Il Mostro Inviato alla Settimana Mozartiana (ma a Wolfgang Amadeus sarebbero piaciuti di più gli Spandau Ballet o i Duran Duran?)

mostro_inviatoTeate, 17 luglio 2014 – L’elegante ma sonnolenta Teate, per una settimana intera, si riscuote dal suo naturale torpore e si trasforma in un villaggio musicale. La Settimana Mozartiana porta in città la musica in senso lato, classica, jazz e pop e quasi ogni piazzetta, slargo, androne ospita un concerto. L’atmosfera è discreta e accogliente e vale senz’altro la pena di passeggiare tra i vicoli illuminati dalle fiaccole di questa bella città che vanta natali ben più antichi di Roma e che la leggenda narra sia stata fondata nientemeno che da Achille (capito?)

L’evento pop di stasera a cui il Mostro Inviato partecipa, egregiamente coadiuvato dalla Signoragiovanna, fan sfegatatissima, è il concerto di Tony Hadley, voce degli ex Spandau Ballet e adesso voce e basta. Assieme ai Duran Duran hanno diviso in modo manicheo i fan negli anni ’80, quando il genere pop in  voga si chiamava New Romantic, con canzoni dalle sonorità morbide e ammiccanti, con questo look fatto di giacche lunghe dai colori improbabili e spalline larghe come piste di atterraggio, e acconciature fissate da chilate di gel. Mi rendo conto che, alle orecchie di una diciottenne di adesso, dire di andare a sentire Tony fa lo stesso effetto che avrebbe fatto a me trent’anni fa sentire mia madre che andava a sentire Il Quartetto Cetra. Ne prendo atto ma, alla fin fine, non è che me ne frega poi granché. Ognuno ha l’idolo della propria giovinezza e sarebbe fuori luogo andare a urlare sotto il palco degli One Direction a quasi cinquant’anni, a combattere con la sciatica incombente e gli occhiali da presbite. Come me la pensano diverse persone, di età eterogenea, a dire il vero, anche ragazze giovanette, non solo dinosauri come il Mostro Inviato, visto che piazza S. Giustino, il salotto buono della città, è strapiena a uovo quando, alle dieci meno un quarto, arrivano i musicisti della band. Tony sale per ultimo sul palco, con un bicchiere per mano, uno di (apparentemente) semplice acqua e un altro pieno di qualcosa che potrebbe essere tè ma poi scopriamo che è whisky. Cheers! è la parola che si sentirà più spesso, tra una canzone e un’altra.

"Always believe in, 'cause you are gold" - L'oro vecchio vale anche di più! ©Lonza65

“Always believe in, ‘cause you are gold” – L’oro vecchio vale anche di più! ©Lonza65

C’è da dire che il buon vecchio Tony, un po’ imbolsito (e vorrei anche vedere, trent’anni non sono mica pochi) e con le tempie argentee se la cava ancora egregiamente sul palco. Ero un po’ preoccupata, a dire la verità, perché incontrare le vecchie glorie, dal vivo, per di più, mette sempre un po’ di tristezza o almeno, in uno stato di apprensione. Penso sempre a quei programmi televisivi che vanno a ripescare i cantanti e i gruppi degli anni passati e mi ritrovo a vedere – non sempre, ma spesso – degli zombie usciti per l’occasione dal barattolo di formaldeide o dalla cella di ibernazione dove sono conservati oppure dei pupazzi che la chirurgia plastica ha trasformato in marionette dallo sguardo perennemente attonito. Muovono la bocca come pesci sfiatati in un play back fuori sincrono e camminano come se avessero pestato a piedi nudi una colonia di ricci di mare. Una cosa da mettersi a piangere. Se invecchiare per noi Carneadi è difficile, immagino lo sia ancora di più per i personaggi pubblici e sono davvero pochi quelli che riescono ad  accettare il trascorrere degli anni con serenità. Mi sembra che Tony sia molto tranquillo, sotto questo profilo, e di questo ne me rallegro.

Il concerto inizia con lo standard Feelin’ Good tanto per dare il giusto tono alla serata, cioè un tono di classe. La voce è sempre la stessa, inconfondibile ed elegante, qualche problema sui toni (o Tony?) più alti ma niente di che, normali sbavature da concerto live. Tony è bello carico, si muove da par suo sul palcoscenico, stabilisce subito una buona empatia col pubblico (merito sia della sua indubbia simpatia e anche del liquido ambrato che ogni tanto sorseggia) la band ci dà dentro bene, in primo piano il sax, che è un po’ l’impronta digitale sonora degli Spands, della cui formazione originaria c’è il batterista John Keeble. Dopo l’antipasto sonoro, ottimo, arriva la “ciccia”: To Cut a Long Story Short, Highly Strung, I’ll Fly For You, True, Through The Barricades, Round and Round, Lifeline (con finale rubato a Live And Let Die dei Wings), inframmezzate da un paio di brani nuovi e diverse cover notevoli, With Or Without You degli U2, Somebody To Love dei Queen, Somebody Told Me dei Killers e Rio dei presunti rivali Duran Duran. Il tutto per un’ora e mezza senza cedimenti. L’unico bis, è stata la bellissima Gold, (la preferita dal Mostro Inviato e imperdibile il video con lui in giacca da sommelier – ma come faceva a piacermi quella moda?) cantata a squarciagola da una piazza strapiena.

Tutti a casa poi, passeggiando per le vie tranquille di Teate, tra le quali riecheggiano ancora le note dell’ouverture delle Nozze di Figaro provenienti da chissà quale angolo cittadino. Secondo me, al buon Wolfgang Amadè sarebbe piaciuto molto lo stile New Romantic. E come per tutti noi che eravamo in piazza, avrebbe tifato per gli Spandau, ne sono certa.

Backstage molto … Dandy! © foto di Vincenzo Fedecostante

Backstage molto … Dandy! © foto di Vincenzo Fedecostante

 

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2 risposte a Il Mostro Inviato alla Settimana Mozartiana (ma a Wolfgang Amadeus sarebbero piaciuti di più gli Spandau Ballet o i Duran Duran?)

  1. menego bortoeto da vicensa ha detto:

    Tony gà na facia da ombre ma el se mantien abastansa ben, bravo bravo

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    • lonza65 ha detto:

      el gà beù come na gorna, bira, uischi e dio sa cossa altro, però se vede che el alcoło el ghe fa ben ae corde vocai – comunque el ga anca na pansa che fa provincia ma senpre bravo. A mì me piase tanto.

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