ONU, nessuno e centomila

NYC, 24 settembre – Le strade di Manhattan, che sono un po’ più numerose e ampie rispetto a quelle di Venegazzù di Volpago del Montello, sono totalmente bloccate per l’assemblea plenaria dell’ONU che si tiene proprio in questa settimana. Per intasare Manhattan ce ne vuole, ma volendo si riesce. Oltre all’assemblea, c’è stata anche la marcia per il clima, che ha portato in città oltre centomila  persone, senza contare tutte le manifestazioni a latere sotto gli alberghi delle varie delegazioni. Noi ne abbiamo beccata una di manifestanti egiziani che bloccava tre isolati. Per dire. Insomma, una settimana un po’ critica. In altre parole, un delirio.

Lady Liberty in versione eolica © Lonza65

Lady Liberty in versione eolica © Lonza65

Auto blindate ovunque, delegazioni ministeriali come se piovesse ed entropia massima per il traffico. I tassisti che ci scorrazzano qua e là, con un misto di fatalismo  latino e aplomb anglosassone, si limitano a dire “today the traffic is very bad”. Alla faccia del bicarbonato di sodio.

Appena usciti dall’immancabile Starbuck’s, in attesa di attraversare la strada, vediamo passare un corteo di auto blu (che qui in realtà sono nere e anche grigie) che è bloccato proprio davanti al semaforo. Il prode G. nota la bandiera tricolore e lo stemma della Repubblica Italiana. Faccio appena in tempo a collegare Onu-delegazione-Italia che dal finestrino posteriore di un macchinone si affaccia lui, il golden boy della politica italiana, il rottamatore Matteo Renzarelli, detto anche Renzie.

Matteo Renzarelli detto Renzie oppure Mr. Bean? @ Manfry

Matteo Renzarelli detto Renzie oppure Mr. Bean? @ Manfry

La sua auto è ferma proprio davanti a noi e mentre scambiamo due parole, anzi due gesti perché il finestrino è bloccato, un signore attempato in grisaglia mi chiede: “Who the hell is he?” (“chicazzè?”). Alla mia risposta (“He’s the Italian Prime Minister“), il tizio scoppia in una fragorosa risata e tira via per la sua strada. Ritengo che se gli avessi detto che quel giovincello dall’aria furbetta era Kubilay Türkyılmaz oppure Carneade, avrebbe avuto la stessa reazione. Il corteo è sempre bloccato e la conversazione con Renzie prosegue. “Scusate, non posso abbassare il finestrino, di dove siete, ecc.” Tutto a gesti e col labiale. È proprio vero, la comunicativa è il suo forte (peccato sia solo quello, il forte…). Gli dico, anzi gli urlo “Facci fare bella figura all’ONU!”, sperando che, per i suoi discorsi, si avvalga di un interprete e non usi il suo inglese lisergico, ma niente da fare. Leggi qui quello che le orecchie anglofone hanno capito di quello che ha detto e poi ne riparliamo. Dopo qualche secondo il traffico si sblocca e ognuno va incontro al proprio destino, lui al Palazzo di Vetro e noi alla High Line.

La High Line è un ex-tracciato ferroviario riconvertito a parco cittadino e a zona pedonale (pescaresi, vi ricorda qualcosa?). Un’associazione di residenti si è opposta alla sua demolizione e grazie a fondi statali e donazioni private è un piccolo gioiello di architettura di paesaggio incastrato in città. Risultato? Soddisfacente, direi.

Una macchia verde in mezzo al cemento © Giuseppe Marone

Una macchia verde in mezzo al cemento © Giuseppe Marone

Geometrie inconsuete © Giuseppe Marone

Geometrie inconsuete © Giuseppe Marone

La saggina è la regina della High Line © Giuseppe Marone

La saggina è la regina della High Line © Giuseppe Marone

High Line Staff(aticare) © Giuseppe Marone

High Line Staff(aticare) © Giuseppe Marone

C'è anche chi si riposa © Lonza65

C’è anche chi si riposa © Lonza65

La High Line termina su Gainsevoort Street, nel Meatpacking District, un quartiere fighettuolo e alla moda, ma niente grattacieli o vetrine sfacciate, le strade sono ancora coi ciottoli e i marciapiedi coperti da pensiline, l’atmosfera è molto “understated”. I ben informati dicono sia una delle aree più trendy della città, e non a caso c’è Rapha, un negozio fighissimo (e carissimo) di abbigliamento per il ciclismo. Qui dentro tutto parla italiano, compreso il ragazzo alla cassa e alle pareti, sui gadget, sui poster, c’è posto quasi solo per lui:

Nessuno dimentica il Pirata © Lonza65

Nessuno dimentica il Pirata © Lonza65

Quasi quasi mi scappa una lacrima.

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