Integrazione linguistica

Qualche giorno fa sono uscita a piedi per alcune commissioni. Davanti a me, sul ciglio della strada – il lusso di poter vedere un marciapiede in questa città è ancora sconosciuto – camminava un gruppetto di persone di colore, due uomini e una donna. I ragazzi erano due statue d’ebano vestite come rapper di Harlem, lei invece un incrocio tra Luciana Turina, Gloria Gaynor e Barry White, abbigliata con vestiti normali, ma di tre-quattro taglie in meno. I rotolini di ciccia stile omino Michelin erano esaltati da una maglietta di cotone talmente tirata che stava per scoppiare come la camicia di Hulk, le cuciture dei pantaloni erano pericolosamente vicine al point-break, tese come sartiame sotto la spinta degli alisei, nel vano tentativo di contenere un culone grande come una repubblica ex-sovietica. Parlavano ad alta voce e ho potuto sentire agevolmente la conversazione, portata avanti in una lingua piuttosto variegata, un misto di inglese, wolof – almeno credo – italiano e dialetto locale. Lo scambio era piuttosto vivace, si sarebbe detto una mezza litigata. Ad un certo punto, uno degli uomini se ne esce con: ” [parole incomprensibili], ngulamammeto!” seguito poi da un acceso chiacchiericcio da parte degli altri due.

Se fossi ancora all’università, questo stralcio di conversazione avrebbe fatto la gioia dell’ormai pluricitato professore di linguistica applicata che tanto mi ha sbrindellato gli zebedei con le varie teorie sull’apprendimento del linguaggio. Senza tirare in ballo De Saussure, Chomsky e compagnia, penso che il Tizio sta più avanti nel processo di integrazione rispetto agli altri, in quanto usa, probabilmente con esattezza, la colorita locuzione locale. Ed è risaputo che, una volta dominate le parolacce, che sono le prime ad essere memorizzate, lo studio di una qualsiasi lingua straniera è agevolato, a patto però che si imparino anche le altre, di parole, quelle di registro medio e auspicabilmente, anche di registro alto. Intanto si comincia dai fondamentali.

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4 risposte a Integrazione linguistica

  1. lillopercaso ha detto:

    Certo… come i bambini: mamma. pappa e cacca 😀

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  2. lea ha detto:

    ‘Ngul a mammete è proprio il cavallo di battaglia del pescarese e dintorni.

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  3. alessandra di federico ha detto:

    chi ben inizia è a metà dell’opera!!!

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  4. rossodipersia ha detto:

    Anch’io comincio sempre dai fondamentali e mi piace talmente tanto che spesso ci resto 🙂

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