Carta vetrata

A Ferragosto il mare era off-limits a causa di un maestrale furioso, la forma fisica così così non mi invitava alle solite attività sportive e allora mi sono rintanata in garage, luogo che amo in quanto scrigno delle cose più preziose che posseggo – Vespa e biciclette – a sistemare un po’ di cose. Mentre cercavo di dare un ordine alla cassetta degli attrezzi, tra brugole, pinze e viti spanate mi è capitato in mano un foglietto, inserito con cura tra un pacchetto di fogli di carta vetrata, su cui era riportato un nome e un numero di telefono. Una cassetta degli attrezzi è l’ultimo dei posti dove tenere un appunto del genere, e la cosa più incongrua è che quei dati si riferiscono a una persona che ho frequentato relativamente poco. Sono rimasta come una statua di sale, con questo foglietto in mano per un bel po’,  chiedendomi come fosse arrivato lì un biglietto come quello fino a quando la voce insistente di un vicino che mi augurava un buon Ferragosto non mi ha risvegliato dai miei pensieri.

Eravamo colleghe e non ci frequentavamo molto al di fuori dell’ufficio, a parte le solite occasioni aziendali. Da subito però ci siamo trovate simpatiche, un po’ perché in azienda eravamo solo quattro donne, due delle quali in perenne lotta per il titolo di Miss Salvaschermo Aziendale e noi a ridere delle loro sfide a colpi di tacco dodici e perizoma sotto i pantaloni stretti. Tra di noi non c’era quella patina di falsa cordialità che invece rivestiva come una pellicola trasparente i gesti e gli atteggiamenti delle altre due “ragazze”, sempre all’erta per paura di perdere il loro status di api regine. Stavamo bene insieme e lavoravamo con grande affiatamento. Dopo qualche anno che avevo lasciato l’azienda, un giorno mi telefonò e mi chiese una mano per impaginare la tesi di una laurea che lavoro, famiglia, annessi e connessi avevano ritardato ma non avevano interrotto. Fui molto contenta di quel contatto, al contrario di quanto succede in genere quando qualcuno mi cerca “out of the blue” dopo tanto tempo perché di solito è perché ha bisogno di me, sempre gratis. Con lei non fu così, anzi mi sentii molto gratificata del fatto che si fosse ricordata di me e per qualche settimana i contatti si intensificarono. Poi, nonostante i buoni propositi di reincontrarci, vita, lavoro, figli, ci fecero perdere di vista un’altra volta per diverso tempo.

Fu un caro amico ed ex-collega a darmi sue notizie. Anzi, la notizia, la peggiore. Al suo funerale ho rivisto tutti i colleghi di quell’azienda, persone con le quali ho avuto anche contatti più frequenti e intensi e mi sembravano facce sbiadite, sgrossate con una carta vetrata a grana grossa, che il tempo ha finito per rendere lisce e senza alcuna caratteristica preponderante. Di lei invece mi ricordo tutto, la voce un po’ da oca che però nascondeva una furbizia sottile, la camminata un po’ scarrocciata, le pause alla macchinetta del caffè, le confidenze all’ora del pranzo davanti al vassoio della mensa. Perché degli altri colleghi ho rimosso tutto, delle altre due donne mi ricordo solo la cattiveria, l’invidia e lo squallore spirituale? Sarà forse perché lei si poneva in un modo spontaneo, non costruito, perché si prendeva non troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco, pur avendo la possibilità di far valere la sua parentela diretta col grande capo? Forse per merito della sua assoluta mancanza di secondi fini? Perché la mia memoria, con lei, ha usato la carta abrasiva più sottile, smussando appena qualche dettaglio, mentre per gli altri ha grattato via quasi tutto?

Ogni volta che passo davanti al cimitero del paesello in cui vivo – tra l’altro, abitavamo anche vicino –  mi prendo l’appunto mentale di andarla a trovare. Gesto che farebbe più bene a me che a lei, senza dubbio, ma poi non lo faccio mai. Mi è venuta in mente stamattina, rovistando tra cacciaviti e tenaglie. Il Poeta la chiama “corrispondenza di amorosi sensi, celeste dote…” eccetera eccetera. Io, che con la poesia ho poco, per non dire niente a che fare, più prosaicamente la vedo come una questione di carta vetrata, quella che la memoria utilizza per levigare i ricordi.

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3 risposte a Carta vetrata

  1. Alessandra ha detto:

    se c’è vita “dopo”, o la “reincarnazione”, quella persona avrebbe uno sfarfallio di felicità ad essere ricordata così, “aggratis”.
    In ogni caso, questo ricordo fa più ricca te, ed anche noi, tuoi lettori.
    grazie

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  2. ildegardadibingen ha detto:

    Ringrazio ” il maestrale e la forma fisica così così” … Bellissimo racconto , commovente.

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  3. rossodipersia ha detto:

    A volte capita di patire una nostalgia maggiore per quelle persone che ci hanno appena sfiorato nel corso della vita, il ricordo diventa quasi più vivo, come se quei piccoli flash fossero più definiti, preludi di un rapporto ancora da approfondire e ti resta l’amarezza di non averne avuto il tempo o la voglia, di aver perso l’occasione di condividere un pezzo di strada. Mi ha molto commosso la tua storia.

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