Sanremo Story o anche Oxeide – 4 e ultima parte 2011-2020

Riassunto delle puntate precedenti: Sanremo e Anna Oxa fanno parte del mio substrato cultural-pop-musicale. Perché se è vero che siamo ciò che mangiamo, siamo anche quello che vediamo e soprattutto ascoltiamo.


L’edizione del 2011 del Festival è l’ultima alla quale Annina nostra partecipa con un brano che poi sarà inserito nell’album Proxima – Sanremo Edition. Data la passione per l’autoreferenzialità della nostra amata, pensavo lo intitolasse PrOXAma, ma invece no. Peccato, perché di Oxa ce n’è tanta, e tanti sono i gioielli che questo cd contiene, uno per tutti Apri gli occhi, che però non è presentato a Sanremo dove invece, secondo me, avrebbe fatto il botto. Si presenta sul palco con una mise essenziale che ricorda un installatore di fibre ottiche vestito da anime giapponese, capelli neri sparati e come sempre, grande, grandissima, ineguagliata presenza scenica. Canta con uno stile piuttosto energico il pezzo La mia anima d’uomo (Imerico-Oxa-Pacco) (Siamo noi questo viaggio/Questo posto è una favola vuota/Che ti mostra la sua copertina/Dove tutto è una botta di vita/Dove al cielo si chiede perdono e fortuna/E coraggio… si va… si fa!) che mette alla frusta le sue meravigliose corde vocali, fatte probabilmente di titanio. La canzone è molto radiofonica, ha un bel tiro però per questo Sanremo non basta. Non sarà finalista ma per lei che ha sempre detto di non tenere in considerazione la gara, è un dettaglio. A noi fan fa piacere vederla sul palco perché è una botta di energia notevole. Vincerà il Festival una vecchia conoscenza di Annina, il professor Vecchioni Roberto con Chiamami ancora amore, canzone un po’ retorica ma in linea con lo stile sanremese. Secondo posto per Emma e i Modà con Arriverà e terzo Al Bano con Amanda è libera (l’originalità vola alta, senti qua Amanda è libera come una rondine/Sopra le nuvole della sua ingenuità mentre la musica è un mischiozzo di così tanto plagi che poi alla fine ne perdi il conto). Spunta Raphael Gualazzi (Follia d’amore), qua e là qualche bella canzone come quella di Luca Madonia con Franco Battiato (L’alieno), peccato che poi non è più sentito (Madonia, intendo). Si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia e poteva Sanremo perdere l’occasione di caricare la manifestazione di una qualche tonnellata di enfasi in più? Ma certo che no. Per l’occasione i Big in gara si sfidano reinterpretando una canzone storica del repertorio italiano che il pubblico poi voterà. Annina riesce nel miracolo di farmi ascoltare con piacere e apprezzare il motivo più sputtanato della storia della canzone italiana, che da stereotipo pizza-spaghetti-mandolino diventa un’opera rock. Canta nientemeno cheO sole mio, mica cotica cumpà, la spoglia di tutta la melassa retorica e gorgheggiante e la riveste di sonorità avveniristiche in un crescendo di voce, chitarre, violini in un tripudio di effetti speciali visivi tipo tempesta solare (eh eh eh anche i dettagli sono importanti) e gran scasinamento finale di vocalizzi alla Björk, coretti trionfali, schitarrate in sottofondo, con citazione finale it’s now or never di Elvis the Pelvis. Per me ‘O sole mio è solo questa versione, in una performance di una aliena bellissima (The (Wo)man Who Fell To The Earth, giusto per citare qualcuno che di trasformismo ne sa qualcosa) con una voce meravigliosa. Vince questa gara nella gara l’immarcescibile Al Bano con Va’ pensiero, coro del Nabucco che diventa una caricatura musicale, stuprato da un arrangiamento porno-pop. Il Cigno di Busseto si sta ancora rivoltando nella tomba da quel dì. La seconda Morte del Cigno, mi verrebbe da dire.

Gli ultimi dieci anni del Festival sono storia recente. Nella conduzione si instaura la tradizione della “doppietta”, cioè the chosen one di turno presenta due edizioni di fila e poi avanti un altro: Gianni Morandi (2011 e 2012), Fabio Fazio e Luciana Littizzetto (2013 e 2014), Carlo Conti con un tris (2015, 2016 e 2017), Claudio Baglioni (2018 e 2019) e Amadeus che l’ha presentato quest’anno ed è stato opzionato per l’anno prossimo, al netto delle ripercussioni che il COVID avrà sulla manifestazione. Le serate si allungano a dismisura, si sfora sempre oltre orari improponibili, con il Dopofestival si arriva a mattina. L’intervento massiccio degli sponsor allunga i tempi a dismisura (e allunga anche le nostre palle). In buona sostanza il Festival è diventato un lungo spot pubblicitario interrotto, ogni tanto, da qualche canzone. L’avvento dei social e della tv on demand ha stravolto il modo di fruizione dell’evento. E direi anche per fortuna: chi ce l’ha più (ammesso di averlo mai avuto) il fisico per reggere quattro ore di trasmissione per cinque giorni consecutivi? Quello che non vedi la sera prima, te lo ritrovi il giorno dopo sulle piattaforme digitali, sui social, sulle testate on line dei quotidiani, in comode clip da digerire subito e da trasformare in tormentoni visivi. Ve lo ricordate il “che succede?” di Morgan di quest’anno? Quanti meme, gif, clip taroccate ha prodotto il Bugo-gate? Le brutte intenzioni, la maleducazione, la tua brutta figura di ieri sera, la tua ingratitudine, la tua arroganza, fai ciò che vuoi mettendo i piedi in testa sono parole che abbiamo sentito declinate in migliaia di versioni, in un loop audio-visivo senza fine. Il tradizionale gruppo d’ascolto in carne ed ossa ha lasciato il posto a quello virtuale. Si perde la fisicità del conclave ristretto ma si acquista l’universalità del bacino d’utenza e di interazione. Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno e oltre, chiunque si può collegare con chiunque e commentare in diretta. Facebook e Twitter – un social che non ho mai capito bene e che rispolvero solo in occasione di Sanremo – forniscono un ambiente estremamente adatto alla chiacchiera futile che viene consumata alla velocità della luce, in un tritacarne di immagini e di parole che scorrono senza soluzione di continuità. E’ meglio, è peggio rispetto a prima? Boh, di sicuro è molto diverso, ma basta farci l’abitudine. Tutto questo va a discapito del sonoro, della canzone che passa inevitabilmente in secondo piano. In un mondo in cui l’immagine viene prima di tutto, si affermano i personaggi, non i cantanti. Uno che ha capito questo trucchetto è il dandy Achille Lauro, che sfrutta la visibilità del Festival per mostrare le sue “installazioni” che arrivano prima agli occhi o poi alle orecchie, anche perché di voce ne ha pochina, diciamo la verità. Prova ad ascoltarlo senza il supporto visivo: l’effetto è molto diverso.

gatto che guarda annoiato Renato Zero a Sanremo
Livello di coinvolgimento di SAR per Sanremo: Zero

E in tutto ciò, la nostra amatissima Annina, cosa fa? Dopo il 2011 ha disertato il palco del Festival, si è fatta vedere sporadicamente in qualche trasmissione tv (Amici, Ballando con le stelle) ma in buona sostanza, a parte qualche tour, ddal punto di vista discografico si è ritirata in un nobile silenzio, come il Buddha. Il nutrito battaglione di fan, di cui fa parte anche la sottoscritta, la vorrebbe di nuovo a Sanremo. Perchè ci manca tantissimo. Però, però, però… da dieci anni a questa parte le cose sono un po’ cambiate. Allora, confidando nelle potenzialità della rete, ho pensato di lanciare un message in a bottle alla mia cantante preferita:

Ciao Annina,

tu non mi conosci ma io conosco te da sempre, siamo quasi coetanee e quindi mi permetto questa confidenza unidirezionale, da me a te senza ritorno. Da un po’ di tempo manchi da Sanremo e dalla tv in generale e questo tuo nobile silenzio è pesante. Sarà pure nobile, ma a noi fan manca da matti il tuo carisma, la tua professionalità, la tua capacità di evolverti. Gran parte di noi che siamo abituati alla tua presenza quasi ininterrotta all’Ariston, ti rivedrebbe molto volentieri sul palco per la settordicimilionesima volta. Anch’io, che sono una tua fan sfegatatissima, un tempo pensavo che sarebbe bello se tu tornassi, ma poi ho riflettuto e sono di diverso avviso.

Senti a me, a Sanremo, non ci andare più. A parte che quattordici volte come partecipante e una come conduttrice, ça suffit, ma poi che cosa ci vai a fare veramente? Ormai sei troppo avanti per una manifestazione di quel genere, sei troppo qualsiasi cosa per rimetterti in mezzo a quel pollaio di galline starnazzanti e cantanti che cantano col singhiozzo. Se tu partecipassi, il divario tra te e il resto dei concorrenti sarebbe così ampio che imbarazzerebbe, sarebbe un po’ come se Nibali si presentasse a una gran fondo provinciale, come se Hamilton partecipasse a una gara di go-kart, insomma ci siamo capiti. Il livello qualitativo attuale – mo’ ci rivuole Riccardo Pazzaglia – è basso.

Anzi, ti dirò di più: non solo a Sanremo, non andare più in tv proprio. Ormai è diventato un mass medium (si sente che ho studiato alle scuole ALTE?) sorpassato per una come te che è avanti anni luce, artisticamente parlando e non solo. Se proprio ti scappa di esibirti, vai nei teatri, nelle piazze, – sì lo so adesso con il Covid è un gran bel casino – in streaming, in ologramma, in teletrasporto, come ti pare, ma non in tv. Te lo sei dimenticato il finimondo che è successo a Ballando con le stelle? Mentre il resto dei concorrenti si incartava a fare i passi della bachata – la bachata!!! il ballo più stupido del pianeta – tu offrivi interpretazioni di livello extraterrestre, per le quali sei stata verbalmente e fisicamente crocifissa, ti sei incazzata come una pantera e per di più ti sei anche rotta una gamba. Se sei preoccupata per la quota italo-albanese nella storia della canzone italiana, nuk shqetësohen, non ti dare pena. C’è Ermal Meta che ha preso idealmente il tuo testimone illirico e poi lui është një djalë i mirë , è un bravo guaglione e il suo lavoro lo fa bene. A noi fan piace vederti sul palco dal vivo a fare tutte quelle belle sperimentazioni con la tua voce incredibile, ci piace sentirti per quelle emozioni pazzesche che riesci a trasmettere modulando i toni, passando dai bassi strappamutande agli alti potenti e pieni che spettinano le prime file. Fa niente se non hai canzoni nuove da proporre: potresti stare sul palco e cantare il tabellone dei treni della stazione di Pescara Porta Nuova e ne uscirebbe comunque un’esibizione da brividi. Se proprio ci vuoi fare una sorpresa, a noi fan, visto che mi giunge voce che tu abiti in Svizzera, se ti capita, allungati fino a Lugano e citofona a MAZZINI ANNAMARIA terzo piano interno 12. Deve essere l’aria del Canton Ticino a far bene alle corde vocali, là c’è una concentrazione di voci stratosferiche da paura. Sentirvi cantare tutte e due assieme sarebbe un’emozione non da poco e scusa la battuta banalissima ma ci sta tutta.

Per non indurti in tentazione (sed libera te a Sanremo) ti faccio una proposta che non puoi rifiutare, una cosa per te credo nuova ed inedita: partecipa a Sanremo come spettatrice, come una di noi, una del popolo dei telepeones. Consideralo un esperimento sociologico, vedere Sanremo dall’altra parte della barricata, con gente assolutamente NON addetta ai lavori, totalmente all’oscuro dei meccanismi dello show-biz, che spara cazzate a mitraglia e si diverte una cifra. Ti invito ufficialmente a casa mia, ti faccio trovare un gruppo d’ascolto selezionatissimo, un parterre du roi coi fiocchi, ci facciamo anche il tampone per stare tranquilli e per essere ligi ai prossimi millemila DPCM che verranno. Ci mettiamo sul divano belle comode, con i gatti in braccio che ronfano incuranti di tutto (a loro frega una cippa di Sanremo, basta che gli fai due coccole e sono felici) e via di commenti a ruota libera dal vivo e con un occhio sui social, perché le trasmissioni tv si commentano in diretta principalmente così. Ti confermo che gli italiani sono un popolo di battutisti micidiali e il divertimento è assicurato, basta collegarsi al gruppo Sanremo non ti temo e la serata è svoltata. Per la cena, nuk ka problem, stai tranquilla: sono una discreta cuoca e ti preparo molto volentieri tutte pietanze veg-anic: pizz e fuije (senza sarde però per te), sagne e ceci con il fufullone, zuppa di lenticchie di Santo Stefano, pizza scima con verdure ripassate in padella e come dessert caggionetti rigorosamente animal fat-free. Perché qui in Abruzzo dove vivo, la cucina è veganic fin da prima che venisse coniato il termine. Se poi questi piatti della tradizione regionale non fossero di tuo gradimento, “esco” il jolly di un bel piatto di orecchiette con le cime di rapa.

Ciao Anna, ti aspetto.

P.S. so fare anche i tarallini, ho imparato a farli da una barese come A te.


Sitografia e ringraziamenti

Per questo articolato mega post musicale in quattro tempi mi sono basata, oltre che sulla mia discreta memoria – è proprio vero che man mano che invecchi ti vengono in mente le cose accadute decenni fa e invece fai fatica a ricordarti cosa hai mangiato la sera prima – anche sull’ormai insostituibile Wikipedia per i dati nudi e crudi. Per amenità, commenti e spunti di riflessione ringrazio il sito www.orrorea33giri.com, lettura che consiglio a tutti gli amanti del sottobosco musicale italiano. Sempre per quisquilie e pinzillacchere e per trovare conferma dei miei ricordi, il mio sentito grazie va a http://www.bubinoblog.altervista.org, al sito di Sorrisi e Canzoni TV e al sito http://www.recensiamomusica.com. YouTube e Vimeo mi hanno permesso di ritrovare conferma di quei lacerti di memoria che conservo gelosamente prima nel cuore e poi negli occhi.

3 risposte a "Sanremo Story o anche Oxeide – 4 e ultima parte 2011-2020"

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    1. ma grazie davvero per la lettura! mi sono divertita da matti a scriverli, sono contenta che abbiano divertito anche te, una fan inOXidAbile, immagino…
      Una domanda: ma perché il tuo sito non è accessibile a noi peones?

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      1. in realtà nonostante ne ami alcune vecchie canzoni non sono una fan e soprattutto sono una che non ha MAI guardato un Sanremo intero, manco da bambina, ma i tuoi post me ne hanno fatto pentire😄

        è chiuso per un eccesso di pigrizia; non ho più voglia di scriverci ma gli voglio troppo bene per cancellarlo.

        "Mi piace"

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