Il Mostro Inviato alla cena “social”

mostro_inviato Il Mostro Inviato, che è di natura curioso altrimenti non farebbe l’inviato, ha avuto modo di partecipare a una cena “social”, termine quasi ridondante, visto che da che mondo è mondo, la cena è l’evento sociale per eccellenza e ci si va in compagnia altrimenti si dice “cenare da soli”. Si chiama così perché le informazioni su dove, come, cosa, quando passano attraverso i social network e così tramite Facebook, il Mostro e le sue tre fidatissime redattrici hanno sperimentato questo nuovo tipo di ristorazione. Ognuna di noi aveva aspettative diverse per questa serata: quella del Mostro era semplicemente quella di mettere i piedi sotto al tavolo e farsi servire, visto che le occasioni per farlo scarseggiano vieppiù. Si parte già consapevoli che non bisogna aspettarsi il servizio da ristorante (altrimenti uno va al ristorante), l’atmosfera è molto rilassata e informale, ma la cosa più importante – cioè lo sbattimento maximus per cucinare, impiattare, servire, sbarazzare la tavola – lo fa qualcun altro. E non fa niente se si viene serviti senza la precisione da grand hotel. Agli ospiti è richiesta la puntualità, in segno di rispetto per chi spignatta e verso tutti gli altri commensali. E qui ci sarebbe da dire, perché se un quarto d’ora si concede a tutti, com’è giusto, un ingresso dopo quasi un’ora e senza nemmeno fare la mossa di scusarsi per il ritardo è da cafoni. Cosa che si è puntualmente verificata. Questo è un appunto per gli ospiti di questa precisa parte d’Italia, in cui l’orologio è utilizzato come abbellimento del polso e nulla più. Ma andiamo avanti, anche se gli zebedei del Mostro aveva già iniziato a roteare come pale di elicottero. Il locale che ci accoglie è sobrio ed elegante, le luci soffuse morbide e discrete, la tavola apparecchiata con gusto, abbellita da un originale centrotavola fatto di cavolfiori, ravanelli, cavoli romani e altre verdure, che ben introduce al menu della serata, totalmente vegetariano. Si parte con un piatto di benvenuto, una coppetta di crema di verdure, per aprire lo stomaco e per predisporre gli ospiti al convivio, poi segue un tris di antipasti, un primo a base di spaghetti con crema di finocchi e gorgonzola e un secondo di verdure grigliate con scamorza fusa, dolce semifreddo al parrozzo. Porzioni giuste, chi voleva poteva anche fare il bis. Intanto la socializzazione continua, anche se quattordici persone sono forse troppe, il Mostro ha conosciuto solo le persone che aveva di fronte. Certo, se tutti fossero arrivati puntuali, avremmo avuto modo di presentarci meglio, invece di aspettare come dei pirla i comodi degli ultimi arrivati. Il Mostro si è ritenuto soddisfatto della parte solida della cena – a parte qualche eccesso di sale – mentre la parte liquida è stata un vero disastro, e lo dice il Mostro che NON è un esperto di vini. Il vino bianco caldo come pipì è una specie di bestemmia, pesante come piombo e il rosato forse aveva dentro il polonio, perché per una giornata e mezza il Mostro ha lamentato mal di testa e malessere diffuso. Peccato perché i cibi dovrebbero essere valorizzati dal vino e invece è successo che il livello della cena si è abbassato per colpa del vino. La soluzione potrebbe essere quella di usare un solo vino – ma decente – magari consigliato da qualcuno in grado di abbinarlo al menu oppure, come suggeriscono i tizi di un underground restaurant di Milano, di portarsi la propria bottiglia, così giusto per andare sul sicuro. Nonostante il ritardo con cui è iniziata la cena, il tutto si è concluso poco dopo le 23, orario comodo per chi il giorno dopo deve timbrare il cartellino. Cioè a quell’ora il Mostro se ne è andato, mentre metà della tavolata continuava a chiacchierare amabilmente, segno che un obiettivo della serata, conoscere gente nuova, era stato centrato.

Il bilancio di questa serata è sostanzialmente positivo – a parte 36 ore di mal di testa – per una serata dal costo contenuto, in cui è possibile conoscere nuove persone e assaggiare cose diverse dal solito. Come sempre poi, in tutte le cose, conta il fattore “c” nel trovare persone PUNTUALI, simpatiche e conviviali e nell’evitare vini di qualità scadente. Un rischio che, comunque, vale la pena di correre.

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Una risposta a Il Mostro Inviato alla cena “social”

  1. gloria spessotto ha detto:

    vedi cosa ti perdi a non frequentare i social network

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