Goiovi goiovi – di A. A.

Di recente ho incontrato una cara amica, ex-collega di lavoro e ancora prima, di università. Chiacchierando del più e del meno, il discorso è arrivato ai ricordi di quel periodo triestino ed è emerso un “nanetto”, come lo chiamava Frate Antonino da Scasazza, che, senza dubbio, sarebbe stato incluso nell’antologia della Scuola Interpreti, che ormai è in rete da 15 mesi e registra ancora parecchi accessi un po’ da tutto il mondo. Come conigli dal cilindro del prestidigitatore, i ricordi continuano ad uscire freschi e frizzanti, come questo che segue, che è il risultato di un lavoro di squadra, sullo stile della lettera di Totò e Peppino: A.A. racconta il fatto, io scrivo.

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Per lo studente della SSLMIT che arriva a Trieste dal centro-sud, il dialetto triestino deve essere incluso nel novero delle lingue da studiare. “Deve” perché in città il dialetto è lingua franca nei negozi, nei locali e negli uffici. Se per un abitante del Nord, la parlata locale è comprensibile all’80% – alla fine il triestino non è altro che è un veneto imbastardato con parole tedesche e slave – per chi proviene dal Sud, la percentuale di comprensione scende in modo rovinoso. Solo dopo almeno un anno di permanenza in città, si usano con scioltezza termini come il “deca”, si impara a usare “l’atomica” magari per cucinare una minestra coi “bobici”. E via di questo passo. Se questa ostilità del dialetto triestino alle orecchie centromeridionali è un dato di fatto, è pur anche vero che uno studente portato per le lingue dovrebbe essere in grado di sopperire a questo inconveniente con relativa facilità. In fondo, dialetto o lingua che sia, il loro apprendimento è fortemente facilitato dal contesto e dalla full immersion nel tessuto sociale.

Durante il primo biennio, venni a contatto con una ragazza proveniente da una regione dell’Italia centrale. Definire ** flemmatica è un understatement, ma di quelli pesanti: preparava un esame a sessione, con meticoloso puntiglio, senza farsi prendere dal panico – come facevamo un po’ tutti – al pensiero di doverne superare almeno quaranta prima di afferrare il tanto sudato pezzo di carta. Immagino che, a quel ritmo, ** sia ancora lì a Trieste… comunque, non è questo il punto.

Vale anche per il triestino? © Lonza65

Vale anche per il triestino? © Lonza65

Un bel giorno, ** invitò me e un’altra amica per una merenda a base di macedonia di fragole. Accettammo volentieri, ogni tanto fa piacere uscire un po’ dalla routine massacrante della Scuola e tirare un po’ il fiato. Quando arrivammo a casa di **, la situazione era come dire, ancora in alto mare, perché ** non aveva nemmeno iniziato a pulire la frutta. Dopo i convenevoli, ** si mise a nettare ogni singola fragola con certosino impegno e dedizione. A me e all’amica caddero le braccia (e per metafora, molto altro) e ci rassegnammo all’idea di cenare con le fragole, visto che l’ora della merenda stava sfumando nel pre-cena. Durante il tempo interminabile di pulizia delle fragole, ** raccontò che aveva molte difficoltà a capire quando, nei negozi le veniva rivolta la parola. In particolare, disse che andava spesso a fare la spesa sotto casa, in una latteria dove si trovavano ingredienti freschi come uova, latte, burro, zucchero, insomma tutto il necessario per la pasta base di uno “strucolo de pomi”. Ogni volta che in negozio c’era l’anziana madre del titolare, la vecchietta accoglieva il cliente che varcava la soglia con un sibillino: “go i ovi go i ovi”. ** notò – astuta come una volpe – che questa frase veniva pronunciata la mattina e di sera, nei giorni feriali come al sabato e a ogni stagione. In qualsiasi circostanza, bello o brutto tempo, caldo o freddo, sempre la stessa espressione oscura, rivolta ai clienti del negozio. ** era in grande imbarazzo, perché non sapeva come comportarsi. Ma un bel giorno, ** ruppe gli indugi e alla vetusta signora che le rivolgeva la parola, ** rispose con orgoglio: “Goiovi goiovi anche a lei!”

P.S.  Per chi non avesse dimestichezza col triestino, “Go i ovi”, significa “ho le uova”, frase che la signora pronunciava per informare i clienti che erano appena arrivate uova fresche di giornata.

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4 risposte a Goiovi goiovi – di A. A.

  1. Questo articolo su Trieste e le vicende della SSLMIT é bellissimo e buffissimo , mi ha ricordato gli anni dell’università ! I triestini sono inimitabili.

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  2. zappatore ha detto:

    da oggi ti saluterò sempre con Goiovi goiovi!
    bellissimo 😀

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  3. lea ha detto:

    E’ spassosissimo!!! semplicemente esilarante!

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