Mimose e Sirene

Arrivo all’otto marzo di ogni anno con sentimenti contrastanti. Per i trecento sessantaquattro giorni prima penso e mi affliggo al pensiero che c’è molto poco da festeggiare in un Paese in cui viene uccisa una donna ogni due giorni per mano di chi dice che l’ama(va), in una realtà  che non permette alle donne di lavorare e anche di essere madri, se non a prezzi altissimi in termini di sacrificio, tempo e integrità psico-fisica. Oppure, per parlare di cose meno agghiaccianti ma indicative di un certo modo di pensare, penso che c’è ancora parecchia strada da fare in un mondo lavorativo in cui il tuo titolo professionale è “la signorina delle traduzioni” (tutto minuscolo) se sei donna, ma invece “Dottor Tizio Caio, il Traduttore” (tutto MAIUSCOLO) se sei un maschio. Quindi arrivo alla festa della donna che non ne posso più della retorica delle mimose, delle assemblee di autocoscienza e delle cene nei locali coi California Dream Men (che peraltro, mi pare si siano estinti).

Quest’anno avevo bisogno di leggerezza, di levità. Nel pomeriggio sono uscita per alcune commissioni e due uomini, due quasi sconosciuti (il meccanico della bicicletta e il ragazzo della rosticceria) mi hanno fatto gli auguri. Li ho graditi moltissimo, perché li ho sentiti sinceri, spontanei, personali, inaspettati, disinteressati.  E mi sono un po’ riappacificata col mondo. Poi la sera, io e G. ci siamo accoccolati sul divano e abbiamo visto un film vecchiotto degli anni 90, Sirene, con tre squinzie all’ennesima potenza come Cher, Winona Rider e una strepitosa Christina Ricci, già a suo agio davanti alla macchina da presa a soli dieci anni. E mentre guardavo il film (una commediola ammeregana sulla difficoltà di crescere, niente di che ma pellicola gradevolissima e con una colonna sonora tutta Sixties da paura), riflettevo che sono molto fortunata ad avere accanto una persona che ride e si diverte con me, che apprezza i film “che piacciono alle donne”, che ascolta e capisce quando sono in difficoltà e interviene sempre, non solo una volta l’anno con un rametto di mimose, ma ogni volta che ce n’è bisogno.

La strada è ancora lunga, molto lunga, terribilmente lunga, ma ce la potremo fare solo se lavoriamo insieme, donne E uomini. Insieme.

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Una risposta a Mimose e Sirene

  1. rossodipersia ha detto:

    Anch’io sono stanca di retorica e ho scoperto, con orrore, come le persone in assoluto più distanti da quello che può essere un movimento femminista si sentano in dovere/piacere di farti degli auguri anche se in realtà per loro non ha alcun significato. Perchè questi uomini si rallegrano con te solo perché sei una donna e per assurdo tutto questo è l’antitesi del femminismo. Poi ci sono persone come G. che non fanno nulla ma ci sono… e ci sono sempre.

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