Il Mostro Inviato nel paesaggio sonoro

Trieste, 26 luglio 2022 – Va molto di moda il paesaggio sonoro, il soundscape. Il Mostro Inviato, che è sempre sul pezzo, si è immolato per voi, cari venticinque lettori, e ha partecipato a un tour di turismo sonoro, accompagnato da (sedicente) guida dedicata e in compagnia di una ventina di persone.

Brevi cenni sul paesaggio sonoro (ma brevi proprio)

Il paesaggio sonoro è stato teorizzato dal compositore canadese Raymond Murray Schafer che coniò per primo l’espressione, vale a dire “un qualsiasi campo di studio acustico […], una composizione musicale, un programma radio o un ambiente. Così inteso, si riferisce innanzitutto all’ambiente acustico naturale, consistente nei suoni delle forze della natura e degli animali, inclusi gli uomini. È il campo di studio del design acustico.” Avrete sicuramente notato lo stile wikipidiesco, infatti la definizione è prelevata di peso con un brutale copiaeincolla (tutto attaccato) da Wikipedia.

Gli elementi del paesaggio sonoro sono la tonica di fondo (brusio indistinto a cui di solito non si fa attenzione, tipicamente, il traffico), i segnali (suoni uditi con coscienza), e le impronte sonore, cioè quei suoni tipici e unici di un luogo, che ne so, la campana tibetana del monastero buddista di Lhasa suonata da un monaco ottantenne al tramonto di un giorno di pioggia di un’estate di anno bisestile.

Questo per quanto riguarda la teoria. Tutto ciò viene spiegato, con qualche esempio, dalla guida sonora, una sedicente sound artist che pronuncia tuutte le paaarole in cörsivœ, sgranando i suoi occhioni neri e scuotendo la testa con regolari movimenti ondulatori, come i cani che si mettevano sulle cappelliere delle automobili negli anni ’70. Dopo un quarto d’ora bisogna smettere di guardarla altrimenti devi prendere una pastiglia di Xamamina per evitare la cinetosi. Parla con una gestualitá molto marcata, quasi istrionica, a voler riempire lo spazio intorno a sé e anche per farsi vedere (è alta un c4$$o e tre barattoli).

La via crucis sonora

Il tour sonoro di Trieste inizia alle tre di pomeriggio. Temperatura registrata: 36 gradi Celsius; temperatura percepita: altoforno delle acciaierie Krupp durante la fusione della Grande Berta. Il manipolo di ardimentosi si avvia verso la prima tappa, largo Odorico Panfili, davanti alla chiesa luterana e dietro le Poste Centrali, vale a dire una scatola di cemento e pietre infuocate. Qui l’esercizio è stare in silenzio e ascoltare la tonica di fondo. Che, nel 100% delle cittá italiane di medie dimensioni è il traffico. Nemmeno Venezia, dove le auto non ci sono ma i vaporetti e i motoscafi sì, sfugge a questa regola. Figuriamoci Trieste. Ma tu guarda che bella scoperta. Oltre a traffico, declinato nei modi piú vari, dal tubo di scappamento di Vespa 125 Primavera con gli iniettori sporchi al cicalino di retromarcia di furgone dei traslochi della ditta Servola Traslochi Internazionali (questa la capiscono in pochi), si inseriscono i segnali sonori: la sirena di un’ambulanza, un operaio che tira giú tutti i santi del calendario per motivi sconosciuti, il trillo di un cellulare. Bene. La vita del Mostro non è più la stessa, dopo questa rivelazione.

Anche Giovannin di Ponterosso è esterrefatto dalla scoperta dei suoni

Seconda tappa: piazzetta di Ponterosso, semi appartata. Temperatura registrata: sempre 36 gradi Celsius, percepita: corona solare durante una tempesta magnetica. Qui, indovina cosa si sente? Il traffico! Ma anche la gente che cammina e che parla. Frèchete cumbà che scoperta. Con la nostra limitata capacitá di raziocinio, non ci saremmo mai arrivati.

Già alla seconda stazione della via Crucis sonora ci siamo persi un po’ di persone, stroncate dalla calura e dalla rottura (di palle). Le successive stazioni, proprio come una via dolorosa, sono un crescendo di fatica e di sudorazione. La guida sonora continuava a farci scoprire le meraviglie del soundscape triestino: “oh quaaanta poeeesiua in questa scoreeeggia di picciuooone!, quanta passiooone in questo anziuaaano signuoooore tisico che scaracchia felice!” mentre i partecipanti, come in una ritirata di Russia a termometro invertito, uno dopo l’altro, si abbandonavano sfiniti e agonizzanti sugli asettici e pulitissimi marciapiedi triestini.

La fortuna aiuta gli Audaci (che se la filano all’inglese)

Gran finale in fondo al Molo Audace, dove la temperatura, sia reale che percepita è prossima alla fusione della materia in brodo primordiale, cioè 4.000 miliardi di gradi Celsius. I pochi superstiti, Mostro incluso, arrancano disidratati fino alle bitte ai lati del Molo. Il Mostro incautamente ci si è seduto sopra ed è stato come posare il lato b su una piastra a induzione accesa. A questo punto, il Mostro, che è sì diligente ma è anche sfinito, a metà Molo gira i tacchi e senza dire niente a nessuno, torna sui suoi passi e si dilegua tra la folla di turisti che affollano le Rive. Arriva al Caffè degli Specchi, ordina un Aperol spritz con tanto ghiaccio (il surplus di cubetti è stato necessario dopo la seduta sulla bitta) e riflette sull’esperienza appena conclusa.

Che cosa ha portato di nuovo questa passeggiata sonora? Sarà che il Mostro è attento di suo ai suoni, alla musica, ai rumori bianchi o colorati, sarà che il suono decontestualizzato non ispira granché, sarà che queste uscite vengono meglio con temperature comprese tra i 10 e 25 gradi Celsius, non è rimasto poi chissà quanto.

Trattasi di “cagata pazzesca” (cit.) o della nuova frontiera del turismo esperienziale? Only time will tell.

2 risposte a "Il Mostro Inviato nel paesaggio sonoro"

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  1. …ma poi come ci è arrivato il surplus di ghiaccio al tuo lato b accaldato (eufemismo)?
    Non oso immaginare il suono del sollievo: potrei citare il sommo Poeta, ma mi astengo per devozione ;-(
    Ultima domanda definitiva: ma quale masochistico motivo ti ha spinto a ciò?

    "Mi piace"

    1. ahahahaha il ghiaccio ci è arrivato facendo finta di urtare accidentalmente il bicchiere, il suono del ghiaccio a contatto de lato b è stato come quello di un ferro arroventato immerso in un secchio d’acqua, infine il masochistico motivo di questo delirio sonoro verrà spiegato nel prossimo post. Stay hungry, stay foolish (Jobs) Stay Tuned (Radio 105) Stay sciolto (Jacobs)

      "Mi piace"

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