Lungomare odoroso (versione notturna)

L’odore della notte è il titolo di un’indagine del Commissario Montalbano in cui uno dei personaggi “minori” (minori per modo di dire) spiega a Salvo che “a seconda dell’ora, la notte cangia odore“. Ed è vero, a partire dal fatto che il giorno ha un odore solo e la notte molti. In sella all’amata bici e anche un po’ a piedi, la passeggiata notturna è completamente diversa da quella della mattina.

Intanto la gente. Dopo cena c’è la passeggiata digestiva e anche solo cento metri di lungomare sarebbero sufficienti a riempire un volume alto così di sensazioni olfattive, il più delle volte spiacevoli, perché – è un dato di fatto – la gente non si lava o se lo fa, lo fa poco. In queste circostanze mi viene sempre in mente l’esordio della conferenza sull’interpretazione che Gérard Ilg tenne un secolo fa in Facoltà, in cui il professionista esordì dicendo che il primo requisito necessario per una buona performance in cabina non è sapere le lingue, ma l’igiene (Il faut se laver!) Ecco, un requisito fondamentale per vivere, anzi per far vivere gli altri (oltre che se stessi) è questo, ma a giudicare dagli afrori avvertiti, siamo ben lontani da uno standard accettabile. Ed ecco ondate di dopobarba da discount, ascella frollata da 24 mesi su tessuto acrilico (il peggiore) e su cotone (un po’ meno violento ma orribile), zaffate di profumo alla moda che, se cosparso a mezzi litri, dà fastidio come una puzza di cavallo, odore di piedi, di gel per capelli (esiste ancora!) e fiatella rinforzata da aglio in quantità industriali. Lungo il marciapiedi i vucumprà mettono in bella vista la mercanzia, che odora alternativamente di pura plastica cinese (le borse taroccate) che fa venire l’eritema solo a guardarla o di carogna putrefatta di iena del Serengeti (i manufatti africani, fatti con pelli conciate male, emanano un lezzo che fa accapponare la pelle – lasciatevi servire, ho lavorato per diverso tempo a fianco a una conceria e conosco bene la materia), gli stessi venditori hanno un odore che ricorda neanche troppo vagamente lo stallatico. ALT! prima che qualcuno si erga a difensore del politically correct (pratica che odio), noi “bianchi” secondo loro puzziamo di morte, me lo ha detto una volta uno in treno con la delicatezza di un elefante in una cristalleria,  in pratica mi ha dato del “cadavere”. Non so cosa sia peggio, comunque. Quindi uno pari e palla al centro. Gli umani, bianchi, neri, gialli e rossi, puzzano in media di più del mio gatto che non sa di niente – annusare per credere – o al massimo sa di pop corn scoppiato (giuro).

Lungomare di Monte-suq-lvano ore 23 circa © Lonza65

Lungomare di Monte-suq-lvano ore 23 circa © Lonza65

Se gli umani sono una grande, grandissima delusione, (e non solo sotto il profilo olfattivo: “più conosco gli uomini, più amo gli animali” ha detto Madame de Stael)  tutto il resto invece è un trionfo di profumi. I locali da soli producono una gamma di fragranze da svenire: oltre all’immancabile pizza, che nel forno a legna sprigiona un aroma diverso dalla pizzetta cotta nel forno a gas, è un susseguirsi di spaghetti allo scoglio, grigliata mista, risotto alla pescatora, “bummaletti” in umido (che poi sono le lumache di mare, ottime), frittura di calamari e via elencando. A mettere il carico a coppe c’è anche la sagra rionale e allora vai con la pizzonta (pizza fritta la cui porzione minima ha il diametro di un vecchio LP), il profumo celestiale degli arrosticini, la meravigliosa invenzione gastronomica che si trova solo in questa regione forte e gentile, le sagne coi ceci, gli gnocchi al sugo, insomma si prendono cinque chili solo annusando l’aria.

Finita la baraonda mangereccia, più tardi, la notte cambia odore ancora una volta e sul lungomare sgombro dalle bancarelle si avverte quella leggera umidità salata del mare. Stupenda, è il profumo delle vacanze. In spiaggia, incuranti dell’umido, gruppi di ragazzi dal forte accento settentrionale, si apprestano a trascorrere una serata a cantare e a strimpellare chitarre (lebiondetreccegliocchiazzurriepoichepppalle) e a tracannare fiumi di birra, di cui si avverte la zaffata leggermente alcolica accompagnata dal tipico odore di centro sociale occupato.

Abitare in un posto di mare è bellissimo.

 

 

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