Si fa presto a dire Iron (Man)

mostro_inviatoCastellammare Adriatico, 21 giugno 2015.

La fine settimana scorsa si è tenuta la quinta edizione di IronMan 70.3 Italy. Rispetto all’anno scorso non ci sono state novità di rilievo: è sempre una bella festa dello sport, tantissimi atleti, quasi tutti maschi (femmine poche e piuttosto stagionate), giornata caldissima che ha fatto registrare un record di malori con coronarie che saltavano come tappi di blanc de noir e livelli di disidratazione che nemmeno Sant’Antonio dopo quaranta giorni nel deserto. Ma fa parte del gioco. Come si dice da queste parti “dove c’è gusto, non c’è perdenza.”

Xhrstos non si è fermato a Eboli © Lonza65

Xhrstos non si è fermato a Eboli © Lonza65

Nelle stessa settimana degli atleti “di ferro” insaccati nelle loro belle e sgargianti tutine di Lycra, ideate per sottolineare fisici scultorei ma anche panze da primato, per una casuale coincidenza, ho conosciuto una persona che si può ben fregiare del titolo di “iron man” in quanto col ferro ha che fare tutti i giorni e col ferro ci parla. E il ferro risponde.

Filippo Scioli di Guardiagrele (Chieti) è un artista tout court, ma a lui piace definirsi semplicemente “fabbro”. Ha 72 anni e un’energia fisica e mentale che, se partecipasse alla gara di cui sopra, darebbe tre punti e una scopa a tanti atleti, anche più giovani. Il suo regno – un’officina che è un curioso mix dell’antro di Vulcano e un atelier d’arte – è accogliente come un salotto, perché lui è gioviale e estroverso e ti travolge di chiacchiere come un fiume in piena, con l’entusiasmo e la simpatia di chi ha piacere a far partecipe l’interlocutore. Racconta di tutto, da come è nata la sua passione per il ferro battuto ai viaggi che ha fatto per installare le sue opere un po’ in tutto il mondo, da quella volta che ha incontrato Sara Jessica Parker e le ha chiesto l’autografo perché è fan sfegatato di Sex And The City, al piacere che prova a mostrare la sua attività agli studenti che affollano il suo laboratorio, delle fiere artigiane a cui partecipa e dove mostra la sua perizia nel trasformare un pezzo di ferro qualsiasi (cioè veramente qualsiasi, visto che reperisce la materia prima dagli sfridi di lavorazione delle officine meccaniche) in un’opera d’arte. Dice che non sa esattamente che cosa ricaverà dal pezzo di ferro che si accinge a lavorare: parte da un’idea generale e poi è il ferro stesso che gli suggerisce  come andare avanti. Secondo me questo è il modo di pensare degli artisti puri. Parlano con la materia prima e ascoltano quello che la materia ha da dire loro. Credo siano pochi quelli che lavorano così.

Mentre chiacchieriamo, Filippo forgia una rosa e dato che è artista a tutto tondo, mi declama un pensiero poetico che aveva pensato per un’altra rosa, qualche tempo fa.

Come nasce una rosa © Matelda Codagnone

Come nasce una rosa © Matelda Codagnone

“Come vedete, questa rosa non ha spine. Questa rosa non appassisce, non muore mai. Potremmo dire che è una rosa perfetta. Ma ahimè, al mondo niente è perfetto, anche questa ha il suo difetto. Il difetto che ha è che non profuma. Comunque, io c’ho messo il mio cuore di artigiano per farla. Chi la compra ci metterà il suo profumo.”

Non so voi, ma ai palestratissimi e muscolosissimi IronMan 70.3, io preferisco l’energia e la poesia di Filippo, IronMan 72.0.

(una versione in inglese di questo post è stata pubblicata su appetibilis.net)

Ferri del mestiere © Lonza65

Ferri del mestiere © Lonza65

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2 risposte a Si fa presto a dire Iron (Man)

  1. loretta ha detto:

    Come al solito riesci a scrivere di qualsiasi argomento donandogli quella tua caratteristica sensibilità e rendendo piacevole e appassionante la lettura. Alla fine rimane l’amaro in bocca come di un gelato gustato troppo in fretta e si va di nuovo a rileggere, grazie. Loretta

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