T.I.M. – Trappano In Movimento (6 febbraio 2012)

Giovedì 2 febbraio: mi reco alla stazione di Terme Euganee, per chiedere informazioni sul traffico ferroviario sulla direttrice adriatica. Il maltempo è già iniziato, i disagi pure: chi meglio dei diretti interessati (le ferrovie) possono dare notizie precise, aggiornate e circostanziate? Allo sportello, una specie di energumeno vestito e spettinato alla Marchionne mi risponde, in un dialetto cristallino appena appena sporcato di italiano: “No savemo gnente, do treni su tre xe scanceà, ea scolta queo che dise ea tivision, senò ea viaja a su ris-cio e pericolo”. Traduco per gli osco-umbro-sanniti: Gentile utente, purtroppo le informazioni in nostro possesso sono insufficienti a garantirLe con ragionevole certezza l’orario di partenza e di arrivo, per cui La invito a seguire i notiziari televisivi al fine di salvaguardare la Sua integrità fisica.

Dopo aver riflettuto a lungo su questo illuminante scambio di battute, ho preso l’iPhone, mi sono collegata al sito di Trenitalia dove era a disposizione di tutti un dettagliato piano della viabilità, completo di treni soppressi, in ritardo e in viaggio. Alla faccia del marchionne ferroviario. Morale della favola: spesso chi dovrebbe saperne più di te, o ne sa di meno o non te lo vuole dire, anche se sarebbe suo dovere.

Venerdì 3 febbraio, dopo una frenetica consultazione del sito di Trenitalia, si parte. La prima tratta, Terme Euganee-Bologna, va liscia come l’olio, tanto che arrivo a Bologna con soli 15’ di ritardo, cosa peraltro normale anche senza neve. L’atrio della stazione di Bologna Centrale richiama alla memoria una malabolgia dantesca: il tabellone degli arrivi/partenze assomiglia al teletext della borsa di Wall Street, tanto veloci appaiono e scompaiono i messaggi dei treni. L’unica colonna sempre visibile è quella dei ritardi, che non ha meno di tre cifre. Per fortuna il mio treno parte da Bologna e quindi è pronto al binario, pulito, caldo e anche poco affollato. Parte anche in orario, le topette sedute a fianco a me si complimentano l’una con l’altra per l’ottima scelta del treno, per la gestione dell’emergenza, per avere la situazione sotto controllo. Sinceramente, un lessico fuori luogo: mi sembravano due nipotine di Bertolaso. Da stagionata utente delle ferrovie, volevo dire alle topette che tutto può accadere, anche in condizioni normali, figuriamoci con mezzo metro di neve. E infatti, a Cesena il treno viene soppresso per guasto al locomotore e le topette, la sottoscritta e un centinaio di persone ci accalchiamo sul primo binario della stazione di Cesena, sotto una tormenta di neve, pronti per assaltare il treno in arrivo, che porta due ore e dieci di ritardo, ma per noi è una mano santa perché arriva in un momento assai propizio. Per regolamentare l’assalto al treno, non ho capito perché, ci sono i vigili urbani di Cesena ed è risaputo che quando ci sono i vigili, in ogni Comune d’Italia, l’entropia aumenta. Anche in questo caso, un normale, caotico, italianissimo assalto al treno si è trasformato in una scena da esodo biblico. Mi sistemo in un sedile libero nel vagone aperto in cui trovo fortunatamente posto e mi appronto ad un lungo viaggio. Non tanto per la strada da percorrere, ma perché bisogna sopportare lui.

Pensavo si fosse estinto, grazie all’avanzare inesorabile della frontiera della connettività sociale. Ormai pensavo che non ne esistesse più, adesso che anche il clochard davanti al supermercato ha lo smartphone di ultima generazione. Di tutte le persone che si trovano nel vagone, una buona metà ha il netbook e posta compulsivamente stati su Facebook, il resto cazzeggia su Twitter, WhatsApp e Viber, pochi nostalgici mandano antidiluviani SMS e uno solo, uno solo si ostina a parlare. È lui, il T.I.M., il Trappano In Movimento. Dopo vent’anni di telefonia cellulare, questo dinosauro non ha ancora capito che urlare al telefono non fa sì che la persona all’altro capo del telefono senta meglio, m piuttosto permette a un vasto uditorio di sfracassarsi i cabasisi rendendosi partecipe degli acquisti di televisori al plasma da 32 pollici (“No 40 pollici, è grande assai, a papà non va bene”), a vivere in prima persona l’asportazione della fistola anale del caro cugino Ciccillo ‘O Schiattamuorto oppure dell’imminente sfarzoso matrimonio di Ciro ‘O Zelluso. Il tutto condito da un discreto numero di dettagli assolutamente ininfluenti ai fini della narrazione. Per fortuna c’è il santissimo iPod che salva da situazioni così perniciose, un bel po’ di musica e via, cosìcchè sono arrivata con i nervi in condizioni accettabili a destinazione, dopo dieci ore e venti minuti di viaggio, contro le quattro e mezzo in condizioni standard.

A Pescara, venerdì sera nevicava a cielo aperto. Davanti alla stazione, SUV puzzolenti aspettano a motore acceso zoccoloni inviluppati in pellicce lunghe fino ai piedi odorose di naftalina (quando gli ricapita agli zoccoloni, di indossarla, in una città che ha 15 gradi di media d’inverno).

Mancano solo gli ispettori delle Agenzie delle Entrate e sembra di essere a Cortina. Ma sul mare.

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