Gli AdP (Abitatori delle Palestre) – L’Armadio

Da qualche tempo, ho rimesso piede nella sala pesi del centro sportivo che frequento, locale che sarebbe più corretto definire “sala macchine” se ciò non ingenerasse equivoci navali. Le macchine presenti sono quegli attrezzi infernali, ideati da psicopatici frustrati, sui quali il malcapitato si accomoda per stimolare gruppi muscolari che di norma non sa nemmeno di possedere. Di per sé, questi macchinari erano stati inventati per completare la preparazione atletica per altri sport per cui le macchine erano utilizzate in funzione di qualcos’altro. Ma con il dilagare del body building o culturismo che a dir si voglia, c’è stata una sorta di deriva muscolare, e queste sale sono diventate un ricettacolo di personaggi molto pittoreschi, per lo più di sesso maschile, che nel film Mrs Doubtfire vengono definiti gli “Abitatori delle Palestre”.

Ai fini antropologici, uno dei più interessanti AdP è l’Armadio. Egli, con varianti minime da una zona geografica all’altra, presenta tratti comuni ad ogni latitudine. Per lo più maschio, generazione TQ, scolarizzazione medio-bassa, si riconosce subito quando entra nella sala pesi non tanto per l’altezza quanto per la larghezza, in quanto è l’unico che passa per le porte mettendosi di fianco. Veste in modo approssimato (non è una fashion victim della griffe) con magliette slabbrate e stinte, pantaloni della tuta consumatissimi e a volte anche bucati in stile Rocky Balboa quando frollava i quarti di manzo del cognato a suon di uppercut e jab. Questa scelta apparentemente sciatta dell’abbigliamento serve in realtà a mettere in mostra i muscoli torniti in ore e ore di pratica culturistica. Di norma l’Armadio staziona nella zona bilancieri, perché, quando arrivi tu, le macchine le ha già usate tutte (te ne accorgi perché i pesi caricati sono superiori ai 70 kg) e come un totem si piazza in mezzo alla sala e rompe i coglioni a tutti. A gambe divaricate solleva manubri che pesano cadauno quanto un bambino obeso di 12 anni, lo sforzo spesso è accompagnato da un gemito soffocato e subito dopo dal clangore del manubrio che cade in terra come un masso. (Consiglio spassionato: state alla larga dall’Armadio mentre esegue questi esercizi, potreste rimetterci un piede o altro). Non interagisce con nessuno, il primo dei due neuroni che gli girano per la scatola cranica è impegnato nell’attività di sollevamento; però porta con sé il cellulare tramite il quale, grazie al secondo neurone di back-up, legge gli aggiornamenti degli amici su FB o tramite Whatsapp. Legge ma non scrive, perché un dito dell’Armadio è largo come un salsicciotto paraspifferi per cui se prova a chiedere, via tastiera, a qualcuno cosa stia facendo, il risultato è “xcviodsa sdytraiu fgacxbnfo” e il destinatario lo manda a fanculo all’istante. Con la scusa del “recupero”, l’armadio si aggira per la sala con passo lento ma sicuro e passa insistentemente davanti al ragazzetto adolescente che frequenta la palestra da appena un mese, con la speranza di sviluppare un fisico tonico e armonioso mentre gli ormoni in rivolta  si shakerano nel suo corpo come sabbia nelle maracas.

Purtroppo l’analisi comportamentale dell’Armadio si ferma in sala. E non c’è molto altro da dire, il soggetto non predispone ad altre osservazioni. Per ovvi motivi non posso andare in spogliatoio, quindi non posso che immaginare l’Armadio che, con gesto studiato e misurato, si sfila la maglietta per permettere la migliore visuale, sempre a beneficio dell’adolescente brufoloso, di pettorali, dorsali, trapezi, tartarughe e bicipiti come se fossero disegnati da Leonardo; posso solo visualizzare nella mente la lenta sfilatura di pantaloni per scoperchiare chiappe granitiche, quadricipiti come tronchi d’ulivo, poplitei e gemelli gonfi come palloncini. Ma poi, sotto la doccia, l’adolescente acneico ha la sua piccola rivalsa. Nei pressi dell’incrocio magico, l’Armadio ha un pipino piiiccolo piiiccolo, ma attenzione! è una mera illusione ottica, perché se tutto il resto del corpo è gonfio (no, non è per merito degli steroidi anabolizzanti che lo pompano come un tacchino ma gli atrofizzano le gonadi maschili, no! Nessuno le usa, queste robacce…) va da sé che il pistolino sembra più piccolo di quello che in effetti è. Una macchina per allenare il pistolino – a riposo – la TechnoGym non l’ha ancora inventata. Per contro, il fanciullo pustoloso col fisico in fieri, sempre per effetto dell’illusione ottica, che lavora in suo favore, si ritrova tra le gambe un attrezzo che sembra quello di Rocco Siffredi.

L’imberbe giovinetto esce dallo spogliatoio con un sorriso a trentadue denti stampato in faccia, fermamente convinto a cambiare sport, magari indirizzandosi verso attività in cui i muscoli servono sì, ma serve anche un po’ di cervello.

[Prossimo AdP: la Topetta Aerobica]

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6 risposte a Gli AdP (Abitatori delle Palestre) – L’Armadio

  1. Motals ha detto:

    Ed, immancabilmente, un mezzo litro di latte in una borraccia di plastica (che dona al contenuto un sapore indefinibile) con quattro cucchiaiate di proteine al cioccolato, che colorano in maniera sospetta il liquido, e che richiede venticinque minuti di tempo per essere preparato sheckerando come un barista affetto da tremarella.
    😀

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    • lonza65 ha detto:

      certo, concordo in pieno! e che dire degli albumi d’uovo bevuti con voluttà, facendone cadere una bava al lato della bocca, sempre in emulazione a Rocky Balboa versione sfigata?
      Grazie per la lettura e per i tuoi commenti, Motals!

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  2. rossodipersia ha detto:

    capello corto quasi a spazzola e anche ossigenati (fatti in casa) del colore dell’ananas andato a male, abbronzatura perenne e pelo ispido in ricrescita: è lui!! Ah, anche denti accavallati. e poi quando lo incontri per strada vestito è anche peggio, sembra un comodino con la carta da parati 🙂
    Bel pezzo!!

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  3. Oggi sono stato in palestra e l’ho visto. Ma proprio uguale: maglietta consumata, non una parola, cellulare di fianco…

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