Dire, fare, baciare, lettera e … basta

Sottopasso della stazione di Bologna, un pomeriggio di fine agosto: solita bolgia di giapponesi rincoglioniti, italiani sfatti dal caldo, tedeschi in sandalo e calzetto bianco di ordinanza e orde di facchini abusivi (non ci facciamo mancare niente, c’è anche l’abusivismo bagaglifero, come se, di abusivi, non fossero sufficienti il posteggiatore e il palazzinaro), comitive di bambini ipercinetici con allegata educatrice esaurita e tutta la baraonda che prelude al rientro dopo le ferie. Mentre mi incammino a testa bassa per fendere la folla di cui sopra e guadagnare metri utili per raggiungere il binario del regionale BO-VE (il famoso pio BO-VE di carducciana memoria, forse perché l’Interregionale va veloce quanto un bove aggiogato), ad un certo punto alzo il mio grazioso nonché riccioluto capino e vedo questo:

Parcheggi = Parking; Kiss & Ride = taxi - auto. Chiaro?

Parcheggi = Parking; Kiss & Ride = taxi – auto. Chiaro?

Mi trovo al confine della stazione, per così dire “storica” e il pezzo nuovo dedicato all’Alta Velocità. Gli utenti che usufruiranno della parte nuova della stazione, avranno ampia disponibilità di Parcheggi (Parking) e di Kiss & Ride, che, stando al cartello, significa “taxi-auto”.

Ora, dato che il problema, dal profilo prettamente tecnico-linguistico, è già stato abbondamente sviscerato in maniera dotta e sesquipedale da eminenti studiosi di linguistica applicata in sedi ben più prestigiose di questa, da semplice e umile utente pluriennale delle Ferrovie dello Stato (lo so, adesso si chiamano Trenitalia ma funzionavano meglio quando erano FF.SS.) vorrei dire due parole all’eminenza grigia che ha approvato la cartellonistica della stazione.

Spettabile Dirigente-che-hai-approvato-i-cartelloni-della-stazione-di-Bologna,

sono sicura che sei un esterofilo estremo, uno di quelli che non programma ma schedula, uno che non si rende conto ma realizza, che riempie il form e non il modulo e che non aggiorna ma briffa i suoi collaboratori, no, anzi il suo team.  Però devi sapere, caro Dirigente-che-hai-approvato-i-cartelloni-della-stazione-di-Bologna, che vivi in Italia, e che in Italia si parla (ancora) l’italiano, che è una lingua stupenda e che, tra l’altro, è la quarta più studiata al mondo. Ma lasciamo stare e veniamo al “Kiss & Ride”.

A parte che è una locuzione oscura per gli italiani e desueta per gli anglofoni – forse sei rimasto ai film degli anni ’50 in cui massaie cotonate guidano quelle enormi estate car con i fari a punta (ecco, vedi? mi hai contagiato! c’è una parola italiana per estate car, ma non te la dico) fino alla stazioncina, porgono al marito il sacchetto con la schiscetta e con un bacio (Kiss) gli augurano buon lavoro & se ne vanno (Ride) alle faccende domestiche, a mettergli le corna o dal parrucchiere, non è dato di sapere – il cartellone che la porta non reca nemmeno un pallido indizio di quello che vuole dire: i disegnini non aiutano per niente e nemmeno le paroline scritte in piccolo. Che cosa deve fare, uno/a che va al Kiss & Ride, secondo te? deve baciare il tassista dopo che lo ha spennato per bene? Deve correre con il trolley che sobbalza sull’asfalto e nel contempo mandare baci alla folla in auto come Wanda Osiris al pubblico della rivista?

Che poi, a voler fare la punta al c***o, come si dice a Oxford (to sharpen one’s dick, imparala che forse ti torna utile), una locuzione come quella si presta a una serie di malintesi non proprio elegantissimi, che se vuoi che qualcuno te li espliciti, manda una mail a Rocco Siffredi e vedrai che lui te li spiega anche senza il pittogramma (ma con un bel pennarello).

Ma tu mi dirai, caro Dirigente-che-hai-approvato-i-cartelloni-della-stazione-di-Bologna, che per Bologna passano persone di ogni nazionalità e l’inglese è la lingua franca. Ma se non lo capisco io, che sono italiana e italofona, perché lo dovrebbe capire un islandese e islandofono o un giapponese e giapponesofono, che arrossisce solo a leggere la parola Kiss? Che idea si fa, il nipponico viandante, della stazione di Bologna? Che come minimo in questa città si limona, e parecchio (grazie a S. per la battuta).

La lingua è un sistema di segni (gradirei una ola per aver citato De Saussure) ma a quanto pare bisogna anche saperli usare e tu li hai incasinato così male che non se ne viene fuori vivi, né dalla stazione nè tantomeno dal significato. I segni servono a comunicare ma qui mi pare che l’unica cosa che comunicano è un grande entropia dentro il tuo dirigenziale capoccione fumante di idee. Non sarebbe stato meglio aver convogliato le energie umane, fisiche e mentali confluite a realizzare questa – scusami il termine mutuato direttamente da Chomsky – puttanata, per altri scopi, che ne so, rendere più pulita la stazione, o – adesso dico una cosa rivoluzionaria – migliorare il servizio ed eliminare i ritardi? Per cui ti lascio, caro Dirigente-che-hai-approvato-i-cartelloni-della-stazione-di-Bologna, con la domanda retorica che mi ha fatto la mia amica C., sovranamente digiuna di qualsiasi studio di semantica ma depositaria di buon senso a palate, quando le ho spiegato tutta la faccenda:

“Ma chi cazzo la capisce, una scritta del genere?”

Con disistima e scarsissima considerazione, saluto.

Un’utente decennale delle FF.SS. (che adesso sono Trenitalia, lo so!)

PS: Tutto questo mutuperio per Kiss & Ride quando un bel semplice, chiaro e lineare “(area di) SOSTA BREVE” avrebbe risolto con autarchica eleganza la faccenda.

 

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Lingua, Pensieri in mutande e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Dire, fare, baciare, lettera e … basta

  1. Cotix ha detto:

    Ma poi la raffinata scelta del termine “ride” è dovuta al fatto che a BO si va più spesso in bicicletta o a cavalcioni di qualcosa (con riferimento erotico a kiss!) piuttosto che in macchina?

    Mi piace

  2. Alessandra ha detto:

    beh, come quella celebre frase che diceva : “In inglese è tutto il contrario dell’italiano: i bas son alt, il cold è fred,….” si potrebbe leggere il cartello come “chiss…enefrega & ridi”.
    E con ciò si giustifica la sosta in quadruplice fila davanti alla stazione e si contraddice (e si osteggia) il parcheggio, sicuramente a pagamento, della scritta superiore. Cancellando definitivamente l’aspettattiva di english-style del dirigente-che-ha-approvato-i-cartelli.
    Ma glielo vogliamo dire? Magari inviando il tuo meraviglioso appunto al Resto del Carlino?

    Mi piace

  3. loretta ha detto:

    Già da tempo mi sento un dinosauro capitato in una zona che non gli appartiene, ho difficoltà quotidiane nella comprensione del linguaggio usato dai miei contemporanei,la mia mancanza di conoscenza di altre lingue oltre l’italiano non mi aiuta certo, ma oggi aver scoperto che la Grande Lorenza ha preso coscienza della situazione, mi fa ritornare in pace con il mondo. Non sono proprio rinco completamente, sono gli altri che non parlano più l’italiano da me studiato! Lorenza sei una grande, grazie anche per questa puntualizzazione. Loretta

    Mi piace

Che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...