolino si chiude. Si, ma quanto si chiude? Così é troppo stretto, così é troppo largo, così é troppo stretto, così è troppo largo. Si può arrivare anche ad una ventina di tentativi. È in quel momento che il bambino comincia ad intuire di avere un padre scemo: giustamente manifesta una certa delusione, cioè inizia gridare come un martire. Da qui in poi si fa tutto in apnea e in un bagno di sudore.

8. Nonostante i decibel espressi dal bambino, mantenere la calma e provare a rivestire il bambino. E’ questo il momento dei poussoir. Quando Dio cacciò gli uomini dal paradiso terrestre disse: partorirete con dolore e dovrete chiudere le tutine dei vostri figli con i poussoir. Per chiudere un poussoir bisogna avere: grandissimo sangue freddo, mira eccezionale, culo della madonna. Il numero di poussoir presente in una tutina è sorprendente e, perfidamente, dispari.

9. Se nonostante tutto riuscite a rivestire il bambino, avete praticamente finito. Vi ricordate che avete dimenticato il borotalco: il culetto si arrossirà. Pensate ai bambini in Africa e concludete: si arrosserà, e che sarà mai. Quindi prendete il bambino e lo riconsegnate alla mamma. Lei chiederà: ‘L’hai messo il borotalco?’. Voi direte: ‘Sì’. Con convinzione.

10. Ripercussioni fisiche e psichiche. Fisicamente, cambiare un pannolino, brucia le stesse calorie di una partita di tennis. Psichicamente il padre post-pannolino tende a sentirsi spaventosamente buono e in pace con se stesso. Per almeno tre ore è convinto di avere la nobiltà d’animo di Madre Teresa di Calcutta. Quando l’effetto svanisce, subentra un irresistibile desiderio di essere single, giovane, cretino e un po’ di destra. Alcuni si spingono fino a consultare il settore ‘Decappottabili’ su Gente & Motori.
Altri telefonano ad una ex-fidanzata e quando lei risponde mettono giù.
Pochi dicono che devono andare a comprare le sigarette, escono e poi, tragicamente, ritornano. In casa li avvolge la sicurezza del focolare, il tepore dei sentimenti sicuri e un singolare, acutissimo profumo di yogurt.

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6 risposte a Feste, neomamme & pannolini

  1. Alessandra 55 ha detto:

    ringrazio iddio di avermi dato un marito (di sinistra e/o di destra?) che mi ha assecondato nel desiderio … di non avere figli!!! mi sono persa qualcosa? beh, ora ho guadagnato in risate e lacrime agli occhi.
    grazie Lonza

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  2. rossodipersia ha detto:

    Semplicemente meraviglioso!!!!!! Chi è questo genio, lo voglio incontrare! 🙂

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  3. lillopercaso ha detto:

    AHAHAH!! (sigh!) Meditate, mammine, meditate.
    Fortunatamente il figlio m’è capitato tra cap’e collo da vecchia; le amiche, se ne avevano, li avevano da venti o trent’anni, e certo non avrebbero voluto sentirsi ricordare da me ciò che AVEVANO RIMOSSO!!!

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  4. lonza65 ha detto:

    a parte le neomamme, la festa è stata una figata: cibi ottimi e variegati, bevande a profusione dopo l’assunzione delle quali la socializzazione è andata a meraviglia.

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  5. Matelda Codagnone ha detto:

    Da scompiscio!!! Sempre geniale

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  6. alessandra di federico ha detto:

    ahahahahahha!!! ho le lacrime agli occhi….la mia trota non l’ha mai fatta che “profuma” di yogurt….a meno che si tratti di yogurt scaduto un paio di secoli fa!!! (bei tempi, però!!!)

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