Vieni avanti, creativo! – A Day In The Life of An Intern

Terza e ultima parte del racconto del tirocinio come grafica presso un’agenzia di comunicazione. Il periodo di stage è terminato ed è arrivato il momento di ricordare qualche dettaglio quotidiano e stilare un bilancio dell’esperienza.

Regole non scritte

In ogni azienda ci regole non scritte che però tutti conoscono e seguono. Un po’ le capisci da sola, un po’ te le spiegano prima i colleghi, se sono gentili; se sono strunz, ti mandano al massacro e si fanno tante belle risate alla faccia tua. Qui per fortuna è la prima delle due, sono bravi.

Però nessuno mi aveva detto che le sedie libere dalle nobili terga dei creativi non devono essere occupate da borse, zaini, zainetti, giacche, cappotti e quant’altro. Questa cosa capita anche perché non c’è altro posto dove poggiare gli effetti personali. Lo spiegone filosofico è che la sedia occupata da oggetti comunica ostilità, chiusura e scarsa ospitalità. Io vabbè, boh. Basterebbe chiedere di spostare la roba e credo che nessuno si tirerebbe indietro. Non è questa la sede per discutere, in fondo ognuno di noi è caduto dal seggiolone almeno una volta nella sua infanzia e ha riportato traumi di varia entità. Obbedisco di buon grado (la tirocinante non può fare altro) e in più informo che una famosa ditta di mobili ha provveduto a realizzare un oggetto rivoluzionario, chiamato ATTACCAPANNI, ideato e perfezionato per questi ambienti lavorativi. Metterne qualcuno in più farebbe schizzare la produttività alle stelle.

E anche oggi Illustrator lo usiamo domani

Speranzosa di applicare ad un contesto reale quanto imparato al famoso corso di grafica, mi presento con il basso profilo e l’umiltà di chi è assetato di conoscenza e si avvicina timidamente alla fonte del sapere grafico. La recondita speranza è che qualche briciola di Photoshop, Illustrator e InDesign cada dalla ricca mensa dei grafici. Rien à faire. A parte che la soglia della stanza dei grafici è uno stargate che, una volta che lo hai superato, non sai cosa ti può capitare, di lavori di grafica non se parla proprio perché ogni giorno cade sul mio riccioluto capino un’attività che non c’entra un kaiser con la grafica ma che potrei fare data la mia qualifica di traduttrice. C’è da tradurre il sito xyz? Ma facciamolo fare a Lorenza, tanto ci mette poco e POI si dedica alla grafica. Serve una comunicazione in inglese? Ci pensa Lorenza, tanto ci mette poco e POI si dedica alla grafica. C’è da scrivere la giustificazione per la scuola? Lorenza te la fa subito, tanto ci mette poco e POI si dedica alla grafica. E così sono passate le settimane. In un mese, non ho tirato una linea, ma go tirà tante rexìe (per la traduzione consultare il Galepin http://www.elgalepin.com) soprattutto perché le attività si sono moltiplicate come i gremlins sotto la pioggia, attraverso quello strumento del Maligno che è Asana.

Asana è un software per la gestione di progetti e delle risorse umane coinvolte. Mi è stato spiegato che il bello (si fa per dire) di questo strumento è che, se ci entri, “tutti sanno tutto”, anche se in quel progetto tu non c’entri per un belino. Va a finire quindi che il tuo cruscotto di comando è intasato di task (chiamarli “compiti” fa troppo scuola elementare, quindi vai con l’inglese pleonastico) di cui te ne interessa forse, ma dico forse, la metà. Un mare magnum di informazioni, di gente che chiede cose, si scambia file, si manda link. Un florilegio di task che tu pensi che siano completati e invece la mattina dopo si ripropongono come la peperonata perché qualcuno di notte li ha surrettiziamente riaperti. Il risultato è che poi alla fine le cose importanti per te si perdono nel casino generale, sotto a mucchi di informazioni ridondanti. Da ultima ruota del carro, la stagista non può riammollare task ma ne riceve a pioggia da chiunque, a partire dal grande capo – che, ironia della sorte, non usa Asana, ma i task te li riappioppa lo stesso – passando per la PM, la maggiore produttrice seriale di task (solitamente a mazzetti da dieci legati con l’elastico e sparati uno via l’altro tipo mitragliata ta ta ta ta ta), poi la Responsabile F&A, poi gli account, poi la segretaria e via via fino al ragazzo di Bartolini. Mi sento tanto come Nemecsek, l’unico soldato dell’esercito di generali dei Ragazzi della Pal: spero solo di non fare la stessa fine. Un’ultima cosa: asana in sanscrito significa “posizione” ma non è specificata quale, perché con il nuovo logo la spiega non serve.

Capricci informatici

L’unica cosa, ormai l’ho capito, che mi accomuna al mondo dei grafici, è la mia passione per il Mac. Potrei riempire l’equivalente di una Treccani con le ragioni che me lo fanno preferire al pc, ma ne basta una: il Mac funziona. Come la lavatrice o il tostapane, basta accenderlo e fa il suo dovere, sempre. Qui, a parte la riserva indiana protetta dei grafici, sono tutto adoratori del pc. E io no. E il pc la sente, questa mia repulsione ideologica e anche fisica nei suoi confronti e si vendica. Per esempio cambiando di sua iniziativa le impostazioni della tastiera da un giorno all’altro, impallandosi ogni quarto d’ora perché magari ho abbassato involontariamente lo schermo del portatile e quando lo rialzo, il pc inizia a fare domande inconsulte del tipo “Di chi sì lu fije?” oppure “Chi siete? Dove andate? Un fiorino!”

Dalla matita alla penna

E così, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, i task di grafica promessi non sono mai arrivati ma in compenso mi sono stati assegnati i lavori da copywriter. Il copywriter, per gli amici solo copy, è colui (nel mio caso, colei) che si occupa di redigere testi che abbiano un minimo di senso compiuto, scritti in un italiano appena decente. Quindi sono passata dalla comfort zone della traduzione alle acque libere della content creation. A dirla tutta, è parecchio divertente, anche se di strada da fare ne ho ancora tanta. La Federazione Italiana Copywriter Autori Testi e Affini (F.I.C.A.T.A.) ha infatti organizzato la categoria in tre livelli di expertise:

  • Livello Beginner: La Rava e La Fava Word Shuffler. A questo livello iniziale il copy si limita a riformulare un testo già prodotto (la Rava e la Fava, appunto) shakerando virgole, parole e accenti precedentemente collocati sul foglio a pene di segugio. Al contrario che in aritmetica, qui, cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto cambia. Tra “non ho nessuno scopo e sono felice” e “non ho nessuno, scopo e sono felice” passano due Weltanschauung diverse come il giorno dalla notte. Se per esempio dico a N. che è una vecchia amica, questa si lusingherà (forse); ma se le dico che è un’amica vecchia, mi percuoterà con un bastone nodoso (sicuramente). Il fisico longilineo del tanghèro non preclude al frequentatore di milongas di essere anche un tánghero, se egli è persona dai modi rozzi e villani.
  • Livello Advanced: Supercazzola Media Developer. Una volta che il copy si è impadronito delle tecniche di word mixology, passa al livello di sviluppatore di Supercazzola. Sulla base di un copy (testo) già presente, il copy (persona) sviluppa pensieri e considerazioni in linea con quanto già espresso, però con un piccolo margine di originalità, sempre comunque all’interno del copy di partenza. Senza copyare troppo. In più armonizza il contenuto per le varie piattaforme social. Per Facebook: “Bella raga! venite tutto all’evento xxx, ci divertiremo una cifra! (e una valanga di emoticon). Per LinkedIn: “L’evento xxx è alle porte. Una imperdibile opportunità per fare networking e aumentare la visibilità del tuo brand”. Per Instagram: “Partecipa a xxx. Link in bio”.
  • Livello Pro: Aria Fritta Content Creator. L’asticella della performance creativa del copywriter si alza al massimo livello con il profilo del Creatore di Contenuti (che già, come richiamo biblico, mette giusto un filo di pressione psicologica). A questo livello il copywriter ha interiorizzato le skill dei livelli precedenti ed è in grado di produrre, a briglia sciolta, testi di varia natura concernenti la QUALSIASI: finte interviste, presentazioni di progetti, post per i social, giustificazioni scolastiche, articoli di blog, avvisi condominiali, discorsi per autorità, ricette di timballo, bandi per concorsi pubblici nebbiosi come fumerie di oppio, biglietti di auguri e telegrammi di condoglianze/felicitazioni.

Finale di partita (e di stage)

Ebbene, dopo un mese di tirocinio bisogna essere realistici e accettare la sconfitta: il mondo ha un grafico in meno (e questo è sicuramente un bene) ma ha un beginner copywriter in più (e questo è un male).

Fine del resoconto. Grazie per la lettura!


P.S. Anche se è vero che Illustrator al tirocinio non l’ho mai usato, a casa facevo gli esercizi per evitare di dimenticare tutto.

2 risposte a "Vieni avanti, creativo! – A Day In The Life of An Intern"

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  1. Ecco, devo dire che hai espresso sul “foglio” la linguistica da copy, rendendo il tuo pezzo “giusto” per il contesto!
    Stavolta ho riso meno, ma com-patito di più…
    Però Lorenza: una serie di voli pindarici, di citazioni da “cose, canzoni, miti, film,….” di iperboli incomprensibili al colto e all’inclito, lo sai bene da quale maestro apprenderle!
    Ciro, Ciro, Ciro
    e non aggiungo altro

    "Mi piace"

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