Il remigino (ovvero: come NON sono diventata un’assassina seriale) – ricordi scolastici parte seconda

A parziale risarcimento dell’annus horribilis trascorso con la Cannasecca, dopo un anno interlocutorio con una maestra piscologicamente “normale”, arrivò lui. Un maestro maschio è già difficile da trovare, un maestro maschio bravo, simpatico e allegro è un’autentica rarità. Ed è toccata a me, questa gemma preziosa, assieme a un bel po’ di alunni fortunati.

Il maestro aveva il raro dono della leggerezza calviniana,  la capacità di “planare sulle cose dall’alto”. Spiegava qualsiasi cosa, dalla geografia alla storia, come se stesse raccontando un fatto successo ieri in cui tutti eravamo coinvolti per un motivo o per un altro: possedeva il segreto di appassionare anche i più refrattari a qualsiasi nozione. Raccontava spessissimo dei suoi tre figli, due femmine e un maschio tanto che, nel giro di poco tempo, erano diventati quasi dei fratelli acquisiti. Non ricordo più gli aneddoti nel dettaglio, ma ogni storia era spassosissima e mai fine a se stessa. Alla fine di ogni racconto, che partiva da un pretesto apparentemente lontano anni luce dall’argomento che si stava trattando, c’era sempre un insegnamento di carattere civico, etico o di savoir vivre. Materie che non sono inserite nel piano didattico ma che sono più utili – a volte – della conoscenza delle guerre puniche.

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Me lo ricordo benissimo, snello, curato nel vestire e nella persona, un po’ calviniano anche nell’aspetto, con le camicie oxford sempre impeccabili (secondo me se le stirava lui personalmente), perfettamente rasato e con l’inconfondibile profumo di dopobarba Atkinson’s, dotato di un naturale senso dell’understament. Era sempre circondato da un nugolo di colleghe starnazzanti, dato che alla “Pascoli” i maestri uomini erano solo tre contro una maggioranza schiacciante di maestre più o meno attempate. Noi bambine pendevamo letteralmente dalle sue labbra e anche i maschietti erano affascinati dall’autorevolezza con cui ci guidava durante la mattinata. Ma soprattutto ricordo l’allegria che portava con sé: con lui ho imparato ad imparare, ho capito che la condizione principale per apprendere senza sforzo è essere sereni, rilassati, senza ansia, senza quaderni buttati per aria, senza scene madri con urla e strepiti. Riusciva a far ragionare anche i più somari e ogni volta si inventava qualcosa di nuovo per stimolare le nostre menti in via formazione. Gli sarò sempre riconoscente per avermi fatto apprezzare il basso profilo, il prendersi poco sul serio quel giusto che aiuta a vivere meglio e ad affrontare con cuore sereno quello che ci riserva la vita, nel bene e nel male. Grazie a lui ho rivalutato la mia idea di scuola e alla fine non l’ho trovata nemmeno tanto brutta, tanto che sono anche riuscita a finire il mio cursus studiorum – cosa di cui dubitavo, dopo un devastante anno di Cannasecca.

Quindi, se le patrie galere non ospitano (almeno fino ad oggi) un’assassina seriale , è tutto merito del maestro Aronne Vanzan.

(Dedico questo post a tutti i meravigliosi maestri elementari d’Italia – chi legge, sa.)

2 risposte a "Il remigino (ovvero: come NON sono diventata un’assassina seriale) – ricordi scolastici parte seconda"

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  1. Grazie Lorenza, mi hai fatto tornare in mente tanti bellissimi ricordi dei miei quarantanni e passa trascorsi con teneri cuccioli che ho amato come figli e che oggi incontro sereni e realizzati a più di 50 anni che , quando mi incontrano mi apostrofano ” ti ricordi maè quella volta che…..” è stata un’esperienza bellissima”. Anche per me è stata una esperienza indimenticabile avere avuto la fortuna di incontrare e vivere tante ore di reciproco scambio con menti giovani e piene di voglia di conoscere. Lorenza sei un mito. grazie Loretta

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  2. grazie Lonza!!! davvero mitico questo maestro! Ma davvero non si è mai arrabbiato? In effetti i ricordi belli annullano quelli brutti… quasi sempre!
    In una vita precedente fui prof di matematica e scienze: mooolto arcigna, ma ho portato i miei alunni al carnevale di Venezia!!!
    Loro, che abitavano a non più di 50 km dalla Serenissima, ma non c’erano mai stati perchè erano nel profondo, povero, piatto (in tutti i sensi!) Polesine, hanno studiato cartine, orari, fatto i conti del costo della speciale giornata…
    La matematica applicata (ogni tanto ce vo’) e ricordi che a distanza di 30 anni ancora ritornano loro in mente (e che conosco grazie a FB)

    Piace a 1 persona

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