Sempre caro mi fu quest’ermo Notch

10 ottobre – Mai mi sarei aspettata che il fil rouge della nostra trasvolata oceanica sarebbe stata la letteratura. L’idea alla base di questo viaggio era quella di vedere un pezzettino di the Big Country, qualche città ma soprattutto il foliage, lo spettacolo che la Natura mette in cartellone ogni autunno per la gioia di chi ama fare trekking, stare all’aria aperta e godere di paesaggi naturali (quasi) incontaminati. Tutto questo c’è stato, ottimo e abbondante, accompagnato anche da un incalzare di suggestioni letterarie che mi hanno inseguito in ogni tappa. Sono loro che hanno cercato me, a dire la verità. È proprio vero che “la lettura dei buoni libri è una sorta di conversazione con gli spiriti migliori dei secoli passati” come diceva il buon vecchio Cartesio, e passare per i luoghi che queste menti hanno frequentato è una piccola soddisfazione intima, un arricchimento dello spirito che fa amare sempre di più quel fantastico modo di viaggiare con la fantasia che è leggere. Ogni tanto fa bene anche viaggiare fisicamente e allora, tacabanda che si inizia.

Sulla strada che porta a Jackson, New Hampshire, ci imbattiamo nella casa in cui visse a lungo Robert Frost, poeta tra i più popolari della prima metà del Novecento. The Frost Place è immerso nelle colline (sì, le chiamano White Mountains ma sono rilievi modesti) colorate di giallo, verde e rosso del Franconia Notch State Park. È un’atmosfera di grande suggestione, un microcosmo incapsulato in questa casetta e nelle vedute che da lì si possono godere. Volendo fare un paragone ardito – ma molto – Franconia sta a Frost come Recanati sta a Leopardi. Una costruzione come ce ne sono tante, da queste parti, con un piccolo portico dove c’è l’immancabile panchina da cui si gode una vista splendida di foreste e colline ondulate. Il gift shop (elemento onnipresente e ossessivo in qualsiasi luogo/monumento/memoriale/attrazione) è ricavato dal granaio proprio dietro la costruzione, dove una distinta signora agée e dalla chiacchiera micidiale ci attacca una pezza altrettanto micidiale sul mondo frostiano. Vorrei controbattere con una digressione sui Paralipomeni della Batracomiomachia del nostro Giacomo, ma è meglio di no. Soprattutto perché dei Paralipomeni so solo il titolo, così articolato e pomposo e ricordo in maniera vaga il contenuto, una satira contro il potere e gli intellettuali. Chissà, magari è anche divertente. Però qui, con un oceano di mezzo, rivivo un po’ la visita a Recanati, qualche anno fa, occasione che mi permise di capire più cose di Leopardi in una visita di un’ora e mezza che in un mese di lezioni di italiano della pur bravissima insegnante (la grande – in tutti i sensi – Bixio). I luoghi parlano, ci dicono un sacco di cose ed è bello starli ad ascoltare, a sentire che altro ci possono suggerire, ci aiutano a capire. È questo il motivo per cui viaggiamo? Non lo so, so solo che a me sfizia da morire questa cosa per la quale investirei ogni centesimo che ho in tasca.

La signora ci presenta anche un tizio, anche lui senza più il problema dei brufoli, che è l’autore delle foto che decorano i cartoncini in vendita e anche – ma l’ho scoperto dopo – la pagina iniziale del sito internet. Le brillano gli occhi di felicità quando le diciamo da dove veniamo, perché nello stesso giorno aveva ricevuto la visita di altri due europei, belgi per la precisione. Basta poco per far contenta la gente.

Ci sarebbe un altro posto che richiama la letteratura, da queste parti, quella Cornish in cui si è volutamente auto-esiliato J.D. Salinger, l’autore di uno dei miei libri preferiti, quel “The Catcher In The Rye”-“Il giovane Holden” che tanto ho amato e continuo ad amare. Non ci passiamo per mancanza di tempo, e poi anche perché con Salinger/Holden so che pareggerò i conti più avanti nel corso del viaggio.

Il fenomeno del foliage, il cambio di colore delle foglie, da queste parti è un’attrazione turistica e una manna per i fotografi, che si scatenano davanti a tanta abbondanza cromatica. Infatti abbiamo calibrato il viaggio proprio su questo evento, seguito qui con un’assiduità quasi maniacale, e sulla visita ai parchi nazionali della costa est.

Uno dei motivi del viaggio © Lonza65

Uno dei motivi del viaggio © Lonza65

Quello che non avevamo previsto è che il Congresso americano, – a pack of  *****, come lo ha definito il mio carissimo amico americano WW – due giorni prima della nostra partenza, bocciasse il piano di rifinanziamento delle attività amministrative, paralizzando, di fatto, tutti quei servizi non indispensabili, come quello dei ranger dei Parchi Nazionali, per dirne uno. L’ultima volta era successo diciassette anni fa, manco a dire che è una cosa  frequente. Per chi, come noi, aveva centrato la vacanza sulla visita dei  parchi, government shutdown si traduce in sfiga cosmica. Per fortuna però, il diavolo non è stato poi così brutto come il Congresso lo aveva dipinto.

[fine seconda parte]

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5 risposte a Sempre caro mi fu quest’ermo Notch

  1. Emilio eFranca ha detto:

    Complimenti. Bravissima, come sempre.
    Emilio e Franca

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  2. rossodipersia ha detto:

    Cioè… ti sei fatta il viaggio! Quello vero, con il corpo e soprattutto con la mente, gli occhi, l’immaginazione, i ricordi. Bellissimo.

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  3. rachele1 ha detto:

    Mi è sembrato di essere li con te…

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  4. ildegardadibingen ha detto:

    L’ha ribloggato su ildegardadibingene ha commentato:
    Grazie Lorenza!

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