Il Mostro Inviato alla Valle del Vasto

L’Abruzzo è una regione meravigliosa, ancora parzialmente ignota al turismo di massa, ma dal punto di vista toponomastico, è poco creativa.

Mi spiego meglio: c’è Ortona (sul mare) e anche Ortona dei Marsi (in montagna, in provincia de L’Aquila), c’è Barrea e Villetta Barrea, Lanciano e Passolanciano (che non c’entrano un kaiser l’uno con l’altro), c’è Casoli di Chieti e Casoli di Atri, Palena e Gessopalena, CanSano e CanZano (la differenza però non sta solo nella consonante ma nel tacchino, clicca qui per capire di cosa sto parlando), insomma ci siamo capiti.

E così, quando ho detto che sarei andata in escursione nella Valle del Vasto, gli amici (abruzzesi) mi hanno sperc****o alla grande, dicendo che dopo millemila anni che abito qui non ho ancora capito che a Vasto non ci sono valli ma solo cannolicchi. Ma chi di sperc*******o ferisce, di sperc*******o perisce (Matteo, 26, 52): infatti di Vasto non ce n’è uno solo.

Non giudicare l’escursione dai piloni

(sigla di Quark in sottofondo e vai) La valle del Vasto è una valle appenninica che si estende per una lunghezza di circa 12 km, ad un’altitudine di circa 1000 metri s.l.m. sul versante nord-occidentale del Gran Sasso d’Italia, nel territorio comunale de L’Aquila, ricompresa nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (fine sigla e fine scopiazzatura da Wikipedia).


Il Mostro Inviato, inveterato mtbiker e appassionato amante della Natura, accompagnato dal prode G. si reca di buon’ora al cimitero di Assergi (AQ) da dove, assieme agli amichetti di MTB Friends Abruzzo, si parte per un’escursione/esplorazione nella zona. Il setting iniziale non è dei più incoraggianti: cimitero in primo piano e prosaici piloni della A25 sullo sfondo. Ma come sempre succede in questa terra meravigliosa, basta fare poche centinaia di metri e da un ambiente fortemente antropizzato (oggi mi sento molto seguace di Folco Quilici) si passa a un paesaggio più naturale e maestoso. La lunga ma leggera salita passa a fianco della chiesetta di san Clemente per poi arrivare al borghetto di San Pietro della Jenca con annessa chiesa, dove Karol Woytila, già papa, soleva sostare in raccoglimento e in preghiera. Il fatto che preti e militari hanno i posti più belli d’Italia è confermato anche questa volta, infatti dalla piccola radura della chiesa lo sguardo spazia in un mare di verde pressochè incontaminato. La presenza di due barbecue in pietra a lato della piccola chiesa invece testimonia che oltre lo spirito, anche il corpo va nutrito e la statua del papa polacco immortalato nel momento che agita la frasca per ravvivare il fuoco è il punto di contatto ideale tra spirito e carne (alla brace).

Biker in vana attesa di un BBQ

Statale, carrareccia, single track, NO track

Dopo una sosta alla chiesa e visita al borghetto di San Pietro della Jenca, ripartiamo e percorriamo un pezzo di statale, lungo la quale incontriamo numerosi moto-biker, a dire la verità un po’ str****i e invadenti che ci hanno preso in giro, invece di riconoscerci come fratelli di due ruote. Non va bene così, cari moto-biker, la fratellanza deve funzionare sempre, con o senza motore.
Dopo un tratto noioso di strada asfaltata, arriva il momento di addentrarsi, riprendere il bosco e di iniziare la parte esplorativa dell’escursione. All’inizio il sentiero era visibile e largo, poi piano piano la traccia si è ristretta e sfilacciata in un single track e poi in un no-track, abbastanza impegnativo, sia per la pendenza ma soprattutto per la fauna circostante: sotto di noi un paio di cani che difendevano il gregge e sopra un paio di mucche in precario equilibrio sul ripido versante erboso. La mucca più vicina brucava tranquilla, con il tipico sguardo bovino – appunto – di mucca-che-guarda-il-biker, però se scivolava di noi non sarebbe rimasto molto. Per fortuna non è successo niente. Ma intanto, del sentiero, nessuna traccia. Nel vero senso della parola. Ormai eravamo troppo avanti per ritornare sui nostri passi e di fronte a noi si parava la selva oscura e intricata. Che fare?

Abbiamo toccato il fondo (e per fortuna)

Spronati dall’ineffabile Presidente, sempre ottimista e motivatore, abbiamo deciso di proseguire e con qualche difficoltà, dovuta alla boscaglia fitta che nascondeva il sentiero, siamo scesi di quota e abbiamo toccato il fondo della valletta. A volte (come in questo caso) toccare il fondo è consolante, perché significa che da qualche parte il sentiero riprende. E infatti, come nelle favole, dopo pochi metri si è aperta davanti a noi una radura incantata dove c’era anche un unicorno che si abbeverava al ruscello. Da lì in poi la carrareccia è ricomparsa fino ad un borgo bello e solitario (Masseria Cappelli) infestato da un gruppo di punkabbestia che bivaccava non autorizzato (e veniva multato dai carabinieri locali).
Dal borgo fino al punto di partenza dell’escursione è stata una botta di adrenalina pura: una lunghissima e divertentissima discesa in mezzo al bosco a velocità sostenuta (a dire la verità, un po’ più che sostenuta), che, per quanto è stata divertente, ci ha fatto dimenticare il faticoso fuori pista no-track.

Per recuperare le energie, per una volta abbiamo lasciato le tristissime maltodestrine e gel nella tasca dello zaino e ci siamo diretti a colpo sicuro al food truck ai piedi degli impianti di Assergi per un robusto panino con salsiccia, cicoria e formaggio. Pesante? Non direi, lo abbiamo digerito in un quarto d’ora.

Dal Vostro Mostro Inviato dalla Valle del Vasto è tutto.

Pubblicità

Una risposta a "Il Mostro Inviato alla Valle del Vasto"

Add yours

  1. Pauraaaa: certo che non ti avrei potuta seguire! Ma invece il prode Bepin si è unito al gruppo o vi ha aspettato al food truck, magari studiando qualche manuale su come rivoluzionare la logistica della cucina casalinga? Comunque complimenti, giovani esploratori coraggiosi!

    "Mi piace"

Che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

VERBA VOLANT

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

appetibilis .net

FOOD, DRINK & TRAVEL Inspiration

http://www.iocisonostata.com/

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

MADamando

Il blog dedicato alle “over-anta”, in cui si raccontano, senza prendersi troppo sul serio idee, sogni, moda, riti e miti dell’età di mezzo.

OCKstyle.com

Orsola Ciriello Kogan :: Wordsmith & Visual Storyteller

Le parole e le cose²

Letteratura e realtà

ideas.ted.com

Explore ideas worth spreading

Bufale e Dintorni

Bufale e dintorni, ovvero notizie false, ingannevoli, phishing, scam, spam. Diffondere le bufale è inutile, irrazionale e in alcuni casi, pericoloso.

zeronovantanove

Scritture low cost

Opinioni di un clown

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

Ghiga scrive di sera (e nemmeno sempre)

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

La disoccupazione ingegna

Sono disoccupata, sto cercando di smettere. Ma non mi svendo

Scarpe de Merda

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

SUCCESS

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

ildegardadibingen

Just another WordPress.com site

Rosso di Persia

La mia indipendenza è la mia forza, implica la solitudine che è la mia debolezza. (Pasolini)

Nine hours of separation

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

grafemi

segni, parole, significato

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: