Cronache dal fronte della lotta per l’indipendenSa padana – 1

Questo pezzo è presente sul sito http://www.thetop.it e l’ho voluto riproporre qui perché indicativo di una certa mentalità, ed è opera di fantasia.

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[Quasi tutti i personaggi di questa storia, al pari di molti nostri conterranei, si esprimono solo in dialetto. Non riuscirebbero a superare il test di conoscenza della lingua italiana al quale molti sindaci veneti vorrebbero sottoporre gli immigrati per dargli la residenza (per non parlare del test di conoscenza della Costituzione, ma questa è un’altra storia). Così, per consentire la lettura anche ai non veneti, ho attivato un servizio di traduzione.]

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Accanto alla scuola elementare ‘Eroi del campanile di S. Marco’ c’è la scuola media del paese, fino a domenica scorsa intitolata a Guido Guinizzelli. Nessuno di noi sa bene chi fosse, un poeta pare. Di sicuro non è del paese perché nessuno ricorda di averlo mai visto, nemmeno i più anziani. Comunque, non ci badavamo più di tanto fino al giorno in cui l’Assessore alla Cultura – l’unico in giunta che conosce un po’ di italiano – ha trovato nei baci perugina il seguente verso:

“Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura”
(G.Guinizzelli)

Ci ha messo un istante a mettere a fuoco il problema:
‘’Naltro recion!’.
[trad.: ‘Questo signore deve essere gay!’]

La sera stessa l’OdG della riunione di giunta riportava aggiunto a mano il punto ‘Intitolazione della locale Scuola Media – Provvedimenti urgenti’. L’Assessore alla Cultura ha sinteticamente illustrato ai colleghi la questione:
‘I comunisti hanno intitolato la Scuola Media a un pervertito. E i nostri figli vanno in quella scuola. Urge cambiare nome. Contrari? Astenuti?’.
Approvato all’unanimità.
‘Propongo di intitolare la scuola all’eroe della lotta per l’indipendenza scozzese del quale in questo momento non ricordo il nome ma hanno fatto anche un film con quel attore famoso di Hollywood’.
Il tempo di spiegare all’Assessore all’Urbanistica dove è la Scozia e la delibera viene approvata. Ampio mandato all’Assessore di provvedere ai dettagli inclusa l’organizzazione della cerimonia di inaugurazione. In tutto neanche cinque minuti, noi siamo fatti così: se c’è un problema da risolvere non si sta lì a perdere tempo con le chiacchiere.

Il pomeriggio del venerdi precedente alla cerimonia l’Assessore passa a controllare che tutto sia a posto. Nel giardino davanti alla scuola sono ben disposte panche e tavoli. File di bottiglie di whisky torbato arrivato direttamente dalla Scozia per il gemellaggio alcolico con la grappa del contadino. Per la domenica è previsto anche l’arrivo di un gruppo folkloristico scozzese con le cornamuse e i gonnellini. Ecco, questa cosa dei gonnellini sulle prime aveva suscitato qualche perplessità. Ma quando ci hanno spiegato che sotto il gonnellino battono virili cuori scozzesi, per così dire, tutto si è risolto. Sopra l’ingresso c’è la nuova insegna della scuola coperta da un telo che cade non appena l’Assessore tocca il filo che la trattiene. Bellissima! Una scritta fiammante in caratteri verdi su campo bianco:

Scuola media “Uollas”

e sotto, più in piccolo, Eroe dell’indipendensa dal giogo romano.
Questa del giogo romano era stata una sua idea della quale era molto orgoglioso: chi vuoi che capisca se scrivi ‘eroe dell’indipendensa dal giogo inglese’? In queste cose bisogna guardare alla sostanza senza curarsi dei dettagli tecnici.

Soddisfatissimo l’Assessore sta per andarsene quando vede in un angolo del giardino un gruppo di ragazzini che sghignazzano indicando la scritta. Si avvicina per chiedere spiegazioni e il più intraprendente del gruppo gli fa:
‘Asesore, zeo semo? El varda che se scrive vallace col vi-dopio, el ze inglese!’.
[trad.: ‘Signor Assessore, le facciamo rispettosamente osservare che trattandosi di persona britannica la grafia corretta del nome è wallace con il v doppio’]
Lui li guarda perplesso: è sicuro di quello che ha fatto, per non sbagliare si è guardato e riguardato il film in dvd e il protagonista si chiama Uollas, poche storie. Comunque, senza fare un plissè, l’Assessore sfodera il telefonino e chiama la professoressa di inglese. Che conferma:
‘Hanno ragione i ragazzi, Assessore. Le faccio lo spelling: W-A-L-L-A-C-E’.
Tolta questa cosa dello spelling che rimane misteriosa, tutto il resto è chiaro. Bel guaio.

La sera stessa in giunta l’Assessore spiega l’accaduto e chiede l’autorizzazione ad intervenire urgentemente per modificare la scritta: mancano due giorni all’inaugurazione. Neanche il tempo di finire che l’Assessore ai Lavori Pubblici, più uomo d’azione che di penna, salta su:
‘Vallace col vi-dopio un casso! I veneti gà bisogno de ragionamenti semplici, no i gà tempo da perdare. Se se dise Uollas gà da esserghe scrito Uollas!’.
[trad.: ‘Questa idea non mi piace, accipicchia! I nostri concittadini non possono perdere tempo con questioni prive di importanza, la parola deve essere scritta come si legge!’]
L’Assessore alla Cultura, pur comprendendo il punto di vista del suo collega, gli fa presente che scrivendolo così si farebbe brutta figura con gli illustri ospiti che frequentemente invitano in paese. Per dire, l’anno prima era venuto alla loro festa Georg Haider, cosa gli rispondi se ti chiede chi è Uollas? Molti dei presenti fanno ampi cenni di consenso. L’Assessore ai Lavori Pubblici, capito che gira male, cala l’asso:
‘Se ciava anca Aider, l’insegna ze za fata, no podemo miga butare via i schei!’.
[trad.:’Mi spiace per il Governatore Haider, ma le ristrettezze di bilancio in cui versiamo ci obbligano a considerare con attenzione se sia il caso di spendere ulteriori soldi per quella scritta’]
Anche questo è un argomento che riscuote consenso, ma alla fine vincono di un voto i favorevoli alla modifica.

L’Assessore alla cultura provvede immediatamente a contattare l’operaio comunale per impartirgli le disposizioni. Gli spiega la situazione e concorda l’intervento:
‘Me racomando Gino, ea profesoresa de inglese ga dito de stare ‘tenti col spelling’.
[trad.: ‘Mi raccomando signor Gino, la professoressa di inglese ha detto di fare molta attenzione allo spelling’]
‘I spei cossa, asesore? No ierimo drio parlare de scrite?’.
[trad.: ‘ Quali spiedini, signor Assessore? Non si stava parlando di una scritta?’. NdT: è un gioco di parole non traducibile tra ‘spei’ e ‘spelling’]
‘Te si ‘na bestia Gino! go dito spelling! No so ben, ma gà da essare come che ze scrita ea parola.’
[trad.: ‘Faccia attenzione signor Gino, ho detto spelling! Non so bene cosa sia, ma si riferisce certamente alla grafia della parola]
‘Ah eco, desso gò capio. Nol se preoccupa asesore, go capio benissimo: vallace col vi-dopio. Vago subito’.
[trad.: ‘Allora non ci sono problemi, signor Assessore. Conosco perfettamente la grafia di quella parola: vallace con il v doppio. Mi affretto’]

Tutto è bene quel che finisce bene: bellissima festa domenica scorsa, balli, buon vino, belle donne, il discorso del Sindaco. L’unico intoppo c’è stato quando il nostro Onorevole, arrivato direttamente da Roma subito prima della cerimonia, ha alzato la mano:
‘Alt, fermi tutti! Ci sono studenti mussulmani in questa scuola?’.
‘Beh sì, onorevoe ghe ne ze do-tre. I ze fioi de murari e operai, bona zente mai roto e bae a nesun.’
[trad.: ‘Effettivamente, ce ne è qualcuno, Onorevole. Sono figli di muratori e operai, si tratta di persone per bene che non hanno mai arrecato disturbo ad alcuno’]
‘Non conta’, ha replicato con fermezza l’Onorevole, ‘Prima di procedere con l’inaugurazione è necessario deislamizzare l’edificio’.
Ci siamo guardati negli occhi incerti sul da farsi, nessuno di noi immaginava la gravità del problema. Ma fortunatamente lui sapeva bene come si fa, per niente è Onorevole. Si è fatto portare un paio di braciole e qualche salsiccia arrostite, le ha messe su una specie di turibolo e poi – noi dietro in silenziosa processione – ha girato per le aule diffondendo l’odore di grigliata mista e mormorando tra sé e sé ‘Viva el leon che magna l’african’. Mai vista prima una cosa del genere, alla fine molti di noi avevano le lacrime agli occhi per la commozione.

Risolto il problema, via con l’inaugurazione. Abbiamo anche rotto una bottiglia di clinton contro l’ingresso (è rimasto un po’ macchiato a dire il vero, ma insomma un’inaugurazione si fa così) e, finalmente, la madrina – una ragazza del paese arrivata terza alle finali provinciali di Miss Tetta Padana – ha tolto il telo e scoperto il nuovo nome della scuola:

Scuola Media “Vallace (col V doppio)”
Eroe dell’indipendensa dal giogo romano.

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5 risposte a Cronache dal fronte della lotta per l’indipendenSa padana – 1

  1. lillopercaso ha detto:

    Eh dai, cose che càpita. Ti pensa ch’el me bocia fa le medie Cesare Battisti !!
    Ma no el se ciamava ‘Lucio’?

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  2. Enrico R. ha detto:

    Grazie per la pubblicazione nel tuo blog. Nel caso a qualcuno interessi, qui ci sono un po’ di altre cronache: http://forum.thetop.it/viewtopic.php?t=1924
    Sono ferme ad un anno fa, ma da nov. dello scorso anno non me la sono più sentita: sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa. In futuro vedremo….

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    • lonza65 ha detto:

      Grazie a te per la segnalazione del sito, che andrò a visitare quanto prima. Le “cronache” mi erano arrivate tramite email dove però non si citava l’autore. Se mi dai i riferimenti, provvedo ad inserirli nella nota, com’è giusto.
      Saluti,
      L*

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      • Enrico R. ha detto:

        Non so che riferimenti ti servano per la nota, ma direi che il link alle ‘Cronache’ su OtT basta e avanza. Poi su OtT metterò il link a Verba Volant, così diamo un po’ da leggere anche ai miei compari sci-alpinisti.

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