Dalla tavola imbandita alla tavola da snow (e ritorno)

1 gennaio 2013 – Dalle abbondanti libagioni di ieri sera alla colazione di questa mattina quasi non c’è stata soluzione di continuità. Nonostante il fermo proposito di andare a dormire subito dopo la mezzanotte, tra un fatto e un altro, prima dell’una e mezza non sono riuscita ad andare in busta e stamattina la sveglia ha suonato la carica del 7° cavalleggeri alle 6.30. Cinque ore di sonno, che per la sottoscritta, dormigliona certificata ISO 9000, equivalgono alla sottrazione di cinque litri di sangue. Ma per la polvere bianca (non quella polvere, mi riferisco agli innocui cristalli di ghiaccio) questo ed altro. Alle 9.30 io e il prode G. eravamo già coi piedi sulla neve, nella località sciistica più vicina alla costa (45 min). Come da facile previsione, il profanum vulgus, sfibrato da trenini pereppeppepè, cotillons, spumanti e cotechini, dorme sonni tranquilli mentre noi ci avventuriamo sui bianchi pendii. L’impiegata allo sportello dell’impianto, gradevole come una colica renale, ci informa che lo skipass dà accesso solo a tre piste, mentre per l’altro impianto ne occorre un altro.  Due (diconsi due) impianti, a 30 metri l’uno dall’altro, gestiti da due società diverse. Roba da matti. Col Dolomiti Superski puoi accedere a 450 (quattrocentocinquanta) impianti con UN solo skipass. Non mi cruccio più di tanto (da anni è così) perché la mia attenzione è tutta rivolta alla tavola da snow, questo meraviglioso attrezzo sportivo inventato dagli ammeregani. I quali, da popolo pragmatico e poco incline alle complicazioni, lo ha reso sport intuitivo e sicuramente più semplice dello sci, attività estremamente tecnica e complicata. Alla fine lo snowboard è una tavola con gli attacchi, semplice. Gli americani hanno declinato l’attrezzo base in mille modi diversi: si sono appropriati della tavola dei polinesiani per cavalcare le onde e ne hanno fatto il simbolo della dolce vita della west coast. Poi ci hanno messo le ruote ed è diventato skateboard, poi ci hanno piantato sopra una vela ed è diventato windsurf, poi hanno tolto la vela a ci hanno attaccato un paracadute ed è diventato kitesurf e infine gli hanno alzato le estremità, messo su un paio di attacchi ed è diventato snowboard. Fantastico.

L’addetto all’impianto di risalita, in uno stato di coma vigile (anche lui, mi ha confessato, ha bagordato a lungo) mi saluta e si pregusta la mattinata di capitomboli cui assisterà di lì a poco. Il campo scuola è deserto per cui ho agio di cadere e di rovinare sulla neve senza pericolo di investire nessuno. Tuttavia il divertimento è parecchio, perché niente è più piacevole di ritornare bambini, a rotolare sulla neve e a scivolare su un attrezzo, che, alla fine, è abbastanza semplice da governare. Se non altro, si va ad intuito. Il piccolo sforzo di alzarsi, prepararsi e andare in montagna viene abbondantemente ripagato dalla gioia di stare all’aria aperta in una giornata di sole gradevole e limpida, in solitudine pressoché totale. E fa niente se poi, a sera, c’è qualche livido sugli stinchi e i polsi sono un po’ acciaccati. Come si dice da queste parti, “dove c’è gusto, non c’è perdenza”.

Verso mezzogiorno, il popolo dei cotillons (potrei fare un facile calembour ma mi astengo) si risveglia e comincia ad affollare le piste e i pendii da cui scendono come proiettili a bordo di slittini e altri mezzi di fortuna. Per noi è già ora di rientrare alla base, dove ci aspettano lenticchie, cotechino e prosecco (niente trenini e cotillons, ma anche noi siamo profanum vulgus). Dalla tavola imbandita alla tavola da snow e ritorno, il tutto in meno di ventiquattro ore.

Buon Anno a tutti!

il buon giorno si vede dal (tappeto) mattino

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2 risposte a Dalla tavola imbandita alla tavola da snow (e ritorno)

  1. rossodipersia ha detto:

    E che ti devo dire?? Io ho fatto lo snow sul timballo della mamma con le bollicine della sera prima che ruzzolavano ripetutamente sulla mozzarella: esperienza devastante! 😦

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  2. centurio ha detto:

    Sempre essenziale ed incisiva!
    Buon Anno anche a te cara Lonza.
    Centurio

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