Il porta-pomo della discordia – delle Sorelle Stramassi

Sorelle Stramassi è uno pseudonimo collettivo (tipo Luther Blissett) usato da alcune persone che amano raccontare fatti e aneddoti – veramente accaduti – con una forma di scrittura a più mani. Questo è il primo esperimento.

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Lavoro in un supermercato di una nota catena commerciale. Il mio non è certo un lavoro di concetto, per certi versi è ripetitivo ma offre un indubbio vantaggio: mi dà la possibilità di osservare la gente. Dico gente e non persone, per identificare quella massa informe di individui che agisce col pilota automatico sempre inserito, fa cose pensando già ad altre faccende da sbrigare senza curarsi di avere un minimo di educazione o addirittura portare rispetto per il lavoro altrui. Questa gente pensa che tutto sia loro dovuto, solo per il fatto che si considerano “clienti”. E si sa, il cliente ha sempre ragione, o quasi. Sono diversi anni che ho a che fare col profanum vulgus o, per meglio dire, col popolo bue e quindi non dovrei più stupirmi di nulla. E invece no. La soglia della (in)decenza si abbassa sempre più vertiginosamente.

Proprio questa mattina una giovanile signora dall’aspetto curato, che però non necessariamente indica cura anche nell’educazione, mi si è avvicinata e mi ha rivolto la parola in questo modo elegante: “Vero ciò, signorina… no xe che cuà vendì dei portameła?” Per comodità attivo il servizio di traduzione endolinguistica per i lettori extraveneti [“Invero, signorina, mi chiedevo se questo esercizio commerciale avesse in assortimento un portamela.”] A questo approccio così grezzo rispondo con “Buongiorno signora, lei forse intende dei contenitori da frutta.” La “signora”, in evidente affanno, replica: “Sì, no, cioè, boh, ea xe na scatoeta fata proprio come un pomo, ea xe par me fioło.” [Non saprei come esplicitare il mio pensiero: trattasi di piccolo contenitore a forma di mela, è per mio figlio.]

Un portamela a forma di mela… però! Non me lo sarei mai aspettato. Forse la distinta signora ha visto portamela a forma di banana, perciò si è premurata di dare una descrizione così ficcante. Ma andiamo avanti. Dopo questa affermazione, mi ero quasi fatta l’idea che il figlio fosse un bambino che iniziava l’asilo o la prima elementare, ma anche se la signora aveva un aspetto giovanile e curato, la differenza di età mi sembrava un po’ troppa.  Come se mi avesse letto nel pensiero, la sopraindicata mi ha spiegato che il pargolo da tempo è già passato per la trafila di asilo-elementari-medie inferiori-superiori e si accinge a frequentare l’università e che il portamela “fatto a forma di mela” gli serve per conservare il frutto preventivamente sbucciato e tagliato dalla mamma per fare la merendina.  A questo punto con mezzo sorriso sulle labbra e con gli zebedei che mi giravano come ventole, ho accompagnato la signora nel settore “Casalinghi” facendole notare che tra la innumerevoli scatole, scatoline e scatolette non c’era il portamela “fatto a forma di mela” e che pertanto doveva provvedere diversamente. Tragedia cosmica! La signora, senza ringraziare né salutare, ha girato i tacchi indispettita santiando “Come farò! Come farò!”

Di mele è piena la storia, da quella di Eva (che poi non era nemmeno una mela, casomai ritorno sull’argomento in altra sede) a quella di Paride, da quella di Newton a quella di Guglielmo Tell, dalla Apple di Jobs a quella dei Beatles, ad altre ancora… ma erano tutte con la buccia e sfuse, senza portamela “a forma di mela”. E la Storia dell’umanità è andata avanti lo stesso.

Adesso mi viene un dubbio atroce: vuoi che per colpa di un supermercato sguarnito di “portamela a forma di mela”, alla matricola in questione, senza la sua merendina sbucciata, viene negato un futuro da Newton o da Steve Jobs? Certo è che se il giovine inizia l’università con mammina che gli corre dietro con la mela affettata, per il bene di questo nostro disastrato Paese, è meglio così; quel ragazzo sarà, con molta probabilità, parte della futura classe dirigente. Abbiamo bisogno di uno che, a vent’anni suonati, si fa sbucciare, affettare e inscatolare la mela dalla mamma?

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4 risposte a Il porta-pomo della discordia – delle Sorelle Stramassi

  1. nadia ha detto:

    Io ho il portapomodoro, vale lo stesso?

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  2. lillopercaso ha detto:

    Chiamalo pure il Pomo della Concordia: dà meglio l’idea dello sfacelo!

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  3. Nicola Losito ha detto:

    Povera mamma, povero figlio, povera Italia…
    Nicola

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  4. Alessandra M. ha detto:

    certificato da OCSE: italiani non sanno decifrare semplici testi scritti (ultimi in classifica) e non sanno far di conto (penultimi). http://www.repubblica.it/scuola/2013/10/08/news/ocse_gli_adulti_non_sanno_leggere_e_far_di_conto_dalle_indagini_italia_ultima_in_europa-68187622/
    che sia colpa della mela?

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