Da Fogazzaro a Flaiano: treno e bici, il ritorno

19 giugno 2014 – In realtà non volevo scrivere questo post, perché pensavo che sarebbe stato una ripetizione del primo (vedi qui). Invece poi ho cambiato idea e ho ritenuto che valesse la pena chiudere il discorso con la cronaca del ritorno in Abruzzo forte e gentile. Nei pochi giorni trascorsi da quando sono salita in “Altitalia” a oggi, la Penisola non si dovrebbe essere allungata di molto, per cui non mi so spiegare perché a salire ci ho impiegato sette ore e invece a scendere otto e mezzo. La spiegazione la dà l’orario di Trenitalia, chiedete a loro perché per andare al sud ci sono meno treni che per andare al nord. Comunque sia, si parte dalla stazione di Terme Euganee che, al contrario di quanto ho visto in tutte le altre stazioni, è munita di scivoli a fianco delle scale dei sottopassi. Che dovrebbero essere per i disabili, ma sfido chiunque – abile o meno – ad usare quelle rampe senza correre il rischio di sfracellarsi al suolo scendendo o a rimanere a metà  in salita per quanto sono ripide. Eh, ma non ti va bene mai niente! (voce fuori campo). No, non mi va bene che le cose siano fatte a cazzo. Le strutture vanno fatte perché siano fruibili e non tanto per far vedere che ci sono.

Si torna © Lonza65

Si torna © Lonza65

Il regionale veloce Venezia-Bologna arriva puntuale (fatto di per sé inusuale) ma si avvera la maledizione della Ragade (vedi post Da D’Annunzio a Foscolo): manca il vagone per le bici. Io e un altro ciclista, arrivati in fondo al treno, ci inzeppiamo nell’area davanti alle porte dell’ultimo vagone, che è già occupata per metà da un ragazzo con un contrabbasso. (Giuro). Questo strumento, mi informa il ragazzo che lo porta, è lungo oltre un metro e ottanta e largo più di cinquanta centimetri e se lo può portare dietro come bagaglio, mentre la mia bici, lunga 1,70 metri e larga forse uguale al contrabbasso, paga il biglietto. Forse che Trenitalia teme la concorrenza di un altro mezzo di trasporto? Non lo sapremo mai. Naturalmente il contrabbassista deve scendere prima delle bici e il gioco di incastri bici-contrabbassi-valigie-corpi umani per farlo uscire assomiglia a una partita di shangai.

"Ci sarà il vagone per le bici?" © Lonza65

“Ci sarà il vagone per le bici?” © Lonza65

Una volta arrivata a Bologna, che cosa c’è di meglio di una bella ora intera in attesa del treno per Ancona? Niente. Mi balocco con la macchina fotografica e con un gruppetto di americani che vanno a Venezia a farsi spennare. La truppa di ciclisti è sempre discreta, per fortuna il vagone bici c’è ed è anche molto capiente. Dato che il treno è molto lungo, per arrivare al vagone bici che è in testa salgo in sella per fare prima, ma ben due poliziotti mi urlano di scendere: pro-i-bi-tis-si-mo. Prima che tolgano le rivoltelle dal fodero e sparino colpi di avvertimento in aria, scendo. La tratta Bologna-Ancona è quasi eterna, scarica lungo il percorso festosi balneanti e turiste straniere dall’incarnato traslucido. Non c’è altro da fare che mettere mano all’iPod e ascoltare un po’ di musica, se non altro per isolarmi da una tizia rompicoglioni che ha parlato al cellulare per tutta la tratta ad una voce così alta che ad un certo punto un tizio dall’altro capo della carrozza si è alzato per chiederle se poteva parlare più piano. Per dire.

Da Ancona in poi è una passeggiata,  il più è fatto. Metto sul vagone bici il mio bellissimo mezzo, assieme a quello di qualche altro utente e mi rilasso un po’ con una sana lettura. Due ore non sono niente, scivolano via veloci – cioè non così veloci, ma mi accontento – e ripenso allo scambio di battute con il capotreno che mi dice che la regione Marche, per incrementare l’uso combinato del treno più bici, ha abolito i € 3,50 che si pagano nel resto d’Italia. Beh, una bella idea, farebbe comodo anche qui. Stavo per chiedergli se la regione Marche fa pagare il trasporto dei contrabbassi, ma poi ho pensato che sarebbe stato troppo lungo da spiegare.

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5 risposte a Da Fogazzaro a Flaiano: treno e bici, il ritorno

  1. pedaliamo ha detto:

    Ciao! Complimenti per i tuoi racconti, se ti va fai un salto su pedaliamo.wordpress.com!

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  2. guido mura ha detto:

    E’ vero. In Italia le cose si fanno perché una legge lo prevede, per cui ci sono, ma non bisogna pretendere che funzionino.

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  3. Alessandra ha detto:

    quando da Sciascia a Primo Levi?
    hai pauuuuura, vero?

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