John Coltrane e la frittata di cipolle

Pescara, 9 ottobre 2010 – Ieri pomeriggio ho partecipato ad una interessante e utile lezione-concerto su Vijay Iyer, tenuta dal bravissimo Stefano Zenni. A me la musica piace tutta, dal rock al pop, dalla classica all’etnica, perfino il liscio e l’heavy metal, guarda un po’. Il jazz, invece, che è la quintessenza della libertà musicale, dell’improvvisazione, dove il virtuoso di qualsiasi strumento può esprimere la sua tecnica e la sua passione, mi lascia tiepida. Credo perché è una musica che non capisco. Poiché, se parlo con il lavavetri polacco o col primario di chirurgia pediatrica, dall’elettrauto al direttore di banca tutti sono entusiasti estimatori del jazz, ho pensato che in me c’è qualcosa che non va. Oddio, quando mi sento in minoranza tra espertoni (o sedicenti tali) di jazz, mi vengono sempre in mente le parole attribuite a John Coltrane, “il jazz è come una scoreggia: diverte solo chi lo fa”. John Coltrane non è propriamente il Gigi D’Alessio del Birdland, quindi se veramente ha detto questa cosa, un fondo di verità ci sarà. Ma comunque. L’ascolto guidato di Zenni mi ha fatto analizzare brani che, se li avessi intercettati alla radio, avrei subito cambiato frequenza e piuttosto che ascoltarli, per la disperazione avrei preferito Radio Maria. Che mi siano piaciuti, poi, è un altro discorso, ma almeno li ho capiti. Tutto questo per dire che per apprezzare qualcosa bisogna conoscerla. Di tutti quelli che ieri stavano con me in sala, chissà quanti effettivamente conoscono la “grammatica” della musica jazz. Però tutti annuivano convinti e immersi nelle loro elucubrazioni filosofico-musicali, comprese squallide figure che incrocio sempre di striscio e che dall’alto del loro status di amici del conduttore, con aria sussiegosa e schifata fanno finta di non vedermi. Machissenefrega, ero lì per la musica.

Alla fine della lezione, ero contenta. Cazzarola, mi sono detta, un’asina somara come me è riuscita a seguire e capire qualcosa. Il merito è prevalentemente di Zenni, che spiega le cose con una facilità e chiarezza veramente esemplari. Avendo fatto un po’ tardi, una volta tornata a casa, per cena ho preparato un piatto veloce e appagante, una frittata. Ho voluto darle un tocco rustico e “paesano” aggiungendo le cipolle, l’ho accompagnata con una birra gelata direttamente dal frigo (l’uovo vuole sempre un alcolico, mai l’acqua). Mentre cenavamo, io e il Giusi, chiaccheravamo e guardavamo distrattamente la tv che trasmetteva la partita di calcio dell’Italia.

E’ stata una epifania in una folgorazione di un momento: altro che jazz, altro che cicli armonici, altro che “l’ostinato della mano destra che va in contrappunto al sassofono”. Ero seduta davanti alla tv con l’Italia che giocava, con “frittatona con le cipolle, familiare di Peroni gelata (e rutto libero)”. Non ci sono corsi di jazz che tengano, il substrato culturale è quello, e non c’è via di scampo. Fantozzi forever. And proud of it.

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