Il Mostro Inviato al concerto di Tony Hadley

Sono stata bocciata per ben due volte (la prima con ignominia, la seconda per eccesso di zelo del prof, che è un modo elegante per dire che quel giorno gli giravano le balle ma lasciamo stare) all’esame di Lingua Inglese II ma dell’insegnante, il pacioso e rubizzo John Dodds, conservo un ricordo, alla fine, piacevole.

Non per meriti suoi ma di sua madre, insegnante di canto, che è stata la vocal coach di Tony Hadley, il mio mito di allora (metà anni ’80) e anche di adesso che è passata una vagonata di anni. Il buon Tony, dopo che gli Spandau Ballet si sono sciolti, ha intrapreso una dignitosa carriera solista come crooner e con bizzarre collaborazioni come quella col nostro Caparezza (Goodbye Malinconia) o con Arisa a Sanremo 2019 e gira il mondo in lungo e in largo con tournée infinite.

Poteva il Mostro Inviato mancare alla tappa pescarese del 40th Anniversary Tour, ad un tiro di schioppo da casa, in una meravigliosa serata di fine agosto, in compagnia della mitica Signoragiovanna – biografa non ufficiale di Tony – della preparatissima collega P. e di una moltitudine di gente amante della buona musica? Certo che no.

Gin and Tony reloaded

A ben otto anni di distanza dal concerto di Tony Hadley alla Settimana Mozartiana il Mostro Inviato si trova in piazza Salotto (o piazza della Rinascìta, come dice lui) in mezzo a un mare di gente, totalmente immemore del COVID. Nessuno si preoccupa più delle droplets, – ma vi ricordate che palle che ci hanno fatto con le droplets? – perché è estate, i media si occupano di altro, poi siamo tutti vaccinati e le droplets sono ritornate tra le pagine del Ragazzini e non ci fanno più paura.
L’età media è molto elevata, siano tutti ventenni della seconda metà degli anni 80, ma c’è anche qualcuno più giovane, forse qualche figlio/a a cui i genitori hanno fatto sentire a nastro album stupendi come Journeys to glory, Diamond, True, Parade e via discorrendo.

Dopo l’esibizione di Gobbi, un cantautore cesenate giovanissimo che non c’entra una ceppa con lo stile Spandau, che per educazione abbiamo ascoltato ma tenendo un occhio all’orologio e uno al backstage, finalmente arriva Tony. Sempre elegante nel suo completo da conducente di autocorriere, sempre energico ed empatico, irrompe sul palco con un’energia da rapper intonando Instinction e a seguire Highly Strung. Bene, la serata comincia con il ritmo giusto. Comincia anche con il grado alcolico giusto, perché il buon Tony sorseggia con regolarità “suo migliore amicio“, il bourbon whiskey che secondo me è il segreto per mantenere le corde vocali ben idratate e in una forma smagliante. Infatti a 62 anni suonati Tony gorgheggia senza affaticamento, solo qualche leggera defaillance sui tony (ahahaha) alti sapientemente camuffati da anni e anni di mestiere.

Un rilassato Tony al sound check (foto della Signoragiovanna)

To Cut A Long Story Short

Intanto in platea è festa grande. Il Mostro Inviato e le amiche cantano a squarciagola, ballano e sudano come fontane. Entusiasmo alle stelle, ma soprattutto gran voglia di condividere in presenza un momento così coinvolgente, dopo due anni di incontri su Meet, di videochiamate, di vita virtuale e di assenza di contatti fisici. Sì vabbé c’è sempre il Covid, ma alla gente sembra non importare.

La scaletta è fantastica: quasi tutto repertorio Spandau con qualche deviazione molto molto gradita (Radio Ga Ga). E allora vai con Only When You Live, I’ll Fly For You, Through The Barricades, Lifeline (con finale accennato a Live and Let Die, chicca solo per orecchie attente!) e altre ancora, in versioni molto essenziali – non c’è il sax tipico degli Spands ma va bene così. Gran finale con True (bellissima) ma noi aspettiamo tutti Gold, che arriva puntuale a chiudere una serata in cui ci siamo dimenticati di tutto: del covid, degli acciacchi dell’età, delle rogne del lavoro, dei parenti serpenti, di tutte quelle rotture di palle che ci affliggono quotidianamente e a cui spesso diamo troppa importanza.
La magia esiste e si chiama musica: fa scomparire lo squallore quotidiano e rimane lei a scaldarci il cuore.

Una risposta a "Il Mostro Inviato al concerto di Tony Hadley"

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  1. ciao Lonza, mi stai diventando “rimpiangina”! ti vedo ballare e cantare ai piedi del palco (ahahah non ci credo proprio). Piuttosto ti vedo analizzare il personale umano intorno, gli outfit improponibili, le SdM, e i pet di contorno. Con la musica nel cuore, d’accordo, ma l’occhietto attento! Evviva T.H.

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