Colazione in biblioteca

Un pomeriggio sul tardi, mentre aspettavo un autobus per la Quinta Avenue, vidi un taxi fermarsi sul lato opposto della strada per lasciare scendere una ragazza che corse su per la scalinata della biblioteca pubblica della Quarantaduesima Strada. Aveva già varcato la soglia quando la riconobbi, il che è perdonabile perché non è facile associare l’idea di Holly a quella delle biblioteche. Mi lasciai spingere dalla curiosità a passare fra i leoni e intanto mi domandavo se dovessi confessare di averla seguita o fingere che si trattasse di una coincidenza.

(Truman Capote, Colazione da Tiffany, Garzanti, 1959 – traduzione di Bruno Tasso)

24 ottobre – Troppo facile associare Colazione da Tiffany (libro o film, è lo stesso) al pellegrinaggio da vorrei-ma-non-posso davanti alla gioielleria più famosa della Quinta Strada. Essendo la sottoscritta l’unico essere umano di sesso femminile che rimane piuttosto tiepido di fronte alle pietre preziose, la vista di Tiffany dall’autobus, al mio arrivo in città, mi è bastata e avanzata. D’altra parte ormai lo sanno anche i muri che “dai diamanti non nasce niente” e dal letame viene una puzza che lèvati. Per come la vedo io, i tesori più preziosi sono custoditi in quei luoghi meravigliosi che sono le biblioteche. E anche in Colazione da Tiffany ci sono scene indimenticabili di Holly e Paul nella biblioteca pubblica di New York, un edificio imponente a guardia del quale ci sono due leoni di pietra – bellissimi – Patience e Fortitude. Difficile resistere alla tentazione di entrare in un quel concentrato di storia, letteratura, cinema e fascinazione. E poi, perché resistere, il turista deve cedere alle tentazioni, altrimenti che vacanza è?

Patience oppure Fortitude? © Giuseppe Marone

Patience oppure Fortitude? © Giuseppe Marone

Se si raggiunge la biblioteca dalla 41 Strada est, tra Madison Avenue e la Quinta Strada, si percorre la Library Way, un tratto di marciapiede abbellito da una serie di placche di bronzo che recano illustrazioni e citazioni da libri di autori di ogni nazionalità. Per percorrere cento metri, ci ho messo un’ora…

a New York i marciapiedi raccontano storie © Giuseppe Marone

a New York i marciapiedi raccontano storie © Giuseppe Marone

Davanti all’ingresso della biblioteca, ci sono tavolini e sedie, dove la gente si ferma per leggere, per riposarsi, per fare una telefonata. Sembra un bar all’aperto ma in realtà è solo la piccola piazza antistante l’ingresso. A Manhattan lo spazio, in senso lato, è sfruttato al massimo, la città è vissuta in ogni centimetro quadrato: molti ingressi dei palazzi privati sono aperti al pubblico e ospitano servizi di vario genere – nove volte su dieci c’è una caffetteria Starbuck’s, un abominio organolettico che solo gli americani potevano concepire – i musei non sono solo contenitori di opere d’arte ma luoghi per “fare” arte, e così anche la biblioteca diventa un luogo di ritrovo, di relax, oltre che di studio. L’atrio – enorme – incute soggezione pura, ma non è il caso di farsi intimorire, la massa di gente colorata e vestita in modo casual che lo popola lo rende subito un ambiente meno serioso di quanto non appaia a prima vista. Per uno scalone infinito si sale al primo piano e, alla vista della sala di lettura, viene quasi voglia di inventarsi qualche ricerca da fare per avere la scusa di venire ogni giorno qui, in attesa che passi un Paul Varjak o una Holly Golightly che ci portino via, magari dentro un taxi giallo, sotto la pioggia.

... e non si sentiva volare una mosca © Giuseppe Marone

… e non si sente volare una mosca © Giuseppe Marone

[fine dodicesima parte e fine del viaggio. Grazie di cuore a tutti per la lettura!]

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6 risposte a Colazione in biblioteca

  1. mariaelena ha detto:

    Grazie a te , leggere i tuoi post è diventato un piacevole appuntamento che non deve finire.
    E se ci fosse uno zio d’Americo pronto a finanziare un nuovo viaggio ? Mi propongo come
    dama di compagnia

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  2. Alessandra 55 ha detto:

    …a me, per natale, è arrivato un salvadanaio!
    c’è scritto :”break glass in case of emergency”
    Ho deciso che lo voglio riempire per tornare a N.Y. (se non è emergenza questa!…)
    Intanto grazie per gli appunti che ci hai regalato, e pure per le foto: abbiamo passeggiato con te in the big apple, nel foliage dell’autunno, prima che la grande tempesta di Natale mettesse in ginocchio lammerica, il nordeuropa e, strano a dirsi (sic!) anche l’italia.
    un bacio

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  3. Monica ha detto:

    Concordo con Ildegarda … anzi, quasi quasi il viaggio te lo pago io 🙂 Grazie Lori, e buon Natale!

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    • lonza65 ha detto:

      Pensavo di lanciare un crowd funding (termine molto figo per la nostra italianissima “colletta” ma vuoi mettere la differenza di stile?) mirato al finanziamento di un viaggio, anche se, con il numero esiguo di “followi”, riuscirei a malapena a uscire dalla provincia. Però fa niente, come dice un tizio piuttosto famoso, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”, quindi anche fuori dalla porta di casa c’è un mondo da scoprire. Grazie per la lettura (e il mio IBAN è …)

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  4. ildegardadibingen ha detto:

    Questa è la famosa ciliegina sulla torta dei tuoi post di viaggio! Spero tu possa ripartire presto per poter deliziare noi follower del tuo blog con i tuoi racconti di viaggioeletteratura! Grazie!

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