Gli AdP (Abitatori delle Palestre) – la Topetta Aerobica (TA)

Bisogna subito chiarire una cosa. La Topetta Aerobica, prima di essere una persona fisica, è una categoria dello spirito. Sì, perché si è Topette ”dentro”, prima che esteriormente. La Topetta Aerobica copre un range ponderale che parte da 30 e va oltre i 120 kg, e attenzione, quella che pesa quanto tre fardelli di Ferrarelle non è più Topetta di quella che sborda il quintale: entrambe hanno diritto alla definizione, in quanto Topette “inside”.

Allora, che cosa fa di un essere di sesso femminile, una Topetta Aerobica? Prima di tutto, la sicurezza di sé. La TA arriva in palestra con piglio guerresco, sguardo incazzato o come minimo imbronciato, passa il badge con disprezzo mentre con uno sguardo da falco scannerizza velocemente l’ambiente. Poi si dirige verso lo spogliatoio per la seconda caratteristica della TA: il vestiario. Ultimamente la borsa da palestra non va più di moda, molte preferiscono portarsi in palestra il trolley inzeppato all’inverosimile di vestiti, tute, accappatoi, magliette, phon, spazzole, piastre, limette per unghie, cacciaviti a stella, trapani multifunzione, beauty case grandi come garage e via dicendo, tanto che lo spogliatoio assomiglia alla dogana di Fiumicino. Questi trolley rigurgitano di tutto, ma alla Topetta mancherà sempre qualcosa, è una legge di natura. Dal marasma del trolley emergono pantacollant sottilissimi, magliettine di tre o quattro taglie in meno e poi lui, il perizoma, quello che viene anche erroneamente chiamato “brasiliana” in Italia e in Brasile, con un’analogia odontoiatrica che, a dirla tutta, mi fa un po’ schifo, fio dental (anche se mi sarei aspettata che lo chiamassero “italiana”, per simmetria, ma non è così). Il caro vecchio tanga  è out: è così coprente che ormai si vende solo, forse, nei negozi di articoli religiosi, roba per vecchie babbione, (come la sottoscritta) che sono ancora convinte, povere illuse, che la mutanda abbia ancora un utilizzo igienico-pratico. Un famoso e bravo comico locale asserisce che un tempo, in spiaggia, per vedere il culo alle ragazze, bisognava spostare il costume; adesso, per vedere il costume, bisogna spostare il culo. Questa assiomatica verità vale, oltre che sotto l’ombrellone, anche in palestra, dove il movimento, la sudorazione e soprattutto la vita bassa dei pantacollant creano un effetto combinato di smottamenti e attriti tessili per cui, più spesso che no, si vede, da sopra l’elastico del pantalone, che queste mutande a stringa di scarpa vengono inghiottite dall’incessante lavoro del gluteus maximus e del gluteus medius. E quando la TA è di taglia forte, il povero perizoma viene trinciato in una pressa di carne che lo trasforma da laccio per le scarpe in un filo di ragnatela, fino al suo dissolvimento totale. Ho visto culi estesi come province inghiottire e polverizzare lingerie di marca, fino a ridurle in pulviscolo fine come talco.

Una volta pronta, la TA fa il suo trionfale ingresso nell’area comune, ma raramente ci staziona per usare le macchine. Di solito usa il tapis roulant per fare un po’ di riscaldamento, a camminata veloce mentre taffola compulsivamente sul cellulare, oppure sale su quelle macchine che si chiamano “ellittiche”, due pedane per i piedi e due leve per le mani sulle quali fluttua come sull’acqua. La TA preferisce i corsi di gruppo dai nomi facili ed intuitivi: callanetics, spinning, indoor cycling, zumba fitness, reboundair, total body workout, step coreo, interval training, GAG Fartlek, body pump, fit boxe, functional training circuit, kettlebell, Piloga (sì, con la elle, sarebbe Pilates e Yoga). Più che una palestra, sembra una lezione di cockney. La concentrazione più alta di TA si registra ai corsi dove si sputa anima, fegato e polmoni in esercizi che intostano culo e tette. O dove c’è l’istruttore più figo. A volte le due situazioni coincidono e allora  in quei casi c’è la guerra della prima fila, la gara a piazzare il tappetino in pole position per godere della vista del giovanotto di turno che, ben conscio della sua condizione, si mostra in tutta la sua beltà con un certo qual compiacimento, e per tenersi buono il parterre, offre una parola di conforto per tutte, con diplomatico equilibrio, per non creare favoritismi, o peggio, ingenerare false speranze.

Alla fine dell’allenamento, la TA ritorna in spogliatoio per la doccia. La terza caratteristica della TA è l’abbronzatura: estate o inverno, caldo o freddo, la TA è sempre abbronzata, senza segni di slip o reggiseni, di un color biscotto ambrato senza quelle orride tracce bianche sulle spalle e sulla schiena. Si infila sotto la doccia e mentre si insapona, controlla con occhiate perfide le compagne di corso e meglio di uno scanner tridimensionale registra sulle altre cuscinetti adiposi, tette più o meno rifatte, più o meno cadenti, smagliature e cellulite, per poi effettuare un benchmark con se stessa. Da cui esce sempre vincente, savasandir (anche la cicciona).

La quarta caratteristica della TA è il tatuaggio, ormai presente su ogni corpo. Vanno alla grande i tatuaggi tribali stile guerriera maori (su caviglie e braccia, ma anche in zona coccigea), le iniziali (ai lati del collo) – popolare tra le TA con figli – e animali più o meno leggiadri, come le farfalle, che erano in auge ben prima che la Rodriguez esibisse la sua – sia la farfalla tatuata che l’altra – a Sanremo. La farfalla sulla spalla della TA di quaranta chili è verosimile, quella invece sulla cicciona sembra un’ala di deltaplano a grandezza naturale. Ma chissenefrega, la Topetta è sicura di sé (caratteristica numero uno) e se ne sbatte se la scambiano  per un hangar dell’aeroporto. I soggetti romantici (cuori, rose ecc.) sono in forte ribasso, il massimo del sentimentalismo da spogliatoio che ho visto è stato un cuore sanguinante trafitto da uno spadone tipo Excalibur. Come a dire, non c’è trippa per gatti (romantici).

La seduta di allenamento della TA di norma finisce al baretto del centro sportivo, sul bancone del quale sono esposti in bella vista tutti alimenti sani e virtuosi – centrifugati, insalatone, barrette energetiche – ma la TA, ormai con la coscienza alleggerita da un’ora di intensa attività aerobica, si butta a corpo morto su tramezzini spumeggianti di maionese, aperitivi alcolici, rustici e salatini grondanti grassi animali e trigliceridi in doppia fila.

Tanto poi, c’è sempre la lezione di functional total body workout che la rimette in pari con le calorie.

[Prossimo AdP: la Signora Rotondetta]

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2 risposte a Gli AdP (Abitatori delle Palestre) – la Topetta Aerobica (TA)

  1. rossodipersia ha detto:

    Grandiosa!!!!!!

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  2. centurio ha detto:

    Sempre un’ottima osservatrice, nonchè un’attenta cronista. L’ambiente delle palestre è un ambiente pressochè FALSO. Preferisco sudare veramente all’aria aperta su due pedali o su due scarpe, solo con me stesso, godendomi la natura.

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