Il metodo della Magliana

Di recente ho rivisto le due serie di Romanzo Criminale, produzione impeccabile Sky Cinema-Cattleya, alla quale le stantìe fiction-santino agiografico della Rai non arrivano nemmeno alla cintola. Per chi non lo sapesse, Romanzo Criminale – la serie, ripercorre la storia della banda della Magliana, sulla base del romanzo di Giancarlo De Cataldo , il quale a sua volta fa riferimento ad una abbondante documentazione reale. Dato per scontato che erano banditi puri, gente senza alcuna morale, senza scrupoli, ignoranti, gretti e dotati solo di istinto delinquenziale, rimango affascinata dal loro modo di risolvere gli intoppi e i problemi, grandi o piccoli che siano. Per qualsiasi inghippo, di qualsiasi genere e qualsiasi forma, bastava che Il Freddo, Il Dandi, Il Libanese e compagnia tirassero fuori “er fero” cioè la pistola, oppure una bella lama lunga due spanne, che ogni difficoltà spariva come neve al sole. A volte, anzi spesso, lo usavano, er fero, anche se il suo potere dissuasivo, da solo, poteva essere sufficiente.

Ultimamente, piacerebbe anche a me usare il metodo “banda della Magliana”. In un contesto come quello in cui vivo, trovo sempre più difficile continuare a comportarmi come una persona appena decente. La disponibilità viene presa per coglionaggine, la gentilezza per debolezza, l’educazione per idiozia, la serietà per inutile pignoleria. Quei brandelli di senso civico necessari per poter vivere in un consesso di esseri umani sono appannaggio di una minoranza così esigua che si dissolve in percentuali omeopatiche nella marea di cafoni, maleducati, prepotenti e boriosi che incontro ogni volta che vado in un ufficio, entro in un negozio o semplicemente cammino per strada. E così, giorno dopo giorno, mi costa sempre più energia mentale e fisica seguire le norme basilari di convivenza civile, perché non è faticoso di per sé parcheggiare nel posto che ti spetta e lasciare libero quello per gli handicappati, fermarsi alle strisce pedonali per far passare una mamma con un carrozzino, evitare di buttare le cicche di sigaretta dal finestrino senza guardare, portare l’immondizia nel cassonetto e non spargerla per strada e avanti di questo passo. No, non è faticoso. È faticoso quando sei l’unica a fare tutte queste cose (e molte altre) mentre il resto del mondo fa come c***o gli pare. In più, passi anche per rompipalle perché non ti conformi alla massa e tutti ti prendono in giro perché ti affanni a a cercare un cestino per le cartacce, perché non occupi il posto riservato agli handicappati oppure perché eviti di usare l’auto quando ti puoi spostare con altri mezzi.

Ma non si può essere sempre duri e puri H24 e 7/7. Arriva un bel momento in cui le riserve di pazienza si esauriscono. E allora mi guardo due o tre puntate di fila del Romanzo Criminale e via di coltellate, sparatorie e cazzotti in piena faccia. Mi sfogo per interposta persona, anzi  per interposta fiction. In modo indolore e legale. Adesso che la serie è finita – detto per inciso, poi alla fine sono morti quasi tutti – e che ho ricevuto una serie di (metaforici) sputi in faccia, ho deciso di iniziare a delinquere anch’io. Però ho capito quasi subito che, per la delinquenza professionale, bisogna esserci tagliati. Una che, come me, in vita sua ha preso in tutto due multe e l’azione più criminale che abbia mai commesso è stata quella di viaggiare a sbafo in autobus a Trieste (ero studente pertanto squattrinata cronica e anche lì sono stata tanata quasi subito perché i controllori sono asburgici) è difficile che si trasformi nella Iena di Buchenwald o in Bonnie Parker (senza il sostegno di Clyde Barrow, per di più). Ci ho provato a delinquere, ma, ripeto, bisogna avere la stoffa per farlo.

La settimana scorsa sono andata dal medico, come mio solito in bicicletta. Erano le due e mezza del pomeriggio e in giro non c’era un’anima creata. Per accedere all’ambulatorio del medico bisogna percorrere un piccolo androne che, nonostante questo cartello,

cartello

è sempre intasato di biciclette. Dai su, lo sappiamo tutti che è praticamente inutile mettere questo tipo di avvisi, come del resto anche “Parcheggio riservato esclusivamente ai condomini” oppure “Si prega di non lasciare pubblicità cartacea nelle cassette” perché è come se fossero scritti in caratteri cuneiformi. La gente parcheggia soprattutto al posto dei condòmini e di volantini di Ipercoop, nella cassetta delle lettere,  te ne ritrovi almeno tre. Giusto per dire.

Naturalmente anch’io, alle due e mezza di un sonnolento e grigio pomeriggio autunnale, me ne frego del cartello perché vorrei nascondere la mia bella bici agli occhi cupidi dei ladri, e faccio per entrare. Questo gesto così violento ed eclatante doveva, oltre che salvaguardare il mezzo da furti e atti di vandalismo, sigillare l’inizio della mia nuova carriera di personaccia. La ruota anteriore aveva superato di centimetro il cancello che una voce abbaia alle mie spalle:

«Dove andate con quella bicicletta?»

Mi giro e vedo un signore anziano (descrizione politically correct per dire il classico vecchio rompicojoni standard) dall’aspetto di un bulldog, mascelle pendule e denti ogni quarto d’ora,  che mi ringhia contro.

«Cosa fate, non vedete che cosa c’è scritto?» continua a sbavare il bulldog, anzi il bullman, battendo il cartello con un dito deformato dall’artrite.

Certo che lo vedo, cazzarola, e adesso, che cosa mi invento? Provo una timida reazione dicendo che l’androne  è sempre pieno di bici, cosa di solito vera ma a quell’ora no, ovviamente, autosmentendomi in meno di un secondo netto.

Alla fine della fiera, l’uomo bulldog mi butta fuori brontolando che se mi vede ancora entrare, mi denuncia.

Ho capito che per delinquere, bisogna avere un particolare talento, un’inclinazione particolare da coltivare sin da piccoli. Sarà per un’altra volta, allora, per questa vita conviene che continui a sopportare quello che mi manda a quel paese se appena oso attraversare sulle strisce pedonali, disturbando la sua conversazione al cellulare che tiene in mano e ostacolando la marcia della sua puzzolente auto a 90 all’ora in centro abitato. È lui quello che ha ragione.

 

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5 risposte a Il metodo della Magliana

  1. gloria ha detto:

    anch’io mi trovo nelle stesse condizioni (comincio a pensare che non siamo pochissimi, dopotutto) ma così diventiamo tutti barbari. Quando sono di estro buono adotto il metodo della gentilezza, così li lascio tutti sbalorditi. Non se l’aspettano, non sanno più cosa dire, la gentilezza destabilizza

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  2. rossodipersia ha detto:

    Anch’io sono una vittima della buona educazione e ogni volta che provo a ribellarmi mi sento in colpa ancora prima di provarci. Non sopporto la piccola violenza urbana, quella della strada, del tipo capace di ingorgare un incrocio pur di non farti passare, quella che io chiamo in un modo semplice e banale: ignoranza.
    E di Kim Rossi Stuart nella parte del Freddo… ne vogliamo parlare?

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  3. Alessandra ha detto:

    Come ti capisco!!! Non sei sola, però!
    Sarà la vecchiaia ma io ora mi incazzo, di brutto brutto, con gli operatori dei call center:
    mi sembrano l’emblema “invisibile” (nota l’ossimoro) della inciviltà che hai così ben descritta.
    Purtroppo sono sfigati mal pagati, ma mi consentono l’azione terapeutica der fero … faccio del male?

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  4. mariaelena ha detto:

    se ti può consolare ti racconto di quella volta che, una nostra comune amica, famosa per la sua correttezza , ha rischiato di venire multata , perché ha osato attraversare l’isola pedonale in sella
    alla bici , era di pomeriggio con un’afa incredibile, non c’era un’anima solo lei e purtroppo un solerte vigile urbano pronto a segnalare la incredibile infrazione . D. mi disse che scendendo dalla bici rossa per la vergogna ha rischiato anche di inciampare e farsi male seriamente……… vedi tu
    ciao

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  5. saulo ha detto:

    io trovo molto terapeutico questo film: http://youtu.be/1DuYVuLgQ9U

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