Zucchero filato

14 agosto 2011 – Ogni volta che vedo Zucchero in tv, in qualche videoclip o in qualche ospitata televisiva, sento d’istinto la necessità di farmi una doccia. Lo so che è una cosa stupida, ma non ci posso fare nulla. I capelli lunghi sotto il cappellone a larga tesa, i vestiti un po’ masticati e l’aria trasandata mi producono una sensazione di prurito diffuso. Se questa è la sensazione in tv, figuriamoci, ho pensato, che può essere dal vivo. Ma dato che vado ai concerti per sentire, in primis, e in secundis per vedere, mi sono fatta forza e sono andata allo Stadio Adriatico per la data abruzzese del Chockabeck Tour, questa tournée dal titolo fintamente inglese (in realtà è puro dialetto reggiano, significa che il becco sbatte – “ciocca” – perchè in mezzo non c’è niente da mangiare, a ricordo della dura infanzia del piccolo Adelmo Fornaciari – ma secondo voi farebbe figo scrivere cioca bec tur?).

Il palco è stato montato di fronte alla curva nord e mostra la parte superiore di una valigia d’antan, con tanto di adesivi-ricordo delle località di “villeggiatura”. Ai lato del palco, due enormi specchi-specchi-delle-mie-brame ovali, dissimulano l’impianto di amplificazione. Sul biglietto c’è scritto l’orario di inizio: 21.31. Una barzelletta, la storia dell’orario. Una presa per il c***, a Pescara, città in cui gli orari sono semplici suggerimenti. E invece alle 21.31 in punto, lo spettacolo ha inizio. La valigiona si apre e mostra il contenuto, la band di Zucchero (rinforzata da trio d’archi e ottoni) con lui al centro, assiso in un trono rosso bordato d’oro, un po’ kitsch. Le scritte sul fondo del palco ci informano che la prima parte del concerto sarà dedicata all’ultimo cd Chocabeck e partono quindi Un soffio caldo, Il suono della domenica, Soldati nella mia città. Un po’ un “due novembre” come inizio. Più che Zucchero, Saccarina, mi viene da pensare. Per fortuna il trono se ne va, Zucchero smette l’aria da folksinger americano per vestire quella di sosia di Joe Cocker, sia nella voce che nelle movenze e partono E’ un peccato morir, Vedo nero e poi, via via tutto l’album Chocabeck. Il tutto con un “tiro” da paura e con grande goduria del pubblico – trasversalissimo, dall’adolescente al nonno – che si gode un’acustica perfetta e una precisissima calibrazione dei suoni. Mister Fornaciari non spende una parola che sia una (tanto c’è il fondale “parlante” che dice per lui) ma ci da dentro alla grande, con le canzoni “vecchie”, ad esempio Baila – Sexy Thing che solo uno con una classe come la sua può rendere cool – ve lo immaginate Gigi D’Alessio che canta “baila Morena sotto questa luna piena”? Roba da prenderlo per il fondelli per i prossimi dieci lustri – Il repertorio vecchio è stato saccheggiato ampiamente per nostra gioia – su tutte Così Celeste e Con le mani – e dopo due ore e un quarto filate il valigione si è richiuso, con tanto di chiave nelle serrature e ce ne siamo tornati a casa soddisfatti e felici. E senza bisogno di rifare la doccia.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in I reportage del Mostro Inviato, Music was my first love. Contrassegna il permalink.

Che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...