Il nonnominkia

Come promesso/minacciato nel post precedente, mi accingo a delineare, per quei pochi che ancora non la conoscono, la figura del nonnominkia. Prima di entrare nel merito del personaggio, è necessario fare un passo indietro per uno spiegone sull’etimo del nome (non l’intimo, l’etimo).

Il sito della Treccani, fonte autorevole, mica pizza e fichi, riporta il neologismo bimbominkia definendolo “giovane utente dei siti di relazione sociale che si caratterizza, spesso in un quadro di precaria competenza linguistica e scarso spessore culturale, per un uso marcato di elementi tipici della scrittura enfatica, espressiva e ludica (grafie simboliche e contratte, emoticon, ecc.).” Il che, tradotto in lingua corrente, definisce il soggetto un fancazzista ignorante incollato allo schermo del computer H24 con spiccata tendenza ad ingigantire qualsiasi fatto o evento che pertiene al suo limitato mondo in un’ottica autoreferenziale esprimendosi in modo bambolesco e primitivo.

Se tutto ciò è irritante ma, forse (ma non poi tanto alla fine) scusabile in virtù dell’immaturità insita nella giovane età, diventa insostenibile in persone di età avanzata e, almeno in linea teorica, mature e responsabili. Ladies and gentlemen, è nato il nonnominkia.

Fenomenologia del nonnominkia

Il nonnominkia – d’ora in poi nmk – è un utente di scarsa alfabetizzazione generale e ancora di più esigua istruzione informatica che infesta il web e in particolare i siti di relazione sociale. La parola “nonno” non deve trarre in inganno, perché se è vero che la maggior parte dei nmk è nella fascia 55-75 e anche oltre, è anche vero che esistono nmk di trent’anni e anche meno. Più che una classe anagrafica, è una categoria dello spirito. Predilige il social network Facebook, ormai di pertinenza esclusiva di gente âgée, (relativamente) intuitivo da usare e strumento ideale per dare la stura ai ricordi del passato, argomento in cui il nmk sguazza felice come una paperella in uno stagno. Fa parte di gruppi del tipo “Sei di Roccacannuccia se…” in cui posta implacabile foto di gruppi parrocchiali di trenta o quaranta anni prima e chiede: “chi si riconosce in questa foto?” con la speranza che qualcuno si ricordi di lui. Ovvio che nessuno ha la benché vaga memoria di lui (o lei) ma lui (o lei) imperterrito continua a pubblicare e a sfrangere le gonadi. Un’altra passione del nmk sono quelle pagine del filone nostalgia come “Se eri un bambino negli anni ’50 ’60 ’70 devi leggere…” alle quali partecipa attivamente con commenti del tipo “si stava meglio quando si stava peggio”, “una volta sì che si studiava/lavorava/divertiva” e banalità di un qualunquismo deprimente.

Ma il vero reame del nmk è whatsapp, che con la sua estrema facilità d’uso, nelle sue mani diventa un’arma di distruzione (delle nostre palle) di massa.

Unicuique nonnominchiam suum

Tutti noi – tutti, senza esclusione – abbiamo tra i nostri contatti uno o più nonnominkia. È quello che manda improbabili illustrazioni di barboncini rosa infiocchettati che ti guardano con occhi lacrimosi e ti dicono “BUONGIORNISSSIMO; KAFFEEE?!?!” oppure leprottini dalle zampotte pucciose e dalla pelliccia morbidosa che ti chiedono “MA NON SONO TUTTO DA ABBRACIAREEEE?!?” scritto con una “c” sola perché l’ortografia è un optional. Il nmk di rado scrive pensieri propri, piuttosto inoltra (è più facile) e se scrive, urla perché SCRIVE SEMPRE IN MAIUSCOLO, sostituisce spesso la “c” dura con la kappa, forse perché anzi xké gli sembra più alla moda. Una volta ho chiesto a uno di questi nmk cosa fa nel tempo libero che recupera scrivendo “kiamami” invece di “chiamami” e via dicendo. Sono anni che non mi skrive più: averlo saputo prima… Come Totò nella meravigliosa scena della lettera in Totò, Peppino e la malafemmina, usa la punteggiatura abundantis in adbundandum (sic) cioè a kazzo di kane, e in generale ha un uso skriteriato dell’italiano. Ad esempio, quanti messaggi di “Buon Natale HA tutti!!!!!!!” abbiamo ricevuto da kuesti soggetti? (Vedete? Già solo scrivere dei nmk mi fa prendere il loro stesso stile nonnominkiesco, ma basta leggere un canto della Divina Commedia l’ortografia si sistema da sola).

Il nmk è un appassionato inoltratore di catene di sant’Antonio (e di tutti i santi del calendario) nonché vittima preferita delle numerose bufale che girano in rete. Ogni volta che vedo l’anteprima del messaggio che recita: Mi hanno chiesto di diffonderlo, serve URGENTEMENTE sangue di unicorno RH Z ⩲ per un leprecauno che sta molto male… oppure quando leggo “IMPORTANTE! LEGGI SUBITO!!!! da domani whatsapp sarà a pagamento…” so già che posso buttare il messaggio senza nemmeno aprirlo. E sono strasicura che sant’Antonio – al quale tra l’altro sono molto affezionata perché è il Santo della mia città – ha le scatole piene di essere tirato in ballo per queste stronzate e sono altresì certa che le catene (ma quelle di ferro, belle toste) le darebbe volentieri sui denti di quelli che non hanno altro da fare che mandare in giro queste idiozie.

Religione e fumetti

Tra le varie tipologie di nmk da whatsapp mi preme farne presente un paio. La prima è il nmk a sfondo religioso: manda regolarmente promemoria di auguri per le feste comandate – ma questo è facile, lo facciamo tutti! Però lui è affetto da auguratio praecox e inizia dall’antivigilia con “Buon 23 dicembre! domani è la vigilia di Natale, auguri!” oppure, all’approssimarsi della Pasqua parte con “Buon Mercoledì delle Ceneri,” poi ti augura Buona Settimana Santa in blocco e speri che muoia lì. Invece ogni giorno ti ricorda che “Oggi è lunedì/martedì/mercoledì ecc. santo, auguri”. Quando arriva finalmente domenica, l’unica cosa che ti viene in mente è prendere un lanciafiamme e liquefare lo smartphone, trattamento che vorresti invece applicare al solerte nmk religioso. Finite le feste attacca con gli auguri di buon onomastico a ogni singolo santo del calendario: “Oggi è San Cazziano Apostolo!!!!! Augurissimi a tutti i Cazziano che conosco!” (nessuno, ma va bene lo stesso).

L’altro tipo di nmk da whatsapp è il cazzaro fumettista, il quale utilizza le vignette dei fumetti, di solito i Peanuts e Mafalda vanno forte, per mandare messaggi che di solito hanno a che fare con la necessità di andare in ferie, con la suocera, con il capufficio, con l’insopportabilità del coniuge e avanti di questo passo. Sono la versione digitale di quegli orrendi souvenir che si trovano negli autogrill, con la differenza che quelli fisici li eviti facilmente, questi invece ti intasano il telefono in continuazione.

Tecniche di sopravvivenza

Come per i gruppi whatsapp, il bon ton suggerisce di mantenere nella rubrica queste calamità digitali anche se sono gradevoli come un chilo di sabbia umida nelle mutande. Per neutralizzare l’ondata di figurine pucciose, la regola d’oro è IGNORARLE. Mai dare seguito a un invio di auguri per Santa Godefrida, altrimenti poi arrivano gli auguri per San Corbiniano e Santa Trofimena martire e chissà quanti altri. L’indifferenza è l’arma vincente, anche il nonnominkia più accanito, alla lunga (ma molto alla lunga) si affloscia, se non ha riscontro. L’opzione Archivia chat su whatsapp è un elegante escamotage per evitare l’apparizione a ogni ora di gattini attorniati da cuoricini mentre su Facebook la spunta su “Non seguire più” è la soluzione pilatesca per salvare capra (il contatto pernicioso) e cavoli (la buona educazione digitale). Anche se, quando si arriva allo stremo – perché lo stremo arriva, eccome se arriva – un bel vaff*n*q ben calibrato e assestato risolverebbe molte cose.

Ma non si può.

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