Bye bye Faccialibro

Il primo post è dedicato al social network che ho deciso di lasciare dopo tre anni di presenza abbastanza continuativa.  La sbornia iniziale da rete sociale è una specie di smania ecumenica volta a recuperare persone appartenenti al passato remoto – mea culpa mea culpa mea grandissima culpa – e più riviste o sentite (se non le ho più viste né sentite, un motivo ci sarà) con cui, dopo i convenevoli, non ho niente da dire se non rinvangare il nome della maestra di catechismo o la figura di merda che ho fatto trent’anni prima e che la persona recuperata, con perfidia, ricorda benissimo mentre io l’avevo opportunamente estirpata dalla memoria come un occhio di pernice dal mignolo del piede. Passata questa prima fase, FB comincia a prendere una piega morbosa. Una volta entrata nel vortice feisbuchiano, la gente si sente in diritto di coinvolgermi in attività faccende eventi iniziative mozioni dire fare baciare lettera e testamento di cui non me ne può fregare di meno (70%), a cui non posso partecipare perché si svolgono ad almeno 600 km da casa mia (15%), di cui non condivido lo scopo sociale (10%) e per le quali nutro un odio viscerale (5%). Nella vita reale, nessuno verrebbe da me, in carne ed ossa, per invitarmi ad un corso di bricolage per confezionare graziosi quanto inutili addobbi natalizi con cascami di feltro e pigne secche, perché sa che rischierebbe la vita. Invece, codardamente, lo fa su FB, pur sapendo che non parteciperei nemmeno con una pistola puntata alla tempia. Se sei mio amico/a, lo sai che queste cose mi fanno cagare: perché mi inviti? Per pura cattiveria d’animo, mi viene da pensare. Quando il cittadino diventa cibernauta, protetto da uno schermo e da una tastiera, si trasforma in un mostro sadico senza memoria e senza rispetto per il prossimo.

Altro fatto. Mi considero  – probabilmente a torto – dotata di un senso civico sufficiente per indignarmi quando sento o leggo di nefandezze perpetrate a danni di vari soggetti della scena pubblica interna e mondiale. Altresì mi ritengo – sicuramente a ragione – una persona molto, molto limitata, la cui capacità di indignazione è circoscritta. Se ciò non fosse, se cioè dovessi prendere a cuore qualsiasi problema che gli utenti di FB mi spiattellano in bacheca, a quest’ora sarei in una bella stanza immacolata dalle pareti imbottite, con addosso una camicia dalle maniche insolitamente lunghe a dare capernate ortogonali come un’ariete imbizzarrita (quale sono, almeno zodiacalmente parlando). Uscendo dal social network, rivendico il diritto di indignarmi in maniera autonoma, senza suggerimenti di terze parti. Trovo offensivo, umiliante e avvilente che chiunque passi dal mio profilo, mi intasi la bacheca con appelli e questioni di cui sono più o meno a conoscenza, dato che non vivo sul monte Corno in totale isolamento, i giornali li leggo, la radio la ascolto (molto) e la tv la vedo (poco). La nostra è l’era dell’ineluttabilità dell’informazione per cui è impossibile non sapere, almeno per sentito dire, quello che succede non solo in città, ma anche in Mongolia citeriore, a Venegazzù di Volpago del Montello e financo in Papua Nuova Guinea. Vorrei riavere la discrezionalità di decidere cosa approfondire e cosa lasciar cadere nel pozzo senza fondo delle notizie per le quali non si può fare più di tanto. Piovono in bacheca i problemi dei padri single, il macramè, l’infibulazione, le buche di via Verrotti, i problemi di omo-logazione di Tiziano Ferro, i figli adottati, il buco dell’ozono, i cagnetti abbandonati, la fillossera, gli amori delle mezze seghe dei reality, l’uranio impoverito, l’uranio arricchito, l’uranio benestante, l’uranio indigente, l’anarcofemminismo, lo spread, lo spritz, lo spray, il prezzo del gas per autotrazione, la lotta al punteruolo rosso, le sofisticazioni alimentari, le scorie radioattive, i fascisti dell’Illinois, le famiglie allargate, le famiglie ristrette, i tornei di scacchi dei figli, la pizzica salentina, il grado di troiezza o di infermità di Sara Tommasi (di cui non conoscevo l’esistenza finché qualcuno non mi ha resa edotta sulla tizia, adesso dormo tranquilla), le presentazioni di libri illeggibili, i reading di sedicenti scrittori con sedicenti cantanti e sedicenti pittori, i workshop di briscola chiamata, e avanti elencando.

Non bastasse quanto sopra esposto, a fiaccare la mia scarsa pazienza ci sono anche gli inviti per giocare a Staminchiaville, i commenti a cazzo, i presenzialisti della rete, i guardoni della rete, quelli che si credono intelligenti perché postano pillole di filosofia spicciola spesso copiate da altri profili, quelli che si credono fregnettoni, quelli che ti “taggano” (parola orrenda) in venticinque foto della propria faccia in primissimo piano e dicono di essere stati in venticinque posti diversi (da cosa lo evinco? ma soprattutto, che cazzo me ne frega?), quelli che non capiscono che stai scherzando (anche se dopo il commento metti la faccina che ride), quelli che pensano che tu stia scherzando e invece parli seriamente (niente faccine sorridenti, niente punti esclamativi), gli orfani del Dardano-Trifone che scrivono “hai tempi di Berlusconi, succedeva questo e quello ” (succedesse quello che succedesse, l’ortografia e la grammatica erano già andate a puttane ben prima del caro leader), quelli che ti raccontano la loro vita in diretta (“ho appena cagato” – “ho mangiato mezzo chilo di gelato, mi farà male?” – “ho appena bruciato il manico della padella, cosa vorrà dire?” – che sei un/una minus habens, con buona approssimazione), quelli che attivano la localizzazione per farti sapere che in quel momento sono in un posto figo (e nello stesso istante i ladri gli stanno svaligiando l’appartamento), quelli che mettono post chilometrici che nessuno leggerà mai, quelli che mettono post così ermetici che poi anche loro si dimenticano a cosa si riferiscono, quelli che polemizzano con tutto e tutti (e per polemizzare per iscritto ci vuole un fisico bestiale e un sacco, un sacco, un sacco di tempo libero). Non ultimi quelli che ti pregano (sì sì, ti “pregano”) di mettere “questo post sulla tua bacheca per un’ora, se hai un cuore” (ricatto morale di infimo livello) e giù con la corte dei miracoli di bambini down,  malati di cancro, vittime di violenze domestiche, depressi, dislessici, autisti, stitici, celiaci, portatori sani di rutilismo, vittime innocenti di ragadi anali croniche … ma che gli cambia al mongoloide, il mio post di un’ora, gli si raddrizza il cromosoma ventuno? e chi ha il cancro ha, purtroppo, altri e ben più amari cazzi da affrontare che stare a vedere la mia bacheca. E gli autisti? gli unici che conosco sono quelli dell’autobus. Che manco mi stanno simpatici, visto che con una mano reggono il cellulare e con l’altra si scaccolano (e quindi ti viene da pensare con quale strumento prensile manovrino il volante). Ad un certo punto ho detto basta. Basta con tutta questa monnezza. La classica obiezione a tutto ciò è: ma se non vuoi sentire/leggere/sapere quello che fa tizio, caio o sempronio, basta che lo “nascondi”. Ma io, nella vita reale, “nascondo” la gente che mi trincia i maroni? No, faccio di più: evito di frequentarli e di loro non voglio sapere niente, nemmeno che esistono.

Quello che di buono e di positivo mi poteva dare Facebook, ormai è stato acquisito e me lo conservo caro. Da quando Face Book è diventato Faeces Book, ho capito che è ora di cambiare. E’ vero, grazie a FB ho recuperato amicizie antiche che avevo perso di vista (quelle con cui ho ancora molto da dire, oltre che a rivivere epiche figure di emme ma ridendoci su), ho apprezzato la condivisione di tanti momenti intensi, ma sono anche venuta a contatto con tanto strame e gente psicologicamente instabile, mitomani, primedonne da strapazzo e opportunisti professionisti. Proprio come nella vita reale. Per cui di vita di merda me ne basta una, non mi serve il doppione virtuale. Mettendo su un piatto della bilancia quello che c’è di buono di FB e sull’altro quello che mi irrita e mi fa perdere tempo, la bilancia si abbassa velocemente verso quest’ultimo piatto. Per cui ho riflettuto a lungo – quei due minuti e mezzo –  ho pensato che FB non è l’unico modo di essere in contatto con la gente. La rete offre altre possibilità, basta solo saperle sfruttare.

Come questa. Tacabanda, oggi si inizia.

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2 risposte a Bye bye Faccialibro

  1. rossodipersia ha detto:

    Certo all’inizio non ero d’accordo ma devo ammettere che le tue sono ottime argomentazioni. Per fortuna ho “la fortuna” di poterti seguire ancora.
    Buon viaggio per questa nuova avventura 🙂 ❤

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    • lonza65 ha detto:

      Grazie! Spero che ogni tanto inciamperai nei mie pensieri semiseri.
      Alcuni mi hanno fatto notare che FB è uno strumento, di per sé neutro ed è l’uso che se ne fa che lo rende buono o deleterio. Ben detto, nulla da eccepire. Ma se la maggior parte della gente ne abusa, allora lo strumento usato bene – da pochi – diventa un mostro in mano a tanti, che non hanno idea del danno che possono arrecare. Non voglio correre il rischio che il mostro mi divori.

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