Fuga dal Natale – 1

Oggi è iniziato ufficialmente il mio personalissimo mese di passione. Odio il Natale, odio tutto il corredo di ipocrisia al seguito, odio i centri commerciali che già a fine ottobre, dopo le zucche di Halloween, cominciano ad esporre panettoni e addobbi natalizi made in China, odio la frase “a Natale bisogna essere più buoni” (ma perché, invece, non puoi essere un po’ meno stronzo per tutto il resto dell’anno?) odio sprecare energie per pensare a regali che verranno messi in un cassetto, odio gli spot televisivi “anatalepuoifarequellochenonpuoifaremai”.

Stamattina è toccato al rito dell’albero di Natale. Come sempre, io faccio da “assistente all’addobbo”: il mio compito è scartocciare i vari ninnoli e porgerli all’addobbatore capo, che con precisione maniacale e un certo gusto estetico e simmetrico, li dispone diligentemente sui rami dell’abete. Quest’anno la colonna sonora non è stata la solita Schlittenfahrt di Mozart padre, che mi ha gloriosamente rotto gli zebedei, ma una ben più glamorous Malika Ayane, che con la sua splendida voce “di spezia rara e preziosa” mi allieta non poco questa giornata.

Per fortuna tutto si è concluso nell’arco dell’ascolto del CD di Malika, tutto sommato una pena circoscritta in uno spazio temporale limitato. Ma questo è solo un assaggio, le vere rotture di coglioni sono pronte ai blocchi di partenza.

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