50, anzi 20 sfumature di rosa

Montanelli diceva che “il Giro d’Italia ha uno strano potere: quello di trasformare in domenica ogni giorno della settimana”. È finita da poco questa lunga domenica durata una ventina di giorni, con la vittoria strameritata di Vincenzo Nibali del team Astana.

1 – Sfumatura di rosa tendente al giallo

Quest’anno al Giro partecipa il primo ciclista cinese, Ji Cheng. La domanda che ci siamo fatti tutti è stata: siamo sicuri che è sempre lo stesso? Non è che lo cambiano a ogni tappa a nostra insaputa? La risposta me la sono data da sola alla sesta tappa quando Cheng si è ritirato: la Cina si era dimenticata di mandare qui gli altri quindici cloni.

2 – Sfumatura di debuttante

Luca Paolini, alla tenera età di 36 anni, debutta al Giro e in un colpo solo vince la tappa (Sorrento-Marina di Ascea) e ottiene la maglia rosa. “Venga tardi, venga bene”, si dice da queste parti.

3 – Sfumatura di rosa fenicottero

Le saline di Margherita di Savoia (località di arrivo della sesta tappa) ospitano una nutrita colonia di fenicotteri rosa. È la Natura che fa pubblicità al Giro o il contrario?

4 – Sfumatura di cretino/1

“È un cretino. Non l’avevo mai voluto. Deve farsi curare.” Luca Scinto, direttore sportivo della Fantini Vini, ha splendide parole di stima e considerazione per Danilo Di Luca, trovato positivo all’Epo. Il corridore era già stato squalificato due volte per pratiche poco ortodosse e ci è cascato una terza. Errare è umano, perseverare diabolico, continuare nella perseveranza da cretini. In dialetto abruzzese: Auà Danì, sì proprie ‘ndundì!

5 – Sfumatura di cretino/2

Chi è colui che, in materia di doping, dovrebbe solo stare zitto e farsi i beneamati c****i suoi? Lance Armstrong ha perso una fantastica occasione per stare zitto. E invece commenta Di Luca. Il bue che dice cornuto all’asino.

6 – Sfumatura di separatismo

Spero tanto che i ciclisti della Euskaltel Euskadi, la squadra basca, non abbiano sentito i commentatori italiani quando li chiamavano “corridori spagnoli”. Si sa, i baschi sono fumantini, ci tengono molto alla loro “baschità” e gli ci vuole poco a piazzare una bomba sotto alla sedia di Davide Cassani e Andrea De Luca. D’altra parte, gli speaker hanno un buon motivo per avercela un po’ con loro dato che i nomi baschi sono l’incubo di ogni cronista: chi potrebbe pronunciare in scioltezza nomi come Gorka Gerrikagoitia o Beñat Intxausti Elorriaga?

7 – Sfumatura di escarabajos

Di colombiani al Giro ce n’erano ben 15, hanno nomi che sembrano usciti dritti dritti dai romanzi di Gabriel García Márquez (Edwin Alcibiades Avila Vanegas, Joaquín Purito Rodriguez, Rigoberto Urán Urán, Darwin Atapuma), volti che sembrano maschere, lineamenti da indios, carnagione scura, grandi scalatori, un po’ penalizzati dal taglio di parecchie salite e di un intero tappone di montagna. Belli.

8 – Sfumatura di incomprensione

La tappa San Sepolcro-Firenze, è vinta con comodo da Maksim Belkov. Dopo una mezza eternità, arriva sul traguardo Carlos Betancur che esulta in modo esagerato, credendo “di essere arrivato uno”. I casi sono due: o la radiolina gli si è scassata e non riceveva gli aggiornamenti, oppure la sua squadra gli ha fatto fare la figura del pirla apposta. Il mistero rimane. (Considerando che la squadra di Betancur è la “simpatica” francese AG2R, per me il caso è il secondo).

9 – Sfumatura di imbecille

I tifosi che si assiepano lungo il percorso sono ciò che più si avvicina all’ideale perfetto di idiozia umana. In mutande a duemila metri, vestiti da diavoli o da vichinghi, corrono a fianco dei ciclisti rendendosi pericolosi per se stessi ma soprattutto per gli atleti. Ogni tanto, ma non così spesso come vorrei, qualcuno cade nelle scarpate o lungo i fossi, immortalato dall’onnipresente telecamera che lo congela in una trionfale figura di merda satellitare.

10 – Sfumatura di memoria

Il ciclismo è uno sport legato a filo doppio con la memoria, sportiva e non. Quest’anno l’arrivo della tappa numero 11 è stata sulla diga del Vajont, nel cinquantesimo anniversario del disastro. Una telecronaca sobria e moderata, un clima di rispetto e discrezione, tanto che il ciclismo è passato quasi in secondo piano. Per una sola volta il mio canone Rai non serve solo per far giocare ai pacchi, a trasmettere in diretta i matrimoni delle soubrette siliconate e a costruire i plastici di Brunone Vespa.

11 – Sfumatura di maltempo

Quest’anno il brutto tempo è stato l’elemento dominante, pioggia – tantissima – neve, freddo. Era partito bene il Giro, sotto il profilo meteo, con due prime tappe gloriose a Napoli e a Ischia. Dopodiché è stata acqua dal cielo, una tappa annullata (Ponte di Legno-Val Martello) con l’apoteosi del maltempo alle Tre Cime di Lavaredo. L’ultimo giorno però è uscito il sole, meglio tardi che mai.

12 – Sfumatura di folklore

Quando vedo Dino Zandegù al “Processo alla tappa”, non so se ridere o piangere. Zandegù è un personaggione, un cuor contento, è uno che compone canzoni improponibili e le canta “a cappella” e senza vergogna alcuna in diretta, è uno che intona “O sole mio” con l’accento veneto, è uno che ha chiamato suo figlio Manolo perché nel nome ha unito le sue passioni, il manubrio e il Barolo. Come si fa a non voler bene a uno così.

13 – Sfumatura di imprevisto

Sir Bradley “Wiggo” Wiggings e il team SKY sono i profeti del ciclismo computerizzato, gli adoratori della statistica, della matematica, di watt, di cadenza, di medie ponderate, di pacchi di dati da elaborare. Mi sta bene tutto ciò quando puoi controllare ogni elemento, ogni scenario, ogni alternativa possibile. Ma il Giro non è una formula matematica, non si può ingabbiare un evento di venti giorni e quasi 3500 km nelle tabelle di Excel. È stata sufficiente una bella spiovazzata sulle rampe di San Silvestro nella tappa Marina di San Salvo-Pescara per far andare a ramengo il bel programmino che Bradley si era cucito addosso per vincere il Giro (perché era venuto come super favorito, corteggiato come una primadonna, non dimentichiamolo). Un suo illustre conterraneo, Benjamin Disraeli, soleva dire che “the unexpected always happens” che significa che la sfiga se ne frega dei calcoli e delle previsioni statistiche, è pronta a farti lo sgambetto con una curva viscida o con una bici che non ti dà retta, come nella cronometro di Saltara, dove a saltare, sono stati i nervi del filiforme albionico. Wiggo lascerà il Giro a Treviso con “uocchie chine e mane vacante”, come si dice a Buckingham Palace.

14 – Sfumatura di sfiga

Mi piacciono i “perdenti di lusso”, cioè quelli che si fanno un mazzo tanto, sperperano energie a mille e ottengono poco, in relazione all’impegno che ci mettono, a fare le cose. Michele Scarponi è il mio preferito: è sempre stato tra i primi tre per tutto il Giro, cade e si rialza sempre come se (quasi) niente fosse, disputa delle ottime cronometro, scala le montagne con grinta e all’ultima tappa perde il podio e arriva quarto. Nel 2011 arrivò secondo dietro Contador, in seguito squalificato. Ma chi cacchio si ricorda dopo un anno e passa, del secondo che poi è diventato primo? Michele, sei il mio eroe.

15 – Sfumatura di buon senso

Per la prossima edizione del Giro, propongo alla RAI una moratoria sulle interviste ai ciclisti che, un metro dopo il traguardo, vengono assaliti dal giornalista di turno. Sono sfiniti, senza una goccia di saliva in bocca, coi polmoni che gli scoppiano e le gambe in fiamme, e in più si sentono chiedere: “Come ti senti dopo questa vittoria?”

16 – Sfumatura di Pirata

Marco Pantani è ovunque, nei cuori dei tifosi in primis e sugli striscioni, nelle strade e sicuramente nei pensieri di Giovanni Visconti, che vince d’imperio la tappa Cesana – Les granges du Galibier, proprio davanti al monumento del Pirata. Visconti soffriva di depressione o almeno così ho capito dai commenti dei cronisti, e ha trovato il modo di lasciarsela alle spalle con una splendida vittoria. Mi piace pensare che Marco gli abbia dato una mano.

17 – Sfumatura di isola di Man

Cavendish è il più inglese degli inglesi, isolano di una nazione che è già un’isola, ma da come abbraccia i compagni di squadra dopo le volate – che vince sempre – sembra più napoletano che britannico. Da un inglese ci si aspetterebbe, come massimo dell’espansività, una compassata stretta di mano e un mezzo sorriso compiaciuto. Merito del fatto che vive e si allena in Italia?

18 – Sfumatura di Polo Nord

La tappa delle Tre Cime di Lavaredo di questa edizione passerà alla storia del ciclismo, sia per la splendida vittoria di Nibali, con la quale mette il sigillo definitivo sulla maglia rosa, che per le condizioni meteo al limite del proibitivo, con una bufera di neve ad attendere i ciclisti all’arrivo, dove pare ci fossero anche dei pinguini e alcuni orsi polari.

19 – Sfumatura di RAI

Quest’anno a noi telespettatori è stata risparmiata la presenza in video di figure deprimenti come Marino Bartoletti, Gigi Sgarbozza e Auro Bulbarelli (è per lui lo striscione più acuto di tutto l’evento, “Bulbarelli dopato”). Con un po’ di pazienza riusciremo a fare secca anche Arianna Secondini e il suo improbabile inglese che Cavendish non capisce per cui le risponde in italiano.

20 – Sfumatura di rosa

il Giro ha il suo vincitore

il Giro ha il suo vincitore

Vincenzo Nibali ha vinto con merito, il suo è stato un giusto equilibrio di calcolo, di cuore, di impegno, di passione e anche di occasioni propizie. Anche lui è caduto più volte e mentre scivolava di natica piatta sull’asfalto bagnato era già pronto a rialzarsi, a rimontare in bici e a scendere come un pallettone giù per i tornanti. Non ha semplicemente amministrato il vantaggio, ha cercato anche l’impresa e l’ha trovata centrando per ben due volte il successo di tappa, la cronoscalata di Polsa e le Tre Cime di Lavaredo, sotto una nevicata natalizia e tifosi in delirio.

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9 risposte a 50, anzi 20 sfumature di rosa

  1. rachele1 ha detto:

    Prova, prova… mi leggi Lonza?

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  2. rossodipersia ha detto:

    Io voto per la n. 9. Decisamente. Da applicare anche allo stadio però!!

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  3. Federica ha detto:

    Tu sai che la mia passione sportiva è quella della topetta aerobica più che del pedale, detta fra i denti a me la bici fa schifo, ma leggere la tua cronaca senza conoscere una cippa lippa dei personaggi, delle tappe, dei commentatori e quant’altro con lo stesso gusto che provo quando leggo un Camilleri (tanto per citarne uno a caso!) penso sia il complimento migliore che possa farti.

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    • lonza65 ha detto:

      beh sì, il paragone con il Maestro è piuttosto lusinghiero (cammino a 30 cm da terra) anche se un tantino sproporzionato a mio favore, Lui è inarrivabile. Grazie Fede per la costante lettura!

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  4. gloria ha detto:

    proprio bello questo commento al giro, degno come minimo della Gazzetta, perché non glielo hai porposto?

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  5. lonza65 ha detto:

    ricevo da Alessandra M. e volentieri ripropongo le sue sfumature:

    sfumatura gialla-fantini: lasciamo perdere il “perdente” Di Luca e innalziamo un grido per Rabottini, pure abruzzese, che almeno ci onora!
    sfumatura rosa-cuoricino: bacio all’anello e nel cuore Rachele: le mogli pure si fanno un MAZZO!
    sfumatura azzurro-visconteo: si, è vero, a Visconti Pantani ha dato la mano: nati nello stesso giorno!
    sfumatura rosa-rosa: che dire della bravissima Alessandra (nomen omen: salvatrice degli uomini) che “dura dal fredo” ci ha proposto sorridente e senza retorica i processi alle tappe?
    sfumatura abruzzo forteegentile: la discesa di San Silvestro bagnata e scivolosa come un torrente per il rafting.
    sfumatura verde pineta: per onorare i 150 anni del Vate, la pineta si è mostrata come nell’ode famosa: “piove…le tamerici salmastre ed arse, i pini scagliosi ed irti, i mirti…piove”
    sfumatura uran uran: BIANCA come la neve appoggiata sulle sopracciglia dell’omino venuto dall’altra parte del mondo!”

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  6. centurio ha detto:

    WELL DONE, LONZA!
    Bradley

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