Archeologia commerciale

Ho scritto questo raccontino due anni fa per un concorsetto organizzato da un centro commerciale, per puro divertimento mio personale, infatti ci ho messo dentro alcuni richiami a Huxley e a Orwell – spero che non si rivoltino nella tomba – e qualche spruzzata di riferimenti locali. Il racconto non è stato selezionato, ma non è che me ne è importato più di tanto. Mi sono divertita a scriverlo, spero che diverta anche chi lo legge.

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Quando: Anno Visa 761 (corrispondente all’anno 2711 dell’Era Cristiana).

Dove: Unione Euroasiatica, Latitudine 42°30’49,42” N – Longitudine 14°07’15,95” E (corrispondente al sito denominato un tempo Contrada Moscarola).

Cosa: L’hovercraft attracca al molo Petruzzi e subito dopo la decima classe della scuola media intitolata al poeta e cantore “Germano D’Aurelio” scende ordinatamente e in pochi secondi si posiziona davanti al sito archeologico “Moscarola”. C-3PO, il droide addetto all’istruzione delle giovani generazioni Alfa+, inizia a parlare.

“Ragazzi, prima di iniziare la visita, vi invito a guardare di fronte a voi. Abbiamo navigato sopra la città di Montesilvano, che fu sommersa a causa dello scioglimento dei ghiacci oltre trecento anni fa. Alla vostra destra, la collinetta che vedete è la Maiella, dove la settimana prossima andremo a praticare il sandboarding. Alla vostra sinistra, quello che resta di un altro importante sito archeologico: una casa di cura privata, dove la popolazione andava a curarsi.”

“Curarsi da che cosa?” chiede una voce del gruppo.

“Dalle malattie, cara HTFB35004! Settecento anni fa la gente si ammalava, l’eugenetica  era agli albori, non come adesso che siete programmati per nascere sani. Ma non ci distraiamo, iniziamo la visita a una dei più importanti testimonianze della civiltà dei consumi: l’outlet. Qui, nei lontani anni ’60 dell’era Visa, frotte di umani si recavano in questo luogo per effettuare acquisti di abbigliamento, accessori, scarpe ma anche per nutrirsi e per distrarsi. In particolare due volte l’anno, in corrispondenza del periodo dei saldi, l’uomo e soprattutto la donna post-industriale, in preda a un turbamento ormonale difficilmente gestibile, raggiungevano questo sito a bordo delle loro arcaiche vetture a propulsione di combustibile fossile per effettuare acquisti di qualsiasi sorta. Spesso giungevano a questo sito dai punti più lontani dell’area costiera adriatica e dell’entroterra montagnoso: il fenomeno di spostamento in massa è conosciuto col nome di transumanza meccanica. La vicinanza dell’outlet all’uscita autostradale agevolava gli spostamenti, ma creava anche un discreto ingorgo in tutta la zona, tanto che cambiò nome, da Fonte Umano a Fonte Disumano.

“Maestro C-3PO, perché le automobili creavano ingorghi?” chiede l’alunno CB750753.

“Perché si muovevano ancora sulla superficie terrestre, non come ora che ci spostiamo  su cuscinetti d’aria di altezza variabile. Nonostante il carburante fossile avesse raggiunto costi altissimi e le sue riserve fossero in esaurimento, l’uomo post-industriale si incaponiva a produrre auto sempre più grosse e sempre più difficili da parcheggiare, insomma inutili e dannose all’ambiente ma indispensabili per appagare il suo ego smisurato.

Vi invito a osservare una delle prime aree della zona: si tratta, come si può vedere dalle vestigia di questa insegna, del negozio della Zoppa Perfetti: nella nostra era sarebbe impensabile perdere tempo coi lavori domestici, ma a quei tempi le donne passavano una quantità di tempo inverosimile a cucinare, a pulire e a rassettare la propria abitazione. Tutta questa attività necessitava di una serie di accessori adeguati che venivano accumulati nelle case in quantità anche eccessive.

Proseguiamo con la visita: gli umani di questa arcaica civiltà dei consumi erano morbosamente attratti dall’abbigliamento, che a quei tempi era molto vario e di molte fogge. Addirittura era prevista una moda maschile e femminile invece delle nostre pratiche e asessuate uniformi, cosa che scatenava la vanità in entrambi i sessi. Gli archeologi, dai reperti ritrovati, hanno potuto stabilire che questo sito era costituito principalmente da negozi di abbigliamento di ottima qualità, così raffinata che molti di questi nostri antenati erano chiamati “fashion victim”. La cosa che gli studiosi non si spiegano è la grande quantità dei capi di abbigliamento che necessitavano comunque una grande cura e manutenzione: dovevano essere cambiati, lavati e stirati con regolare frequenza, non come le nostre uniformi che grazie alle fibre in ceramide, non si sporcano mai!

Il piano superiore, ormai crollato, ospitava una serie di servizi dedicati alla cura del corpo: una palestra, una pizzeria, un bar, un ristorante.

“Maestro C-3PO, ma a quei tempi si cucinava ancora?” chiede HTECB89775.

“È ipotizzabile che l’abitudine si stesse perdendo, in quando la donna post-industriale, sempre più oberata dal lavoro e dalle cure parentali ai figli, non avesse tempo a sufficienza per provvedere alla cottura dei cibi. Reperti ritrovati di recente testimoniano il passaggio dall’attività di preparazione di cibi al riscaldamento su fonte di calore, come si evince dalle buste di “Quattro zompi in casseruola” ritrovate in grande quantità presso le case della zona.”

“Maestro, ma perché si è estinta la civiltà dei consumi?” è la domanda che incalza.

“Domanda interessante alla quale gli studiosi cercano di dare una risposta. Un’ipotesi accreditata da molti archeologi ritiene che, l’uomo e la donna post-industriali abbiano cercato di sopraffarsi a vicenda per il possesso esclusivo della carta di credito, strumento principale per accedere ai consumi. Altri studiosi ritengono invece che la civiltà dei consumi sia stata soffocata dai loro stessi rifiuti, ma questa ipotesi è considerata obsoleta, in quanto la gran quantità di shopper rinvenute in loco non sarebbero scarti, bensì una specie di ex-voto per la buona riuscita della giornata di shopping. I post-industriali erano molto devoti ai loro fornitori di oggetti di consumo.

Bene, ragazzi, la visita al sito è terminata. Per domani voglio ricevere nella mia area di upload un resoconto di almeno seimila caratteri sull’evoluzione dello shopping, dall’età della Visa ai giorni nostri. Termine inderogabile le ore 24.00 del 31 ottobre 761 Anno Visa. E non provate a manomettere l’orario del vostro tablet!”

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6 risposte a Archeologia commerciale

  1. lillopercaso ha detto:

    E tu l’hai spedito a un centro commerciale????
    MA SEI UNA PERICOLOSA SOVVERSIVA!!!!!!!!!!

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  2. lea ha detto:

    Come al solito, bravissima e “graffiante”” contro la società dei consumi!!

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  3. Alessandra 55 ha detto:

    a quando un raccontino di C-3PO sugli acronimi che infestano l’era post B-ventennio?
    TASI, ascolta l’IVA: TARES sullo SPREAD salmastro ed arso, sull’IMU scagliosa ed irta, sui TRISI silvani, sulle nostre MANI….VUOTE!
    baci a.

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  4. rossodipersia ha detto:

    Ahahah… mio caro C-3PO pensa io quanto sto avanti che non ci sono mai andata in quel di S.Angelo. Quei posti mi fanno venire le bolle!!!! 🙂

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  5. mariaelena ha detto:

    Brava sei una continua sorpresa

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  6. alessandra di federico ha detto:

    sempre grande!! 🙂

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