Un’eredità ritrovata – di Sorelle Stramassi

L’eredità della zia Rosina, detta Nina, continua…

L'eredità che si rinnova ogni anno

L’eredità che si rinnova ogni anno

Abano Terme, 30.05.2014 – Non capita tutti i giorni di ereditare, a ricordo di una prozia paterna ma anche fortemente legata alla famiglia della mamma, due bei vasi di Amarillis, che da quel lontano giorno in cui mi furono affidati, ad ogni primavera mi hanno rallegrato il cuore e la vista, con fioriture esuberanti e generose. Anno dopo anno quei bei fiori mi ricordavano la prozia Rosina, sorella del nonno paterno che si chiamava Bepi. Io la zia Rosina l’ho conosciuta già anziana: sempre vestita di nero, con i capelli bianchi raccolti ordinatamente in una crocchia, con uno sguardo vivo che molte ventenni di oggi se lo sognano. Viveva da sola in un piccolo appartamento  a piano terra ma con un grande, se paragonato al suo alloggio, orto-giardino . Sì, perché lei mischiava fiori e ortaggi, con una maestria che nemmeno i più famosi architetti del verde oggi  sanno fare. Mi ricordo le sue dalie, le zinnie che si alternavano con le piante di pomodoro, basilico, melanzane e zucchine.  Che bello quando il papà mi portava da lei: la si trovava sempre affaccendata tra vasi e vecchie latte per la conservazione degli alimenti che, una volta  svolto il loro principale compito, diventavano vasi da fiori. E com’era contenta di regalarci i frutti del suo lavoro. Penso che questa sua passione sia il segreto della sua longevità. Proprio per i motivi sopra descritti potete immaginare che tristezza , quando la primavera di un paio di anni fa non vidi spuntare le verdi foglioline dai miei vasi. Ho pensato che i bulbi, perché  questo fiore ha un bulbo simile a una grossa cipolla, avessero nell’arco degli anni esaurito la loro vitalità. Che fare, mi dispiaceva molto perdere proprio quella varietà, perché ero certa che non si trattava di varietà ibridate che si trovano in commercio, quindi ho riflettuto un attimo e mi sono detta: o la va o la spacca.

Ho capovolto i vasi, ho estratto i bulbi dal terriccio e da un intrico di radici vecchie e da una montagnola di scarto sono riuscita a salvare tre piccoli bulbi che ho rinvasato in un letto di soffice e nutriente terriccio, sperando che la Natura si rigenerasse. Oggi a distanza di tempo, mentre sistemavo il davanzale dopo tre giorni di temporali, mi sono accorta che uno dei bulbi ha cacciato fuori il bocciolo che tra un paio di settimane, se il tempo migliora, diventerà un bel fiore, eredità di Rosina.

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2 risposte a Un’eredità ritrovata – di Sorelle Stramassi

  1. Alessandra55 ha detto:

    Miracoli della natura: io ho un rosaio in vaso che ho salvato oltre venti anni fa. E ogni anno a maggio mi regala almeno tre boccioli profumati. Poi lo devo potare perché non c’è la fa “a tirare il fiato”.

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  2. Francesca Dissera ha detto:

    DELIZIOSO ARTICOLO, GRAZIE!!

    _____

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