Gli Abitatori delle Palestre – l’Istruttore, pardon, il Trainer

Un Abitatore fisso delle Palestre è l’istruttore, che non si deve mai chiamare così, ma bensì trainer, in ossequio a questa anglomania imperante e spesso inutile. Dirò di più, sta per diventare obsoleto anche trainer, a favore di un criptico “pittì” che poi sarebbe P.T. cioè Personal Trainer, anche se poi alla fine non è sempre personale, il trainer, ma non stiamo tanto a sottilizzare. Va di moda l’acronimo (inglese) e quindi vai con cumuli di lettere incomprensibili ai più.

Conan & Jane

Per quello che mi ricordo, prima che arrivasse sugli schermi italiani il film Conan il barbaro nessuno o quasi praticava il culturismo meglio detto body building. Gli attrezzi delle palestre erano le spalliere, il quadro svedese, la trave, la scala, che si trovavano nelle strutture comunali, addossate lungo le pareti, per fare spazio ai campi di pallavolo e basket. Come è arrivato Arnold Schwarzenegger anche in Italia sono iniziate a spuntare le palestre di culturismo. Erano posti veramente spartani, direi francescani nella loro essenzialità, le macchine erano quattro pezzi di ferro, due pulegge e due cavi. Regno incontrastato di maschi ad alto tasso testosteronico (e anabolizzato) erano luoghi molto tristi dove regnava una puzza di aria consumata da far paura, un silenzio claustrale interrotto solo dal clangore dei pesi che sbattevano e dalle urla soffocate degli utenti dopo aver alzato chili e chili di ghisa. Per le donne invece c’erano i corsi di aerobica in stanzette dal ricambio d’aria praticamente nullo, in cui fanciulle di varie età fasciate in tutine fluo alla Jane Fonda sudavano e smadonnavano (in silenzio) a ritmo di musicademmerda. Su tutto ciò regnava incontrastato il trainer, figura di riferimento per il popolo della palestra.

Nel periodo pioneristico delle palestre, i trainer (che spesso erano anche i titolari della struttura) erano tutti ex-qualcosa. Calciatori che avevano appeso le scarpette al chiodo, ex-pugili (non ancora suonati), ex-sollevatori di pesi, ex-qualsiasi sport. E lo si capiva benissimo, quello che avevano fatto prima, dalle attrezzature disponibili. Se vedi dieci vogatori ti viene forse il dubbio che il titolare sia stato un ex-canottiere? La preparazione di questi trainer poi era abbastanza approssimativa ma trent’anni fa si badava poco ai dettagli. Bastava tirare su pesi, sudare e, in buona sostanza, muovere il corpo. I più preparati erano i diplomati ISEF che nel pomeriggio smettevano i panni di insegnanti di educazione fisica e indossavano quelli di istruttore. Questi li riconoscevi perché alla fine della sessione di allenamento ti davano il voto.

Nel terzo millennio è cambiato TUTTO. Il nome, come già detto. Gli istruttori sono Trainer, mi raccomando. La loro indiscutibile preparazione – per fortuna di noi utenti – è multidisciplinare e approfondita. Dall’anatomia alla nutrizione, dalla traumatologia alla biologia molecolare, dalla psicologia alla didattica dello sport, sono tutti super specializzati. E meno male. Detto ciò, da quello che ho potuto intuire in anni di frequentazioni di palestre, i trainer ricadono su alcune tipologie specifiche.

STAFF..atijà o STAFF…a nind? (solo per abruzzesi) – foto di Lorenza Destro

Belli senz’anima

Il 95% dei trainer maschi hanno fisici scultorei, bicipiti guizzanti, addominali a tartaruga, chiappe così toste che ci puoi appoggiare la tazzina del caffè e quadricipiti che sembrano tronchi di ulivo salentino, istoriati di tatuaggi tribali e/o ispirati al mondo del fitness. D’altra parte, è il loro biglietto da visita, il corpo, e un istruttore con la pancetta sblusata e le braccia rachitiche sarebbe poco credibile. Però questi belloni sono tutti invariabilmente antipaticissimi, se la tirano da morire e sono di una noia mortale. Se hai la (s)ventura di chiedere qualcosa a uno di questi, prima ti guarda con la stessa espressione con cui la casalinga guarda l’acaro della polvere e poi parte a secco un pippone biochimico sul ruolo dei mitocondri nella muscolatura striata, una roba che nemmeno la prof di scienze al liceo. Anche se magari gli chiedi solo dov’è il bagno. Il restante 5% invece è composto da ragazzi che, pur non essendo statue greche, sono tutti muscoli e tendini, adrenalinici al limite dell’ipercineticità e, solitamente, molto più simpatici e alla mano. Loro sono più rilassati, più amichevoli e anche meno compresi nella loro parte “estetica”.

Le trainer donne sono tutte fighissime, hanno fisici da urlo – vale lo stesso discorso di cui sopra – ma, in linea di massima, sono un po’ più empatiche nei confronti di noi frequentatori e frequentatrici. Sono spesso oggetto di occhiate feroci da parte di quelle ragazze che non riescono ad ottenere gli stessi risultati perché pensano che il fisico scultoreo venga per proclamazione divina e non per ore e ore di fatica e impegno. Lo stile di moda adesso è “sergente dei marines”: incalzanti, grintose, senza fronzoli. Pochissime chiacchiere e tanto lavoro. Si bada al sodo, insomma. Anzi, al gluteo sodo.

Il trainer, bello o brutto che sia, maschio o femmina, per contratto deve dare retta a tutti e a tutte e quindi la sua soglia di attenzione non supera i trenta-quarantacinque secondi. Non perché sia affetto da qualche disturbo dell’attenzione ma perché il via vai continuo di gente che lo cerca e gli chiede cose è così serrato che non riesce a prestare attenzione a tutti per un periodo più lungo. Una volta che ci si rende conto di questo, interagire con il trainer è semplice. Domande dirette, mirate, possibilmente la cui risposta sia sì/no. Ogni tanto, quando si crea l’occasione, i trainer vengono coinvolti in questioni anatomiche così complicate che lo stesso Vesalio avrebbe difficoltà a rispondere, oppure si devono sorbire minuziosi elenchi di acciacchi con relativi tentativi di rimedi o ancora richieste di diete miracolose che facciano bruciare grassi senza colpo ferire. Che dire, fa parte del loro lavoro, interagire con il mondo, ma volte deve essere proprio dura, quando l’ennesima babbiona gli racconta della sciatica o del gomito della lavandaia.

Il vero motivatore, anzi la motivatrice

Senza nulla togliere ai Trainer che, come già detto sono professionali, preparati e seri, in palestra c’è un motivatore che dà tre punti e una scopa anche all’istruttore più rigoroso. Un doping naturale, legale e meraviglioso. Non c’è niente di più energizzante della musica per dare la carica. Nella palestra che frequento, il COVID ha fatto una vittima (non) illustre: la musicademmerda. Da quando ha riaperto, infatti, ho notato che tutta quella porcheria che intasava l’aere ha lasciato il posto a compilation contenenti brani del Boss, Swing Out Sister, One Republic, Style Council, Lenny Kravitz, gli Stones, Fleetwood Mac, U2, Dire Straits e via elencando. Con un tappeto sonoro del genere, è quasi impossibile stare fermi. E quindi, come la canzone che ho sentito oggi prima di iniziare la seduta, alleniamoci Senza pietà, sotto l’occhio attento e vigile del Trainer.

(E se poi, dopo che vi siete sfasciati di squat, plank e cardio, i risultati stentano ad arrivare, e non per colpa del trainer, un bell’outifit total black è quello che ci vuole per nascondere ciccia e pinguedine diffusa. D’altra parte, Schwarzenegger nomen omen: Schwarze significa nero, negger anche: lo vedete che tutto torna?)

Total black is the new… ah no, scusate.

Che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

VERBA VOLANT

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

appetibilis .net

VISUAL & WORDS on PEOPLE, PLACES, FOOD & STYLE

http://www.iocisonostata.com/

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

MADamando

Il blog dedicato alle “over-anta”, in cui si raccontano, senza prendersi troppo sul serio idee, sogni, moda, riti e miti dell’età di mezzo.

OCK Style

Orsola Ciriello Kogan :: Wordsmith & Visual Storyteller

ideas.ted.com

Explore ideas worth spreading

Bufale e Dintorni

Bufale e dintorni, ovvero notizie false, ingannevoli, phishing, scam, spam. Diffondere le bufale è inutile, irrazionale e in alcuni casi, pericoloso.

zeronovantanove

Scritture low cost

Opinioni di un clown

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

Ghiga scrive di sera (e nemmeno sempre)

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

La disoccupazione ingegna

Sono disoccupata, sto cercando di smettere. Ma non mi svendo

Scarpe de Merda

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

SUCCESS

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

ildegardadibingen

Just another WordPress.com site

Rosso di Persia

La mia indipendenza è la mia forza, implica la solitudine che è la mia debolezza. (Pasolini)

Nine hours of separation

"Il comico è il tragico visto di spalle" (G. Genette)

grafemi

segni, parole, significato

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: