Castellammare Adriatico, 15 luglio 2015 – Paolo Nutini in concerto, parco Le Naiadi.
Nonostante i 36° C e umidità al 98% della giornata il Mostro Inviato è sempre sul pezzo. Sfidando condizioni meteo tropicali il Mostro si è sobbarcato anche questa fatica, ma che cosa non si fa per il bene dell’informazione.
Ore 21,00. Per scaldare il pubblico, operazione del tutto inutile visto che la colonnina di mercurio è fissa stabile su valori africani, sul palco si esibisce Levante, una cantautrice in stile Carmen Consoli ma senza quella voce caprigna che tanto infastidisce. Levante se la cava bene, è piacevole e grintosa e anche abbastanza empatica col pubblico. Alle 21.30 finisce l’esibizione tra applausi e saluti ma bisogna aspettare fino alle 22.02 per l’inizio del concerto. In questa mezz’ora viene propinata una musica così schifosa che se dopo si fosse esibito Gigione, l’avremmo apprezzato come il nuovo Frank Sinatra. Tanto per dire. In questo intervallo il pubblico affluisce copioso e si colloca davanti al palco per fasce d’età: le topette sgallettate davanti alle transenne a lanciare gridolini, a mandare messaggi a mamma, papà e amichette, a flirtare con i pochi maschietti presenti e a farsi i selfie – tutte queste cose contemporaneamente – mentre i più agée sono seduti sul prato a tracannare birra, a fumare canne e a farsi i selfie – una cosa alla volta, perché i neuroni hanno perso un po’ di freschezza e più di qualche spettatore over 40 si è trovato a cercare di fumare il telefono, bere la canna e cercare di scattare una foto col bicchiere della birra. Il vantaggio di andare a sentire e vedere uno come Nutini – che, inutile girarci attorno, è un figodellamadonna – è che davanti al palco le topette sono alte un tappo e tre barattoli, per cui la visuale è perfetta. Finchè il palco è vuoto.
Lo scotto da pagare è che stare in mezzo a tutta ‘sta gente è come essere dentro una pentola a pressione difettosa, la traspirazione non si disperde e siamo tutti immersi in una specie di vapore acqueo umano in perenne condensazione.
Alle 22.02 arrivano tutti, due chitarre, un basso, sezione fiati (sax, tromba e trombone), batteria, corista, tastiere e sint e si iniziano le danze. Il giovanotto è di poche parole, anzi, pochissime, ma è intenzionato a darci dentro da subito. Si presenta in jeans e camicia (scozzese, come lui) aperta sul davanti a far zampillare testosterone come la fontana delle 99 cannelle. Le urla delle topette raggiungono picchi simili agli ultrasuoni. I maschi invidiano sommessamente tanta virilità. Come per incanto il palco scompare dietro una selva di telefoni, ipad, schermi LCD delle macchine fotografiche. Il tutto dura per fortuna poco, giusto il tempo di catturare un’immagine da whatsappare o postare sui social e poi ci godiamo il concerto.

Comincia la setlist con una tirata Scream, poi Let Me Down Easy e Comin’ Up Easy, con i fiati in primo piano che ci trasportano magicamente sul palco dell’Apollo Theater. Soul bianco ma neanche poi tanto. Con la voce Paolo non si risparmia e la gente lo capisce e quindi vai con Alloway Grove, Jenny Don’t Be Hasty, Lookin’ for Something. Arrivati a Better Man, Diana e One Day in sing-along con noi (I’ll be gone in a while… speriamo di no!) l’atmosfera e non solo quella meteo, si surriscalda al calor bianco. Nutini, con la sua voce calda e sensuale – sa di essere sexy e ne approfitta, per fortuna nostra, ma senza divismi o atteggiamenti di sufficienza – come un Jim Morrison 2.0 si arruffiana il pubblico alternando pezzi sostenuti – Pencil Full Of Lead – a ballate stracciamutande come No Other Way, in cui la sua voce graffiante e sporca fa veramente rabbrividire di piacere sensoriale e fa squagliare l’elastico delle mutande. Iron Sky chiude la parte ufficiale, poi i bis: Tricks Of The Trade, Numpty, Candy e Last Request. Un omaggio alle origini italiane con una intimissima Guarda che luna di Fred Buscaglione (che Paolo ascoltava grazie al padre e al nonno) e poi tutti a casa, in questa notte veramente “calda”, fradici di sudore e un po’ scombussolati da un’ondata di emozioni e di musica suonata col cuore prima che con gli strumenti. Avanti così Paolino che vai alla grande.
Alla grandissima.

(p.s.: questo post è dedicato, con sincero affetto, ai sòlatori professionisti. Chi legge, sa.)
Catching text and beautiful pictures, I knew there was a photoreporter in you 🙂 | Brava Lonza65 !!!
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Glad to hear/read that! I didn’t know myself I was hiding a photo reporter in me… TY for letting me know
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Grazie del caloroso commento ( in tutti i sensi). Da emerita ignorante musicale mi hai incuriosito: recupero i due video postati e confermo. È un grandissimo! …e pure c’è un omaggio a ” camiseta”, nevvero?
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Vero, Camiseta is in our ears and in our eyes … (vediamo se cogli la citazione musicale). Al prossimo concerto andiamo insieme
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