Il collezionista

Il raccontino che segue ha partecipato a un Match d’Autore. Nel caso specifico di questo a cui ho preso parte, ogni autore, dopo aver seguito un mini seminario di scrittura creativa, leggeva il suo racconto davanti all’inclito pubblico che poi esprimeva la preferenza con un voto. La stesura del racconto è stata seguita da due scrittrici, Carla D’Alessio e Barbara Di Gregorio che gentilmente si sono prestate a raddrizzare le incongruenze e le ingenuità della prima versione.

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Stefano controllò per l’ultima volta la tavola apparecchiata per due, il Cerasuolo in glacetta, il cestino ricolmo di fragranti fiadoni: tutto pronto per una cena tipica abruzzese. Dal terrazzo di casa, la vista del golfo di Trieste costituiva uno splendido fondale per una serata conclusiva. Tutta l’Italia era intenta a seguire il primo concerto dei Tre Tenori a Caracalla, a celebrazione del Mondiale di calcio del 1990. Mancava poco alle nove e al completamento del suo personalissimo “album delle figurine”.

Golfo di Trieste © Paolo Zardi

Golfo di Trieste © Paolo Zardi

L’idea della collezione gli era venuta in mente in fila alla mensa universitaria. Friulano atipico, estroverso e chiacchierone, Stefano, studente di chimica in trasferta, non aveva avuto alcuna difficoltà a fare amicizia con Claudia, studentessa della Scuola Interpreti, che viveva con Anna e Vincenza, le quali frequentavano Valeria e Cinzia, e… in breve, Stefano si era ritrovato circondato da una torma di fanciulle desiderose di ampliare le loro conoscenze, non tanto linguistiche quanto di qualsiasi altro genere. Il suo segreto però non era quell’aria smagata che tanto incantava le ragazze: in tempi non sospetti, un maschio eterosessuale che trascorreva ore tra pentole e fornelli era un fatto inconsueto. E poiché a Trieste arrivavano studentesse di tutta Italia, Stefano scommise con se stesso di conquistare venti ragazze, una per ogni regione, seducendole con un piatto tipico della loro terra.

Le vittime più facili furono quelle delle regioni più lontane. Siciliane, sarde, pugliesi, lucane, che arrivavano nella città giuliana all’inizio dell’anno accademico e ritornavano a casa solo alle feste comandate, dopo mesi di martirizzanti pasti in mensa, erano agevole bersaglio del “collezionista”. Con perfetta tempistica, Stefano lasciava immalinconire, per qualche settimana, la sua preda davanti ai rigatoni scotti e alla fettina in similplastica della mensa, poi la invitava a cena e a quel punto aveva campo libero. Con pasta alla Norma, culurgionis, tiella di cozze e patate, accompagnati da Nero d’Avola, Cannonau e Primitivo di Manduria, la capitolazione era certa. Per sedurre le nordiche, Stefano giocava in casa con risotti al radicchio, faraone ripiene, risi e bisi, baccalà alla vicentina e Merlot, Serprino, Amarone. La conquista delle donzelle del Centro, invece, era un’attività che lo impegnava nella lettura del Cucchiaio d’Argento e in prove ai fornelli per pomeriggi interi. La conta delle conquiste era riportata su una cartina politica dell’Italia appesa in bagno: ogni regione era trafitta da uno spillo colorato, tranne l’Abruzzo. Per l’assalto alla terra di D’Annunzio, si era procurato una chitarra e aveva preparato i tipici spaghetti a sezione quadra e sugo con le “pallotte”, un piatto semplice ma di sicuro successo. L’ “Abruzzo” in realtà era Paola, un cespuglio di capelli lunghi e ricci sotto i quali si accendeva un sorriso bianco e malizioso. Sì, l’ “Abruzzo” sarebbe stato il suo cacio sui maccheroni e mai metafora gli parve più adeguata. Stefano si riempì il calice di Cerasuolo e continuò l’attesa, paziente come un ragno al centro della tela.

A mezzanotte passata la bottiglia era vuota e Stefano pieno di rabbia. Fino ad allora nessuna aveva osato rifiutare le sue avances gastronomiche. A casa di Paola, il telefono squillava a vuoto.  La mattina seguente, Stefano trovò un biglietto nella buca delle lettere:

Ho finito gli esami, me ne torno a casa. PaolaPS:  La tua “Puglia” ha parlato col tuo “Abruzzo”, che non si unirà MAI al resto d’Italia. E lo spillo, invece che sulla cartina, saprei io dove infilartelo. S-T-R-O-N-Z-O.”

La sera del 9 luglio 2006 al ristorante “Vino e cucina” di via delle Caserme tutto era pronto per l’inaugurazione. Il sogno di Stefano di trasformare una passione in un’attività tutta sua era diventato realtà, ma il destino, cinico e baro come nel più trito e prevedibile dei copioni, aveva fatto coincidere il giorno di apertura del ristorante con la finale della Coppa del Mondo di Calcio. Le uniche clienti di quella sera potevano essere solo le vedove bianche del pallone: mogli, fidanzate e compagne abbandonate dai rispettivi partner e lasciate a piede libero.  E infatti.

Il flusso dei suoi pensieri fu interrotto dall’arrivo di un gruppo di giovani donne, ma lui ne vide solo una. Dopo sedici anni, il sorriso lucente come un ciottolo di fiume splendeva sotto i ricci, come e più di prima. Mentre si avvicinava al tavolo per prendere gli ordini, Stefano provava quella sensazione mista di orgoglio e soddisfazione di chi sta per completare l’album delle figurine.

Un vero collezionista sa attendere.

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3 risposte a Il collezionista

  1. Liliana ha detto:

    nisciune…..volevo dire! 😉

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  2. Liliana ha detto:

    Simpaticissima, se poi ci metti che ho studiato nella medesima Università, ma sai quanti collezionisti ho visto passare nei corridoi, camuffati da poveri “malinconici”?
    Aooohhhh ca’ niscine è fess!

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