Buon Compleanno, SSLMIT 3.0! – di Saulo Bianco

Oggi è il terzo compleanno dell’antologia SSLMIT 3.0 e Saulo Bianco, pregiato collaboratore di VerbaVolant, lo festeggia con un ricordo inedito.

Enjoy!

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Words don’t come easy

di Saulo Bianco

A Michela

Recitava così il ritornello di una canzone tanto in voga nel lontano 1982. Ritornello che venne ripreso con arguzia dal nostro mitico vignettista ‘di corte’ . Nemmeno i ricordi vengono facili, in questa stagione della vita. Nella scatola in cui li conservo ne avrei ancora molti, ma sono intimi, personali, e forse non interessano a nessuno o più semplicemente ne sono geloso. Luoghi, volti, espressioni, sguardi. Persone che purtroppo incontro di rado, persone che hanno affrettato un po’ il passo, svoltando all’improvviso un angolo della stessa strada che sto percorrendo anch’io. That’s life, my friend. Queste persone però ci sono ancora, dentro di me. Servono proprio a questo, i ricordi. A perpetuarne la presenza.

Di questi ricordi non è nemmeno necessario scrivere, non se ne sente il bisogno, ma sono ormai passati tre anni da quel fatidico mattino di mercoledì 19 dicembre 2012, giorno in cui con un clic L. e io abbiamo detto ‘fine’ a mesi entusiasmanti, concitati, stancanti ma pieni di emozioni, giorno in cui vide la luce un qualcosa che secondo le statistiche della piattaforma su cui è stato pubblicato non ha smesso un solo giorno di farsi leggere in tutto il mondo.
Ed è per onorare questo evento che continuo a rimescolare i miei ricordi nella quiete dei miei pensieri nel vano tentativo di afferrarne uno. Già, i ricordi sono impalpabili come angeli. Ho già parlato di angeli in passato, e come diceva nonna, quando tra un sequeri e un altro mugugnava rovistando in cassetti e comò alla ricerca di quello che sapeva solo lei, se mala man non prende, canton di casa rende. Qualcosa mi è stato restituito da questo lungo cercare. È accaduto poco tempo fa, inaspettatamente.

Ho sempre odiato fare le pulizie. Potrei pelare quintali di patate senza un lamento, lavare montagne di stoviglie incrostate senza battere ciglio, fare qualsiasi altra cosa, ma non le pulizie! È questa una di quelle attività che tendono a rinsecchirmi l’anima, svuotarmi dentro, lasciandomi sempre la sgradevole sensazione di aver perso tempo che avrebbe potuto essere destinato a una miriade di altre cose molto più interessanti e appassionanti. Ho sempre avuto la tendenza a rinviare, tergiversare, dimenticare, posticipare.

words dont come easy 5Abilissimo a trovare mille scuse, quel giorno non potevo più rinviare. Nel tempo ho sviluppato svariate tecniche di astrazione per aiutarmi a sopportare quella tortura ed evitare un’innata propensione alla distrazione, nemica numero uno di un’attività noiosa come la morte: una busta, uno scarabocchio o una vecchia annotazione su un foglio bastano infatti per farmi partire per la tangente e scoprirmi a combinare altro.

Ma l’altro ieri è stato quando ho afferrato il bastone del magico mocio che si è compiuto il miracolo. All’improvviso, come un fulmine, si è materializzata un’immagine nitida, i miei due angeli custodi del periodo della Casa dello Studente, come se dal secchio di acqua calda e detergente i vapori sprigionati avessero tratteggiato nell’aria i lineamenti delle due donne che hanno scandito le mie giornate di studente fuori sede: una giovane bionda e una un po’ in là con gli anni dai capelli tinti di un improbabile color corvino.
La prima di nome, credo, Lucia era responsabile delle pulizie del quinto piano, dove in quel periodo ero abusivo. Soprannominata Beep Beep o Road Runner, era la più giovane e scattante del gruppo. Era benvoluta da tutti gli abusivi di sua competenza: era lei, infatti, che partiva come un razzo su per le scale, dal piano terra, per precedere la commissione di vigilanza tanto desiderosa di scovare gli occupanti non autorizzati di quelle stanzette-alveare. La corridora partiva dai blocchi di partenza della portineria, di gran carriera risaliva due scalini alla volta senza battere ciglio e seguendo il suo personale elenco mentale della scacchiera di stanze tirava giù dal letto chi era a rischio e doveva cambiare aria per qualche oretta, causando con quelle incursioni mattutine i primi capelli bianchi per lo spavento. Non andava per il sottile, la ragazza. Una valchiria dagli occhi azzurri, pesantemente truccati e nascosti dietro un paio d’occhiali alla moda, sbrandava il malcapitato con un sibilo agli ultrasuoni che raggiungeva i gangli nervosi della paura. Più volte mi ritrovai in strada, con i libri sottobraccio, senza nemmeno un caffè.

Lo spauracchio durava poche ore. L’allarme rientrava, i fuggitivi tornavano nelle proprie stanze, i controlli tornavano a sonnecchiare per qualche mese. Lei si sistemava la gonna sotto il grembiule azzurro, ravviava con la mano la frangia e i capelli raccolti in una coda per comodità di servizio, e di nuovo via col carrellino in giro per i corridoi. Di stanza in stanza ricominciava a imbastire interminabili chiacchiere farcite da tazze di tè, cuccume di caffè, biscottini e cioccolato, varie leccornie provenienti dai rispettivi paesi di provenienza degli occupanti, abusivi e non. Dagli abusivi riceveva sempre qualche riguardo in più per il suo ruolo di infaticabile alleata. A cadenza regolare, però, questa salottiera abitudine veniva interrotta. Con cipiglio svogliato e un po’ sbuffante esordiva sempre con la solita litania: “Oggi, cambio lenzuola. E già che ci sono, faccio pure il bagnetto alla camera.” Bontà sua!

Poco più di un anno più tardi da ‘abusivo’ venni promosso ad ‘assegnatario’ e dal quinto scesi al terzo piano, dove su di me vegliava quella che credo si chiamasse Maria, donna che proveniva da un sud così profondo e a me sconosciuto che sulle prime stentavo a capire quando parlava. Sono convinto, ora, che non sapesse leggere e alla bisogna si arrangiasse a memoria. Ligia al dovere, spolverava, ramazzava e puliva a fondo stanze e bagni ogni santo giorno che Dio mandava in terra. Per rendere impeccabile il suo operato, era solita mescolare i vari prodotti nella convinzione di rendere tutto più brillante e asettico, creando così misture e intrugli i cui fumi impregnavano di un odore acre e irrespirabile gli ambienti rendendoli inagibili per ore. Tutti sapevano che Maria si aggirava per i corridoi perché il carrellino su cui ogni giorno posava il secchio di acqua bollente e cere/detergenti/disinfettanti vari si trasformava in una fumigante locomotiva a vapore della Transalpina di ottocentesca memoria.
Un giorno, all’improvviso, Maria scomparve per più di una settimana. Venne sostituita da una ragazza di cui non ricordo né nome né fisionomia. Al suo ritorno, fra colpi di tosse e la cantilena della sua parlata, mi raccontò di essere stata ricoverata d’urgenza in ospedale, intossicata. Con pazienza le spiegai che d’ora in avanti non avrebbe più dovuto mescolare i prodotti e per la salute sua, e la nostra, ne doveva usare solo uno, a seconda dei casi e delle necessità.

Gli anni passarono. Arrivò puntuale come le tasse anche l’appuntamento del servizio di leva a salvaguardia dei confini orientali a me tanto cari e fu proprio in quell’occasione che cominciò a delinearsi e ad aumentare in me sempre più il fastidio nei confronti delle pulizie. A causa del mio ‘ambìto’ ruolo di scritturale (per le alte gerarchie militari e nonnesche della caserma, leggasi: imboscato in ufficio) venni più volte omaggiato con ruoli più maschi e attivi che prevedevano raffiche di turni di guardia, sguattero in cucina e piantone cessi, ruolo quest’ultimo che consisteva in un’accurata e minuziosa pulizia di cessi, lavandini, lavapiedi e annessi locali piastrellati. Purtroppo, però, i veri imboscati, gli addetti al minuto mantenimento, usavano i locali da me appena lustrati con olio di gomito e sudore di fronte per scomparire dalla circolazione e trascorrere ore e ore fumando, scrollando cenere per terra e bevendo in uno spensierato ozio.
Fu all’ennesima volta che ripulivo, peraltro inutilmente, quei locali che mi ricordai di Maria. Avevo tutto in dotazione: bidoni di lisoformio puro e non so quali altre sostanze disinfettanti, che mescolai in forti concentrazioni e giusto con quel po’ di acqua necessaria a tirare a lucido tutte le superfici. Usai un asciugamano a mo’ di bavaglio e ripetei la procedura per l’ennesima volta, senza dimenticare nemmeno una piastrella. Uscii lacrimando. Riposi tutto con calma e rimasi in attesa fuori dalla porta. La vendetta è un piatto che andava gustato freddo. E così fu. I nonni uscirono come pallettoni, tossendo e lanciando stizziti i mozziconi, imprecando. I bagni rimasero puliti per le successive dodici ore, fino alla fine del mio turno. In cuor mio benedissi Maria e le sue strategie.

words dont come easy 7A tutto questo pensai l’altro ieri, mentre mi arrabattavo in giro per casa. Devo ammettere che il tempo mi è volato, il lavoro è stato meno duro. Erano secoli che non ricordavo quelle due sante donne, pazienti ognuna a modo suo, ma pur sempre angeli. Che in un modo o nell’altro hanno contribuito alla mia formazione, se non accademica, sicuramente di vita.

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2 risposte a Buon Compleanno, SSLMIT 3.0! – di Saulo Bianco

  1. gloria ha detto:

    nemmeno a me piacciono le pulizie, così cerco di farle, quando proprio è necessario, all’insaputa di me stessa. Vale a dire, un quarto d’ora alla volta, senza affannarmi. Magari mi trovo a mezzanotte a togliere la polvere dai mobili, una scopatina quando necessita, di rado una passata con il moccio. (Per fortuna ogni tanto mi soccorre una rotonda portoricana. Giusto per gli ignoranti, potresti dire qualcosa di più di questo misterioso SSLMIT? Grazie e buon Natale, e poi scrivi proprio bene. Gloria

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    • saulo ha detto:

      ciao Gloria, le pulizie in comode rate da 15 minuti ciascuna sono il mio piano B. SSLMIT (che sta per Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori) è il nome che affettuosamente usiamo per fare riferimento a un progetto di scrittura creativa che ha visto la luce tre anni fa. Puoi averne un assaggio facendo clic sulla parola ‘angeli’ sottolineata nel testo qui sopra (Ho già parlato di angeli in passato…), ma se vuoi cominciare dall’inizio, segui questo link: http://issuu.com/sslmit30/docs/sslmit30 Grazie per la lettura.

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