Il Mostro Inviato all’IronMan 70.3

mostro_inviatoCastellammare Adriatico, 1° giugno 2014

Nel secolo scorso gli eroi erano quelli che andavano volontari in guerra, oppure quelli che si facevano missionari per convertire i tagliatori di teste del Borneo.  Gli eroi del terzo millennio sono quelli che si iscrivono all’IronMan. Ancora più eroi sono i familiari degli IronMan, che si devono sbomballare per mesi e mesi orari assurdi per stare dietro ai loro allenamenti, trasferte sfiancanti per accompagnare l’atleta a gare e garette su e giù per l’Italico Stivale, pranzi e cene caloricamente equilibrati. Ma del prequel della preparazione poco ce ne frega, in ossequio al famoso adagio del conte Mascetti, “bimbi, ironman e grulli, chi li ha fatti se li trastulli”: al Mostro Inviato interessa la manifestazione in sé. IronMan 70.3  è  una gara di triatlon a livello internazionale che comprende, nell’ordine: 1,9 km di nuoto, 90 km di bicicletta e 21,097 km di corsa (che poi è la mezza maratona). Quest’anno circa duemila atleti hanno invaso la cittadina adriatica, di cui una trentina di “pro”, cioè quelli che lo fanno di mestiere e tutto il resto, “scamunaja”. Che poi sono la vera anima della manifestazione.

Intanto la città: divieto di accesso e transito alle sardomobili per la riviera e strade limitrofe, con conseguente incazzatura dei sardoautomobilisti. La città senza le auto sembra quasi più grande – e sicuramente più bella – e quasi vivibile. Transenne e striscioni colorati segnano il percorso della corsa e volontari e curiosi un po’ dappertutto.  C’è eccitazione e aria di festa, è impossibile non venirne contagiati (a parte i sardoautomibilisti di cui sopra). Nella zona centrale della manifestazione, un grande tendone di un noto pastificio (“il segreto di una buona pasta, è la pasta“) ospita il ristorante per gli atleti e i diversamente sportivi. A giudicare dai profumini che si disperdono nell’aria, sarà il luogo più frequentato.

Quest’anno il mare è in condizioni critiche, soffia vento forte e ci sono onde, per cui il tragitto viene accorciato. Le facce preoccupate dei partenti la dicono lunga sulla bella sorpresa che il meteo ha preparato per loro. E meno male che hanno evitato i temporali a ripetizione del giorno prima. Quindi, alla fine è andata anche bene. Però, quando si buttano in acqua, non c’è quell’effetto “frittura di paranza/tonnara” provocato dalle prime bracciate di tante persone in poco spazio.

i "pro" affrontano i flutti dell'Adriatico © Lonza65

i “pro” affrontano i flutti dell’Adriatico © Lonza65

I primi che risalgono dal mare hanno l’aspetto di platesse surgelate, segno che l’acqua non doveva essere troppo calda. Alla zona cambio nuoto-bici il Mostro Inviato si è lustrato gli occhi con una sequela di strip-tease di fisici scultorei (tanti) ma anche di numerose panze da primato, segno che IronMan si è “dentro” prima che fuori.

Molti inforcano la bici con cautela, pochi “alla bersagliera” e il clac clac clac delle scarpe che agganciano il pedale è così fitto che assomiglia a una specie di mitragliata. C’è chi ha qualche problema ad infilare il piede nella scarpa ma poi alla fine si ingrana e via.

Cenerentola, la scarpetta! © Lonza65

Cenerentola, la scarpetta! © Lonza65

I visi sono ancora abbastanza freschi e le espressioni del volto ancora rilassate. Insomma, il fisico regge. Al cambio bici-corsa invece cominciano a vedersi i segni della fatica. Scendendo dalla bici le gambe hanno un cedimento strutturale per il cambio di ritmo e l’attacco sotto le scarpe di certo non aiuta. La frazione di corsa è paragonabile a una via crucis: volti sconvolti, facce sudate, gambe legnose, denti stretti ma nessuno cede. L’arrivo sotto l’arco gonfiabile è in vari stili: il più gettonato è quello di acchiappare al volo il figlio che il/la diligente consorte porge al concorrente e arrivare con l’infante in braccio, oppure, se la figliolanza è grande abbastanza, si prendono per mano e arrivano tutti insieme. L’altro stile molto in voga è quello a “quattro di bastoni”, cioè, una volta fermato il tempo, l’atleta si getta a terra sfinito e viene tirato su a braccia dai volontari. Il resto arriva più o meno sorridente, sofferente, digrignante, vomitante, bestemmiante e via di questo passo. Per tutti, all’arrivo, i complimenti dei volontari che infilano al collo la medaglia, una parola di elogio e poi via tutti al “carbo party” che poi non è altro che un piatto enorme di pasta. I finisher – molti dei quali sono anche finished – vagolano per la città in preda ad una condizione di sfinita beatitudine finché un parente non li riacchiappa e se li riporta a casa. Gli ultimi arrivano al crepuscolo e sono festeggiati quasi quanto i primi: come diceva il barone de Coubertin, l’importante è partecipare. E arrivare vivi.

Una manifestazione a latere dell’evento principale è stata la IronGirl, una versione zippata della frazione di corsa, alla quale il Mostro Inviato ha partecipato, fermamente convinto che si trattasse di una gara di resistenza per stiratrici. E invece si correva. Grazie all’entusiasmo coinvolgente di Luciana (la stessa forza della natura nel post Un giorno perfetto) il Mostro ha preso parte all’evento con l’unico obiettivo di essere chiamata “Girl”, visto che l’età non è proprio da teenager. Esperienza bellissima e divertente, coronata anche dall’immancabile foto-ricordo con un grande dell’atletica, il mezzofondista Francesco Panetta, al quale sono legati bellissimi ricordi. Agli Europei di Stoccarda del 1986 Panetta arrivò secondo nei 3.000 siepi. In quel periodo il Mostro si trovava a sciacquare i panni nella perfida Albione e, nonostante gli inglesi avessero atleti del calibro di Sebastian Coe e Steve Cram, la gente si complimentava per i successi dei nostri Panetta, Cova e Antibo. Splendido fair-play anglosassone e grande orgoglio italiano. Con un ricordo del genere, come farsi sfuggire l’occasione?

Il mezzofondista Francesco Panetta e il Mostro Inviato © Giuseppe Marone

Il mezzofondista Francesco Panetta e il Mostro Inviato © Giuseppe Marone

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7 risposte a Il Mostro Inviato all’IronMan 70.3

  1. Pingback: Si fa presto a dire Iron (Man) | Verba Volant

  2. rachele ha detto:

    Che sei unica ed inimitabile… BRAVA.
    Non ci sono stata ma dopo averti letto è come se fossi stata li.
    Ma questi amici/atleti interessanti dove li tieni nascosti?!?

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  3. Alessandra ha detto:

    …ma nella foto con Panetta la tua fronte è un po’ arrossata? e le labbra un po’ tirate?
    Poi sei svenuta?
    Grande Lorenza, ho riso con le lacrime agli occhi: bello affrontare le competizioni così!
    Resto per sempre tua affezionata ammiratrice/lettrice

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  4. Emilio De Marco ha detto:

    Sei una forza della natura e dell’intelletto!!!!! Ciao e bacioni,oltre che complimenti,anche da parte di Franca e Nonna Maria. Emilio (ex amatore maratoneta con un record personale di 3:07:45, documentabile).

    Inviato da iPad

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