I gruppi WhatsApp

L’anno scorso ho pubblicato pochissimi post. Un po’ perché non avevo gran che da scrivere, un po’ perché sono stata distratta da altro, un altro po’ perché la scrittura va a periodi. Ci sono momenti in cui i tasti friggono sotto le dita, altre volte in cui i polpastrelli aleggiano sulla tastiera e non atterrano mai per comporre un pensiero, esternare una riflessione, raccontare un fatto.

Per il 2022 ho espresso il classico buon proposito e cioé: scrivere di più. Per chi legge potrebbe essere una specie di punizione ma basta evitare il blog e vivi tranquillo. Poi ho anche deciso di evitare i post lunghi e “pensati” e scrivere di getto, senza troppa rileccatura, diretti & scorretti sia grammaticalmente che politicamente (diciamolo, il politically correct ha rotto le balle).

Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate in un gruppo

Sono fermamente convinta che i gruppi whatsapp siano il MALE ASSOLUTO. Considerato il loro sconsiderato uso, sembra che l’umanità non voglia fare altro che raggrupparsi (virtualmente), mentre invece nella realtà non sopportiamo nella stessa stanza nemmeno la presenza del nostro gatto.

Abiti in un condominio? nasce il gruppo “Coinquilini di via Edmondo Stroppolodini 28”. Hai figli? sei iscritto d’ufficio al gruppo “Genitori Scuola Elementare Rocco Scotellaro” e al gruppo “Scuola Calcio Diegoarmandomaradona” (tutto attaccato). Ti sei iscritto a un corso di campana tibetana con elementi di briscola chiamata? Vieni incluso di default nel gruppo “Nepal e arcamadonna a raffica”. Qualsiasi attività che coinvolga più di tre persone ha il suo gruppo w/app. Ogni volta che tu, povero malcapitato, vieni aggiunto alla lista, l’Amministratore ti ammonisce di non intasare il gruppo con informazioni inutili, con argomenti fuori contesto e con video e foto a ripetizione. Queste precauzioni durano più o meno tre giorni, dopo i quali si scatena il Far West digitale.

traffico giornaliero su Whatsapp

Tipi da chat

In ogni gruppo c’è IL FOTOGRAFO, colui o colei che inizia a pubblicare quaranta foto in sequenza ta-ta-ta-ta-ta (ad esempio della seduta di allenamento della suddetta Scuola Calcio): tutte uguali, tutte brutte, tutte sfuocate tranne quella dove c’è il proprio pargolo che si esibisce in un rovinoso capitombolo a pelle di leone che per il genitore ha lo stesso stile impeccabile delle rovesciata di Carlo Parola. Subito a cascata ne arrivano altre duecento da ogni genitore: tutte uguali, tutte brutte, tutte sfuocate tranne quella eccetera eccetera. Poi c’è IL SOBILLATORE, quello che innesca la polemica per qualsiasi inezia. Di solito sono le femmine ad innescare la polemica, va detto per onestà intellettuale, ma anche i maschi non sono da meno. Litigare per iscritto è la cosa più difficile del mondo, perché nessuno di noi ha la proprietà di linguaggio di Manzoni, quindi più spesso che no quello che viene scritto è frainteso, facendo degenerare la discussione in lunghi pipponi spesso incomprensibili. Ricordiamo che il fraintendimento è l’anticamera del conflitto e del duello all’ultimo sangue, anzi no, all’ultimo messaggio. In questo è maestro L’IRRIDUCIBILE, quello che deve sempre avere l’ultima parola, con estenuanti batti e ribatti fino a quando il perdente si addormenta con il telefono in mano dopo cinque ore di messaggistica inutile e lui, l’Irriducibile, chiude soddisfatto la chat perché dopo di lui, non è rimasto nessuno. In ogni gruppo c’è IL CAZZARO, anzi spesso più di uno, che è addetto a buttare in vacca ogni argomento pubblicando vignette, clip o foto che dovrebbero riappacificare gli animi e invece ottengono l’esatto effetto contrario. Suo esatto opposto è IL PESANTONE, quello che filosofeggia su qualsiasi cosa e porta a un livello di profondità inutile anche la decisione di andare a mangiare una pizza tutti insieme.

E qui arriviamo all’ORGANIZZATORE, colui o colei che, animato da spirito ecumenico, si prende la briga di chiedere a tutti la disponibilità per la famosa pizzata. All’inizio tutti dicono “ogni giorno per me va bene” e poi, lentamente, uno alla volta scrivono “non questo venerdì perché ho la riunione di condominio”, non questo giovedì “perché ho yoga”, non quest’altro sabato “perché mi devo tagliare le unghie dei piedi”. E via via, tutti hanno un c4$$0 qualsiasi che li impegna per cui l’organizzatore, se è uno di polso, trova un giorno in cui la maggioranza è disponibile e ferma il giorno (tirandosi dietro le immancabili ire degli esclusi). Se invece è un mite fautore della partecipazione massiva, cercherà invano di trovare un giorno che vada bene a tutti. So per certo che ci sono gruppi che stanno ancora cercando di organizzare la cena di Natale del 2016. Non ci sono ancora riusciti. Infine il peggiore di tutti, IL VOCALIST. Lo riconosci subito per strada perché tiene il telefono orizzontale all’altezza della bocca e lascia messaggi di almeno dieci minuti (di solito senza un senso compiuto) con voce ansimante (perchè cammina mentre parla) o con rumore di fondo fortissimo e tu che ascolti non capisci niente. Ti chiede sempre scusa perché manda il vocale in quanto impossibilitato a digitare. Ma non può mai digitare, a giudicare dal numero esorbitante di messaggi audio che manda. A volte potrebbe essere utile ricordargli che può ANCHE telefonare.

Troppi gruppi confondono e non è infrequente trovare messaggi assolutamente slegati da ogni logica in gruppi che hanno altri scopi sociali rispetto all’argomento trattato. Dopo un po’ che ti arrovelli a cercare di capire quello che leggi, arriva il messaggio “scusate, ho sbagliato chat”. Fa niente se scrivi “domani sera la lezione di campana tibetana è sospesa” sulla chat della scuola elementare, ma se mandi foto del calendario da officina meccanica sulla chat della parrocchia, ecco allora le cose si complicano un po’. Quindi, regola aurea dei gruppi è: digitare sempre concentratissimi e non mentre si guida o si fa altro.

Se mi lasci non vale? Vale, vale…

Il bon ton digitale prevede che non bisogna uscire dai gruppi whatsapp perché è maleducazione.

Non sono d’accordo. Perché mi devo macerare le gonadi a leggere le litigate di due che magari conosco a malapena? Quale vantaggio traggo dal sapere l’ultimo pettegolezzo sul maestro di campana tibetana, scappato in Uzbekistan con un geometra del catasto? No, se gli svantaggi superano i benefici (cioè quasi sempre) lasciare i gruppi si DEVE, per la propria incolumità psichica. Certo, bisogna farlo con eleganza, evitare di andarsene senza dire niente, che equivale, nella vita reale, a sbattere la porta con violenza. Conviene annunciare la propria “dipartita” (suona male, lo so) soprattutto se magari nel gruppo c’è una persona o più che ci interessano o che riteniamo importanti.

Perché, al settantaduesimo BUONGIORNISSIMO, KAFFEEE?!? (scritto maiuscolo con venti S, diciotto E e tre righe di punti esclamativi/interrogativi) anche la persona più mite della terra vorrebbe trasformarsi in Bill Foster/Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia.

E lo strazio del BUONGIORNISSIMO, KAFFEEE?!? ci porta a un’altra piaga digitale del nostro tempo: il NONNOMINKIA.

Ci sentiamo presto. Stay tuned.

5 risposte a "I gruppi WhatsApp"

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  1. Manca una categoria!! Forse la più bastarda, cioè quelli che leggono tutto e non rispondono MAI, nemmeno quando c’è necessità di sapere il pensiero di tutti xchè non si tratta di gattini glitterati ma di risposte da dare alla scuola o magari una raccolta di soldi a cui aderire o meno (liberissimi di dire no, ma caspita diteloooo!!)

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