Il Mostro Inviato a (quasi) San Gabriele dell’Addolorata

Anche per chi non è un fervente religioso, andare in pellegrinaggio è un atto di devozione e tradizione che nella vita bisogna fare almeno una volta, se non altro per immedesimarsi nello spirito del territorio, perché si sa che nullus locus sine genio. C’è la serie A del turismo religioso, mete conosciute in tutta Italia e anche nel mondo, tipo Roma, Assisi, Padova, Cascia e poi ci sono i pellegrinaggi a raggio corto, quei santuari locali ai quali sono devoti gli abitanti di un’area più o meno ampia, come il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata a Isola del Gran Sasso, in provincia di Teramo. Il Mostro Inviato vive in Abruzzo da tantissimi anni e ha sempre sentito parlare di questo San Gabriele, anzi Capriele, ma non c’è mai stata la possibilità di andarci. Quale miglior occasione per colmare questa lacuna, andando in pellegrinaggio, per di più in mountain bike, assieme agli amici di MTB FRIENDS ABRUZZO? Easier said than done, ma ci proviamo.

Pulmino sì, pulmino no, pulmino bum

Dalla costa adriatica al Santuario sono circa 70 km, quindi andata e ritorno fa 140, il che con la MTB, per una pippa come il Mostro, è un po’ troppo. La soluzione ci sarebbe, cioè il pick-up con il pulmino attrezzato per portare indietro i biker pippe e relative bici. Infatti la solerte organizzazione avrebbe anche trovato un mezzo idoneo, ma la scarsissima adesione alla proposta ha fatto saltare l’accordo, per cui o centoquaranta chilometri o niente. In più c’è stato anche lo scisma, giusto per restare nel lessico religioso, degli eretici della strada, i quali nonostante siano iscritti a un’associazione di MTB, si ostinano a usare la bici da corsa. I ciclisti da strada sono una categoria a parte, per loro un’uscita sotto i 100 km e con meno di 2000 m di dislivello è una passeggiata per pensionati che mai si abbasserebbero a compiere, vivono una relazione simbiotica ed esclusiva con il Garmin Edge e se li incontri in qualsiasi circostanza, dal funerale della suocera alla cena aziendale, ti parlano solo ed esclusivamente di watt, cadenza, rapporti (non sessuali), telai in carbonio e cerchi in lega di titanio rinforzati con la kriptonite.

Il manipolo degli eretici della bdc, questo va detto per onestà intellettuale, da subito ha dichiarato di voler fare il giro completo, mentre tra i mountain biker, a livello decisionale, le idee erano poche e ben confuse. Chi voleva andare in bici ma non voleva il pulmino, chi ha detto di sì e poi ci ha ripensato, chi ha detto di no e poi di sì, chi si è organizzato per il ritorno ricattando parenti e amici, insomma, entropia diffusa. Allora a qualcuno è venuto in mente di proporre un compromesso: pedalare per un tratto in direzione santuario e poi ritornare sulla costa passando per Atri, un ridente paesello – ma cosa avrà mai da ridere un paese – a pochi chilometri dal mare. Dopo una settimana estenuante di messaggi whatsapp di tira e molla, vengo io che vieni tu, chi la vuole cotta, chi la vuole cruda, partiamo presto, no partiamo più tardi, è stata raggiunta finalmente la quadra. Un parto quadrigemellare è sicuramente più veloce e meno destabilizzante sotto il profilo psicologico. Ma bando alle ciance e si va.

La banda dei MTBikers

Al punto di ritrovo eravamo in nove, di cui tre Ruote Rosa (non chiamiamole più Quote Rosa, per favore). Si parte con bel tratto in salita, ma comodo, su asfalto per poi prendere il lungo Piomba, immergersi nella Natura e nel paesaggio incantevole che solo l’Abruzzo offre. Nei pressi di Villa Bozza due eroi si staccano dal gruppo per proseguire verso il Santuario, mentre il gruppetto rientra verso Atri, dove c’è addirittura la banda che ci attende, nei pressi della fontanella. Sosta doverosa al bar della piazza della Cattedrale, con caffè gentilmente offerto dall’impareggiabile guida e poi via, discesa a pallettone, tra i calanchi e le colline atriane, verso Treciminiere e la costa.

L’Isola dei devoti (alle due ruote)

E gli scismatici della bdc? Agguerriti e carichi di energie, si sono instradati di buon’ora lungo l’itinerario convenuto e cioè Penne, Farindola, Rigopiano, discesone a palla fino a Castelli e poi finalmente Isola del Gran Sasso e il Santuario. Il Mostro Inviato pensava che fossero tutti animati da un forte anelito mistico, ma le evidenze fotografiche che loro stessi hanno inviato, smentiscono l’ipotesi iniziale. Bisogna sapere che in Abruzzo, dove c’è fede, c’è anche il camioncino della porchetta, perché il pellegrino va nutrito sì nello spirito, ma anche (e soprattutto) nel corpo. In particolare, pare che per il ciclista/pellegrino il panino con la porchetta sia il ricostituente ideale, affermazione suffragata peraltro da fior di studi scientifici.

L’UCI sta per inserire il panino con la porchetta tra le sostanze dopanti

Ma poi, alla fine della fiera, bici da corsa o mountan bike, l’importante è aver trascorso una giornata meravigliosa in luoghi splendidi e in ottima compagnia. E pazienza se noi MTBiker non siamo arrivati da San Gabriele. Ci riproveremo l’anno prossimo, confidando nella forza del gruppo e possibilmente in un pulmino che ci riporti a casa.

Dal Mostro Inviato è tutto.

Il paesaggio nei dintorni di Atri

2 risposte a "Il Mostro Inviato a (quasi) San Gabriele dell’Addolorata"

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  1. cara Lonza, mi fai sempre sorridere (anzi no, proprio ridere di gusto) e di ciò ti ringrazio. Per come la racconti tu, anch’io con la mia e-bike, munita di comodi borsoni posteriori, avrei potuto fare il “breve” percorso delle Ruote Rosa. E che sono poi due salitelle per una bici con batteria incorporata…?
    Va beh ti leggo per intanto, e sogno che un giorno ce la farò! e sor-rido e ti ringrazio!
    W l’Abruzzo e la porchetta!

    "Mi piace"

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