Il bastone e l’idiota (ovvero a spasso per Central Park)

New York City, sabato 20 settembre 2014 – Eccoci di nuovo qui. L’anno scorso ci è piaciuta così tanto New York che abbiamo deciso di tornare, e questa volta col seguito di amici, pochi ma buoni.

"Citofonare Ono" © Giuseppe Marone

“Citofonare Ono” © Giuseppe Marone

Dopo un venerdì pomeriggio di ambientamento e di stordimento da jet-lag, oggi siamo tutti belli carichi e pimpanti per una giornata piena: per iniziare trascorriamo la mattinata a Central Park. Di sabato è ancora più bello, più colorato, più brulicante di vita. Dalla 42ma strada, dove abbiamo l’albergo, ci andiamo a piedi: le energie sono ancora intatte e poi camminare per la città è un po’ come farne parte, sentirsi a casa in un posto che con casa tua non ha niente a che vedere. Come già detto, tutto è già visto e tutto è nuovo: la statua di Atlante dallo sguardo corrucciato, la cattedrale di St. Patrick imballata nelle impalcature del restauro, Tiffany con le vetrine cariche di quei sassolini che sono i migliori amici di una donna, poi il cubo trasparente dell’Apple Store davanti al quale staziona una folla di imbecilli smaniosi di spendere 800 dollari per un telefono (fare ore di fila per spendere cifre assurde è il massimo del masochismo, e poi in altre parti dello stesso Paese si fa la fila per mangiare), e poi finalmente l’entrata di Central Park, dove c’è un traffico pedonale e ciclistico da paura. Appena entrati, su di un praticello, un gruppo di gente su un tappetino esegue una serie di esercizi, sudando e smadonnando dietro le indicazioni di un tipo dall’aria molto simpatica che sembra uscito da un centro di addestramento dei marines. La felpa che indossa recita “No Whiners. Just Deal With It” (che all’incirca significa: “non c’è posto gente lagnosa, fattene una ragione”) il che la dice lunga sull’impegno richiesto per l’allenamento.

"Due ore di addestramento e torni come nuova" © Lonza65

“Due ore di addestramento e torni come nuova” © Lonza65

In considerazione della stazza del trainer (ma soprattutto delle sue eventuali reazioni poco amichevoli) chiedo con garbo se posso fare qualche foto e lui gentilissimo mi risponde che devono decidere i “whiners” (perché si lamentano, eccome!). Col poco fiato che hanno in corpo dicono di sì. Stabilire un’empatia con questa gente è facilissimo, basta essere gentili e loro lo sono con te. Oppure sono così scoppiati che non gliene frega niente di essere fotografati.

E chi si lamenta, cento flessioni! © Lonza65

“E a chi si lamenta, cento flessioni!” © Lonza65

Passando oltre, noto che parecchi turisti orientali (ma anche no) si portano dietro il telefono attaccato ad un bastone. Immagino che nel frattempo la moda sia arrivata anche qui, perché le “putanade” hanno una velocità di propagazione molto elevata. Trattasi dell’ennesimo gadget ideato per soddisfare il narcisismo umano: il bastone da selfie. Cioè un paletto con impugnatura il cui scopo è allontanare  il più possibile la macchina fotografica o il telefono per ottenere inquadrature più ampie. Anche l’ultimo straccio di interazione umana è stato disintegrato dalla tecnologia futile, non c’è più nemmeno bisogno di fermare qualcuno che passa per la classica domanda: “Scusi, ci fa una foto?” perché il bastone da selfie elimina anche questo residuo di socialità. Bella roba.

Dopo aver constatato questa triste realtà (che ho comunicato agli altri tramite messaggio di whatsapp, per essere coerente con quanto esposto) proseguiamo in questo giro a zonzo per il parco, così, senza una meta in particolare, solo per il gusto di far parte di quelli che si rilassano e si godono una mattinata tiepida e soleggiata.  E quindi c’è stato tempo per vedere il Dakota (abbiamo citofonato a Yoko Ono ma si è fatta negare),  poi famiglie di ebrei osservanti (lui con le basette ricciolute, i payot, lei infagottata in abiti al cui confronto il burqa è sexy, tre o quattro figli piccoli) che fanno il picnic, gruppi di amici che giocano a baseball, gente che dorme a piedi nudi (o quasi) nel bel mezzo del pratone,

A piedi nudi (o quasi) nel parco © Lonza65

A piedi nudi (o quasi) nel parco © Lonza65

una cerimonia di matrimonio che all’inizio pensavo fosse per una doppia coppia poi però quando ho visto che le spose, in abito bianco di sangallo ma con i camperos ai piedi, si prendevano per mano, ho capito che era un’unione same-sex, (Who’s the bride? Both of us!) lezioni di ginnastica ovunque, spettacoli presso la Bethesda Fountain, mimi, quartetti d’archi che suonano Bach, giovani che si allenano a fare i funamboli, e poi ciclisti, podisti, tutti gli sport e anche di più.

Ha proprio ragione Bukowski quando dice che “la gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”.

 

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4 risposte a Il bastone e l’idiota (ovvero a spasso per Central Park)

  1. Manfry ha detto:

    …e il bastone dov’è?

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  2. Alessandra ha detto:

    attendo impaziente il resto della “gita”. E anche con un po’ di invidia!

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  3. Matelda Codagnone ha detto:

    Che mi sarei fatta un bel giro fotografico con l’autrice!

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