Dolce Italia

Periodo di fiacca, per quanto riguarda la scrittura. Quando la voglia latita, vado a “rumegare” nella cartellina “Raccontini” del Mac e qualche cosa salta sempre fuori. Questo qui è un piccolo testo che avevo mandato ad un concorso epistolare umoristico e che non ha passato nemmeno la prima scrematura. Avete capito perché in rete ci sono milioni di blogger? Siamo tutti scribacchini frustrati che trovano nella rete la minima soddisfazione alla nostra brama di popolarità (infatti nessun scrittore famoso ha un blog, solo quelli di mezza tacca o di nessuna tacca)  confermando la profezia di Andy Warhol secondo la quale ognuno sarà famoso per quindici minuti. La letterina è datata, lo si capisce dal riferimento nell’ultimo paragrafo, ma la lascio così com’è.

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To: Lou Ganega

      Editor-in-chief

Austin Chronicles

Austin, Texas – US

Dear Lou,

Ti scrivo in italiano così posso mettere in pratica le lezioni della maestra Rossella Dalla Penna e tu puoi rinfrescare il tuo italiano e ricordare le tue origine venete. E’ già un mese che sono ospite della redazione de “Il Centro” di Pescara e spero che il mio collega Gabriele Camplone si trovi bene al mio desk lì, alla redazione dell’Austin Chronicles, per questo progetto internazionale di scambio tra testate giornalistiche di provincia.  Potrei scriverti una email, ma la rete è piuttosto inaffidabile e allora preferisco carta e penna. È incredibile, qui in Italia, tutti sono pazzi per la tecnologia: la gente si cambia il cellulare ogni due mesi, ma molti non riescono a usare la rubrica telefonica e si portano dietro l’agendina di carta. How funny! I maschi fanno a gara a chi ce l’ha più piccolo, intendo il telefono, perché più è minuscolo e più è cool. Ma con lo smartphone non si collegano mai ad internet, perché qui non ci sono tanti hot-spot come da noi e gli abbonamenti alla rete dati costano l’ira di Dio. Questo modo di dire mi ha fatto impazzire, perché io pensavo che lira, senza apostofo, fosse la moneta del Signore, ma qui c’è l’euro e non capivo dove andare a cambiare questa valuta. Ah, l’italiano, che lingua splendida, ma piena di insidie!

tricolore

La maestrina Dalla Penna mi aveva insegnato questa parola bella e antica che indica “young boy” ma, accidenti, come sono complicate le regole della pronuncia. L’ho capito l’altro ieri, in fila al supermercato, quando ho fatto passare avanti a me un padre con un young boy. Ho detto al ragazzo di andare avanti, ma subito il padre mi ha messo le mani addosso e se non ci fosse stato un security man a trattenerlo, a quest’ora sarei al pronto soccorso col naso fracassato. Gli ho detto “Va’, fankiulo,” per essere gentile con lui! Eppure la maestra mi aveva spiegato che dopo la “i” la lettera “c” non si legge come la kappa (e poi fanciullo si scrive con due elle!). Poi l’equivoco si è chiarito e adesso con il padre del fanciullo siamo amici. Gli italiani sono molto hot-blooded, nella loro lingua si dice fumantini, come ho capito la settimana scorsa, quando guidavo la mia FIAT (che non significa Fix-It-Again-Tony, come mi avevano detto alcuni amici invidiosi che lavorano alla Chrysler). Ero stato superato a destra – qui il codice della strada va interpretato in base alla situazione in cui ti trovi – da una bellissima Ferrari Testarossa. Volevo fare un complimento al driver e quindi ho sporto il braccio dal finestrino e ho fatto vedere pollice, indice e mignolo stesi e anulare e indice piegati. Non ci crederai, ma il tizio della Ferrari ha frenato di colpo davanti a me, è sceso dall’auto e ha iniziato a dirmi tantissime parole piene di “ci” e di “zeta” che non ho capito bene, ma dal tono non sembravano complimenti. E tutto perché gli ho fatto un gesto che da noi significa “ti voglio bene”. Volevo solo dimostrare il mio affetto per questo brand: in fondo chi non ama la Ferrari, che è come se fosse patrimonio dell’umanità?

Gli italiani non si annoiano mai. Never. In questo periodo sono piuttosto excited per la denuncia dei redditi, una faccenda che getta tutti nel panico. I governanti italiani, per evitare che la dichiarazione sia uguale a quella dell’anno scorso, cambiano la legislazione fiscale con frequenza giornaliera, tanto che quasi tutti hanno un commercialista, un “tax consultant” che studia la legge per far pagare meno tasse possibili ai propri clienti. E molti ci riescono così bene che sono addirittura sconosciuti al fisco! Comunque, un commercialista è necessario, perché per compilare due pagine di modello 740, te ne danno almeno sessanta di spiegazioni. Il commercialista fa molto del suo lavoro via telematica, ma qui spesso bisogna andare di persona negli uffici, per diverse pratiche. Andare per uffici è thrilling, è eccitante da matti ed è come partecipare a una scavenger hunt, una caccia al tesoro. Ad esempio, ieri ho accompagnato il mio collega Rocco per il rinnovo della patente e, my God! Credo di non aver mai preso parte ad una attività così complicata. Prima i moduli da compilare, poi i versamenti da fare, poi le marche da bollo, poi la fila per prendere il numero eliminacode, poi la fila allo sportello 1 con il modulo PG2bis (per il rinnovo, che non va confuso con PG1ter, per la prima richiesta), poi allo sportello 8/c con il certificato di residenza e le marche da bollo, poi ancora alla posta per altri versamenti. Poi, poi, poi: ho imparato benissimo cosa significa questa parola. E altro ancora, il tutto da fare entro le 12.45, ora di chiusura di tutti gli uffici nei giorni pari dei mesi dispari oppure entro le 11.15 nei giorni dispari dei mesi pari. Come mi sono divertito!

Adesso ti lascio, pare che il collegamento alla rete sia stato ripristinato. Nella prossima email ti racconterò un po’ di politica, se il piccolo Duce che hanno come Prime Minister permetterà ancora ai giornalisti di scrivere quello che pensano loro e non quello che vuole lui.

Yours Truly,

Ponti Arrugginiti (ho tradotto il mio nome, suona meglio di Rusty Bridges…)

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5 risposte a Dolce Italia

  1. guido mura ha detto:

    Questo racconto è delizioso, ma la valutazione di qualunque cosa è data oggi dal suo interesse commerciale. Per questo motivo ci sono tra i blogger tanti autori validi, non scribacchini, che però purtroppo non scrivono cose che un imprenditore/editore ritenga di poter vendere. Inoltre, i testi dei blogger sono ideali per la lettura su schermo, cioè brevissimi, mentre gli editori pubblicano per lo più libri dalle quattrocento pagine in su. Ovvio che gli scrittori con più tacche non abbiamo tempo da perdere nel gestire un blog: quando mai potrebbero scrivere i loro romanzoni, se stessero a scribacchiare in rete e a dialogare con i lettori? Quanto ai concorsi… Beh, bisogna trovre il concorso giusto, la giuria giusta, gli sponsor giusti. Ci sono troppe variabili, tra cui le relazioni precedenti tra candidati e giudici. Infine, se chi mi legge, dall’altra parte, non sopporta il mio stile o è infastidito dalla storia che racconto, potrei anche essere una combinazione tra Proust, Joyce, Carver, Philip Roth e Delillo, ma non supererei mai la selezione.

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  2. loretta ha detto:

    Come al solito riesci ad emozionarmi con lo stile, l’humor, la delicatezza e la sottile ironia del tuo stile inconfondibile. Grazie

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  3. Alessandra ha detto:

    … ma del resto, se avessi vinto, COSA avresti vinto? Una menzione d’onore dagli sponsor? Proud to be your friend!!! anche Manzoni aveva SOLO 25 lettori, mooolto affezionati! 😉

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  4. saulo ha detto:

    questo racconto è stato cassato perché gli sponsor del concorso erano la Telecom e la Fiat, non te l’avevano detto? E poi, i selezionatori non hanno capito un’emerita cippa e si sono lasciati sfuggire l’ammiccamento al romanzo ‘La tesis de Nancy’ di Ramón J. Sender. hai lettori più attenti!

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    • lonza65 ha detto:

      🙂 il blog è modesto ma i lettori sono di livello stratosferico, grazie di esistere.
      (E comunque, adesso che ci penso, mi pare che Telecom fosse VERAMENTE tra gli sponsor…)

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